Giovanni Lindo Ferretti a DAMS50

Giovanni Lindo Ferretti ricorda Battiato e canta “Aria di rivoluzione”

Giovanni Lindo Ferretti ha ricordato la città di Bologna e l'epoca del DAMS, ma ha anche omaggiato Franco Battiato.

Protagonista dell’incontro DAMS50 organizzato dall’Università di Bologna, Giovanni Lindo Ferretti ha dialogato con Paolo Noto e Roberta Paltrinieri per i 50 anni dalla nascita appunto del DAMS di Bologna. Ferretti ha raccontato di quando anche lui si iscrisse all’Università nel 1972 e ha tracciato un parallelo con gli attuali studenti universitari, privati dell’esperienza diretta dell’ambiente a causa della pandemia: «Se io in quegli anni, a quell’età, fossi stato costretto all’immobilità, alla clausura, alle mascherine, al distanziamento sarei morto, sarei deflagrato. Io sono sopravvissuto grazie alla città, grazie alla vita, che è una vita di relazione».

Successivamente l’ex-CCCP e CSI ha raccontato la sua esperienza a Bologna di tre anni, rendendosi conto di essersi infilato all’epoca in una bolla: «Dopo tre anni ho avuto uno sbilanciamento, per un attimo ho percepito la vita che stavo facendo come la vita di un ghetto, mi sono sentito chiuso in un ghetto: io frequentavo solo persone che la pensavano come me, che si vestivano come me, facevamo tutti le stesse cose. E questo che per tre anni mi aveva dato cose incredibili di colpo l’ho percepito come un limite […] io non conoscevo nessuno che pensasse cose diverse da me, che facesse una vita diversa dalla mia. E non mi è piaciuto».

A conclusione dell’evento, Ferretti ricorda poi un episodio curioso: «Mi vengono ancora le lacrime agli occhi. Sono stato invitato nel 2000 circa ad inaugurare un festival della nazione Zulu in Sudafrica, e la prima sera – prima dell’arrivo di tutto il metal e di tutto quel rock, si comincia con i poeti di corte che cantano le gesta di Shaka Zulu e di tutti i re Zulu e siccome per motivi di vita conosco i guerrieri Zulu e li ho anche portati a Bologna per un avvenimento, sono stato invitato come poeta italiano e quindi ho dovuto esporre al Re, alla casa reale, e a 10mila persone tra il pubblico una idea della poesia italiana e io ci ho pensato e ripensato e ho cominciato così…».

A quel punto Ferretti intona a cappella Aria di rivoluzione, brano tratto da Sulle corde di Aries di Franco Battiato. «Questo era Franco Battiato, prima che diventasse famoso, quando era insopportabile. Battiato ci ha preceduto in cielo come sempre sulla Terra».

 

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