Un recente studio della Cambridge University pubblicato su PLOS ONE ha evidenziato interessanti legami tra preferenze musicali e personalità. In particolare, partendo dall’idea di comprendere le basi cognitive sulle quali decidiamo se ci piaccia o meno una canzone, i ricercatori hanno dimostrato che l’ascolto di R&B, soft rock e in generale di generi e stili “non impegnativi” come country e folk è correlato a personalità definite dai ricercatori come “empatiche”, mentre l’ascolto di musica punk, heavy metal e avant- è prediletto da personalità definite “sistemiche” o analitiche.
Per determinarne la tipologia di riferimento, ai 4.000 partecipanti dello studio sono state fatte varie domande e, per quanto riguarda quelle a contenuto musicale, è stato loro somministrato l’ascolto di una cinquantina di frammenti musicali provenienti da 26 differenti tipologie di musica. La ricerca ha dimostrato che la preferenza per i brani Hallelujah di Jeff Buckley e Come Away With Me di Norah Jones aveva forti correlazioni con la categoria degli “empatici”, e coloro che totalizzavano i punteggi più alti da questo lato dello spettro cognitivo optavano per scelte musicali che prevedevano anche emozioni negative espresse attraverso testi emotivamente complessi.
Al contrario, i “sistemici” hanno espresso preferenze per una musica “intensa”, disdegnando i sopracitati stili “non impegnativi” e mostrando di preferire brani come Enter Sandman dei Metallica, traccia che peraltro ha totalizzato il punteggio migliore all’interno della sua categoria. David Greenberg, che ha condotto il team, crede che sulla base del livello di empatia di una persona si possano dedurre i suoi gusti musicali, e che questi ultimi possano rappresentare uno strumento migliore di altri per comprendere il modo di pensare di una persona.
I fini pratici della ricerca potrebbero trovare applicazionee nell’industria musicale, dicono i ricercatori, in particolare nei servizi di streaming, e migliorare così gli algoritmi che stanno alla base delle playlist consigliate. «Attualmente si spendono un sacco di soldi negli algoritmi che scelgono quale musica vorresti sentire su Spotify o Apple Music. Conoscendo il modo di pensare di una persona queste piattaforme potrebbero essere in grado di sintonizzarsi in modo migliore con i loro utenti e dar loro consigli di conseguenza».
