Pur nella sua aderenza ai tempi odierni, potremmo dire che la questione è vecchia come il cucco: quanto poco le piattaforme streaming, Spotify in testa, pagano il lavoro degli autori delle canzoni. Una faccenda di cui, in questi ultimi anni, si è letto e scritto di tutto e che adesso si arricchisce di un nuovo capitolo.
Secondo quanto riporta Music Business Worldwide, Spotify e Amazon avrebbero infatti presentato un ricorso contro un’ordinanza emessa dal Copyright Royalty Board, organo giurisdizionale statunitense che regola il diritto d’autore, che impone alle piattaforme streaming di aumentare i pagamenti relativi alle royalties portandoli al 44%. La notizia non ha lasciato indifferenti gli stessi autori, ma anche produttori e manager dell’industria discografica, alcuni dei quali hanno stigmatizzato il comportamento delle stesse piattaforme, elogiando invece quello della loro concorrente Apple Music, che al contrario ha deciso di non opporsi all’ordinanza del CRB.
Uno dei primi ad esprimersi sulla vicenda è stato Irving Azoff, manager di diverse star del pop e rock internazionale, che ha twittato: «Apple capisce di fare il bene degli artisti. È evidente che Google, Pandora, Spotify e Amazon non lo fanno». Dura anche la reazione di Justin Tranter, autore di hit portate al successo da – tra gli altri – Ariana Grande, Justin Bieber, 5 Seconds of Summer e Gwen Stefani: «Senza le canzoni queste compagnie non avrebbero nulla da vendere. È vergognoso. Per la prima volta in 110 anni gli autori di canzoni ottengono un aumento delle royalties e questo è il modo in cui le compagnie tecnologiche reagiscono». Gli fa eco il produttore Frank Dudes: «Trovo davvero deludente che un’azienda come Spotify non supporti le persone dietro le canzoni che rendono possibile il loro modello di business. È scoraggiante vedere la mancanza di rispetto nei nostri confronti da parte di un’azienda che guadagna miliardi di dollari e che trae profitto dal nostro lavoro». C’è anche chi, come Kenny MacPherson, fondatore e Ceo di Big Deal Music, una società di edizioni musicali indipendente, ha incoraggiato i cantautori a mobilitarsi contro la decisione di Spotify e delle altre piattaforme: «Questo è completamente sbagliato. Jeff Bezos è probabilmente l’uomo più ricco del mondo e Daniel Ek (il fondatore di Spotify, ndr) non è da meno. Hanno creato un grande prodotto, quindi perché non supportano una grande creazione come la scrittura di canzoni?».