Herbie Hancock
Herbie Hancock, foto per la stampa (2014)

Herbie Hancock su Miles Davis e IA, passando per YouTube. L’intervista per la BBC

L'icona del jazz racconta il suo rapporto con la tecnologia, l'importanza delle donne nel pubblico e perché il pianoforte lo fa ancora piangere

L’intervista attacca con una frase ad effetto: Herbie Hancock, leggenda del jazz, non produce un album da 15 anni per colpa di YouTube. “Passo ore sulla piattaforma, tra software per scrivere musica, tecnologia e salute”, racconta ridendo. Ed ecco spiegato perché da quindici anni non pubblica un nuovo lavoro.

A 84 anni, l’instancabile pianista non ha mai avuto paura di abbracciare la tecnologia, anche se oggi confessa di essere più vittima che padrone. Intervistato dalla BBC, dalla sua casa a West Hollywood, Hancock ripercorre una carriera che attraversa generazioni e rivoluzioni sonore: dagli esordi nei primi anni Sessanta con Donald Byrd e Blue Note Records, alle pietre miliari come Watermelon Man e Cantaloupe Island, fino all’innovazione funk elettronica di Head Hunters. Negli anni Ottanta, con Rockit, sposò il turntablism e i robot danzanti, vincendo cinque premi agli MTV Awards. Anche la cultura pop è intrisa della sua musica: Madonna, Janet Jackson e persino i Deee-Lite devono a lui le loro basi ritmiche più iconiche.

Nel 2008 batté Amy Winehouse e Kanye West ai Grammy con River: The Joni Letters, primo album jazz a vincere l’Album of the Year dal 1965. Oggi Hancock è tra i premiati del Polar Music Prize, il “Nobel della musica”, al fianco di leggende come McCartney, Dylan e Quincy Jones. “È una lista incredibile di artisti che ho sempre ammirato”, commenta, felice che anche il suo amico Wayne Shorter sia stato insignito del riconoscimento nel 2017.

“Miles Davis mi intimidiva”

Tra il 1964 e il 1968 Hancock fu membro del leggendario Second Great Quintet di Miles Davis. “Suonare con Miles era intimidatorio. Lo ammiravo così tanto che volevo essere sempre al massimo. Era paura, ma anche eccitazione. E quando tutto era in sintonia, la vita aveva senso”· Ma Davis era imprevedibile: su YouTube spopola un video del 1964 in cui il trombettista lo fulmina con lo sguardo durante un concerto a Milano. “Miles si arrabbiava spesso e non sempre capivo il perché. Ma anche da quei momenti imparavo.”

Davis gli diede un consiglio che ancora oggi guida le sue scelte artistiche: “Se vedi solo uomini nel pubblico, significa che la tua musica è morta”. Hancock continua a seguirlo con attenzione, consapevole che il coinvolgimento di un pubblico variegato è essenziale per mantenere viva la musica jazz.

Il pianoforte e le lacrime

Dopo quasi ottant’anni al pianoforte, Hancock ancora si commuove suonando. “Se risolvo un problema musicale che sembrava impossibile, a volte mi scendono le lacrime. Capire come far funzionare qualcosa che sulla carta non dovrebbe funzionare è una sensazione indescrivibile”.

Lui, che studiò ingegneria elettronica prima di diventare una leggenda del jazz, non teme l’intelligenza artificiale.“L’IA ci aiuterà a essere più etici, a supportarci l’un l’altro invece di distruggerci. Io, quando uso Siri o ChatGPT, dico sempre ‘grazie’. E loro mi rispondono.”

Esercizi al piano? “Odio esercitarmi – ride – Ma a volte mi impongo di farlo. Oggi però no. Probabilmente non lo farò nemmeno domani.” Poi scoppia a ridere e torna su YouTube.

Tracklist

Ti potrebbe interessare