L’ultima intervista di John Lennon potrebbe tornare “visibile” grazie all’intelligenza artificiale. Il regista Steven Soderbergh ha infatti dichiarato che per il documentario The Last Interview utilizzerà strumenti generativi realizzati in collaborazione con Meta.
Secondo quanto riportato, Soderbergh starebbe lavorando insieme agli eredi di Lennon per ricreare quella che è stata l’ultima intervista prima della sua morte. La chiacchierata con l’ex Beatle e Yoko Ono risale al periodo di promozione dell’album Double Fantasy (qui trovate la recensione di Antonio Pancamo Puglia)ed esiste soltanto come registrazione audio, senza alcun filmato video disponibile.
La maggior parte del documentario sarà composta da immagini e filmati di archivio, ma circa il 10% includerà invece sequenze AI-generated. Soderbergh ha infatti spiegato a Deadline che il docu-film sarà strutturato in capitoli nei quali verranno sovrapposti filmati o immagini in movimento ai passaggi in cui Lennon e Ono parlano di esperienze personali, musica, persone o qualsiasi cosa di ben specifico.
Gli unici vuoti rimasti sono le sezioni in cui parlano in termini astratti, cioè circa il 10% del film. Così abbiamo iniziato a sperimentare con l’AI, cercando di capire se possiamo creare immagini che si adattino a quei passaggi lì. Sto cercando di formulare idee interessanti, ma stiamo finendo i soldi
Il coinvolgimento di Meta nel progetto
La produzione del film, a quel punto, ha deciso di coinvolgere Meta: l’azienda starebbe attualmente sviluppando strumenti video generativi e entrambe le parti sono d’accordo sul fatto che un’occasione del genere sarebbe ideale per testare questa tecnologia all’interno di una produzione cinematografica.
Il regista difende l’utilizzo dell’AI, sostenendo che questa sia uno strumento deleterio solo se utilizzato con lo scopo di ingannare o manipolare le persone, facendo passare per reale ciò che non lo è; ma d’altra parte può essere utilizzata come semplice supporto visivo, al pari di VFX, CGI o di tutte le altre tecnologie non fotografiche.
Anche Sean Ono Lennon difende l’AI
Anche l’eredità di John Lennon sostiene la scelta. Per Sean Ono Lennon, il padre avrebbe probabilmente accolto tutto questo con curiosità: “Era uno che amava tutte le nuove tecnologie, come anche tutti i Beatles. Era fatto così, avrebbe sicuramente voluto giocarci e sperimentarla“.
Di come la pensi il figlio di Lennon non c’è molto da stupirsi: recentemente aveva infatti ammesso di temere che, prima o poi, i Fab Four possano essere dimenticati dalle future generazioni. Meglio quindi fare in modo che quella memoria rimanga viva, anche a costo di utilizzare l’AI.