Gambo, foto per la stampa 2021

Gambo: “Con Jazz Is Dead siamo sacri e sacrileghi”

Il direttore artistico dell'evento torinese racconta la nuova edizione, in programma a settembre

Ai tipi di Jazz Is Dead è sempre piaciuto andare oltre. Superare i classici concetti di jazz, esplorare sonorità indefinite in spazi insoliti. Anche quest’anno, nel buio della pandemia che avvolge la musica dal vivo, il festival torinese arriva a squarciare il silenzio dei lockdown con un raggio di luce, ancestrale, elettronico e creativo. Sono i tre pilastri su cui si fonda la nuova edizione, in programma al Bunker di Torino, da venerdì 10 a domenica 12 settembre. Il festival, che rinsavisce l’anima del jazz e la ricerca tra elettronica e sperimentazione, si conferma unico nel suo genere, come mi ha raccontato il direttore artistico, Alessandro Gambo: «Il festival è cresciuto in maniera esponenziale con riconoscimenti anche internazionali. Non abbiamo schemi precisi ma una linea di ricerca di sonorità diverse: proponiamo un’alternativa all’ascolto tradizionale. Lavorando con la nicchia, riusciamo a ottenere un prodotto di interesse: otteniamo un’alchimia tra musica ricercata e pubblico interessante e interessato».

E Jazz Is Dead riesce sempre a sorprendere con una ricerca fuori dalle nicchie eppure capace di attirare grandi nomi: la scorsa edizione, quella del 2019, si era chiusa, ad esempio, con uno splendido live rumoristico con protagonisti Thurston Moore e i Necks. Ancora Gambo: «Dal punto di vista musicale in un periodo in cui il jazz classico è stato rinchiuso in luoghi come ristoranti, o comunque non da concerti, lanciare un festival del genere è una spinta in più. Tanto che il direttore artistico del festival di Novara mi ha inserito nel circuito degli eventi jazzistici italiani. Non ci credevo e lui, invece, ha ritenuto che avessi il festival con il nome più adeguato. Portiamo il jazz in luoghi alternativi, spazi non convenzionali dove riusciamo a essere sacri, da una parte, e sacrileghi, dall’altra. Grazie a questo nome e concept, possiamo spaziare tra generi con sarcasmo ma fedeli a una linea di serietà».

Non mancano, quindi, creatività e estro nella selezione degli artisti, un lavoro che va oltre la semplice caccia all’hype: «Quando organizzi un festival, hai due possibilità: o prendere ciò che passa il convento, quindi le band in voga che stanno girando con un nuovo album, oppure ricercare artisti in base alle esigenze della direzione artistica. Scegliamo la seconda: partiamo dal concept e lo decliniamo con gli artisti al posto di vedere cosa ha hype nel momento. Giocando con il concetto di luce, sviluppiamo tre settori al cui interno possiamo ricercare la vitalità del jazz, quindi l’elettronica, la musica etnica e l’improvvisazione nel noise».

Felicia Atkinson, foto per la stampa 2021

Tre direttrici lungo le quali si dipana anche la prossima edizione che vede tra gli headliner Felicia Atkinson, «fresca di un disco – aggiunge il direttore artistico – appena uscito su Shelter Press. Artista completa, anche architetto, Felicia è un grandissimo nome che aspettavamo anche lo scorso anno». A lei seguiranno The Fruitful Darkness Trio, formato dai fuoriclasse Gianni Gebbia / Massimo Pupillo (ZU) / Tony Buck (The Necks), Andrea Ilian Tape, punta di diamante dell’omonima etichetta culto, animata dai Zenker Brothers, e il produttore Healing Force Project con un nuovissimo disco jazz fusion elettrificato.

È coinvolgente e motivato il racconto di Gambo mentre, al telefono, in una piovosa ed estiva giornata torinese, mi presenta il programma della seconda giornata: «La serata del sabato punterà sui suoni della terra, etnici e ancestrali. Giochiamo in casa con gli Oaxaca, che passano dall’afro-beat al free-jazz con un suono molto caldo tanto che si sono conquistati gli apprezzamenti di Gilles Peterson. E se li consiglia lui, possiamo stare tranquilli. Ancora un progetto piemontese come la big band Rhabdomantic Orchestra, capitanata dal torinese Manuel Volpe, che presentano in anteprima il nuovo disco con la partecipazione di Maria Mallol Moya. Jolly Mare, invece, sta lanciando un nuovo album su Running Back: il singolo di lancio mi ha fatto paura, è una bomba da club. Verrà a suonare per l’occasione con un chitarrista».

Jolly Mare, foto per la stampa 2021

L’ultima giornata è dedicata al genio creativo, all’estro della lampadina che si accende. «Valentina Magaletti è un nome sicuro, onnipresente nella scena di avanguardia mondiale. Parlano per lei le numerose collaborazioni, tra cui quelle con Tomaga, Raime, Pierre Bastien e Nicolas Jaar». Terrà lei la ritmica assieme ai Frequency Disasters, il trio formato da Steve Beresford, libero militante dell’improvvisazione e del noise, che ha fatto parte dei Flying Lizards e ha collaborato con i più grandi jazzisti del mondo, Pierpaolo Martino contrabbassista, docente universitario e saggista. Dopo di loro suonerà il duo Hiedele, formato da Attila Csihar, frontman e voce dei Mayhem e dei Sunn O))) cult bands del metal più estremo e da Balazs Pandi, tra i batteristi più ricercati dai grandi noisemaker internazionali, tra cui Merzbow, Thurston Moore e Keiji Haino. E poi Xabier Iriondo degli Afterhours & Snare Drum Exorcism de Il Teatro degli Orrori.

Frequency Disasters, foto per la stampa 2021

Un programma nuovamente folle e visionario, nello spirito di un festival che riaccende la voglia di musica non convenzionale. Come tutti, anche Gambo attende impaziente il ritorno dei veri live: «Hanno tutti voglia di suonare. Sono bastate due settimane per far dimenticare il passato che ci siamo lasciati alle spalle, senza essere disattenti nei confronti delle misure di prevenzione del Covid. Vogliamo tutti tornare sui palchi, sotto cassa, ad abbracciarci ma c’è una sorta di prudenza. 

Ci sono molti musicisti che hanno approfittato positivamente dei lockdown. Io, però, ho avuto un problema: non riuscivo ad ascoltare musica durante le chiusure perchè ero abituato a legarla alla fruizione del pubblico. Gruppi come gli Indianizer, però, che hanno subito la perdita del loro membro, Matteo, hanno tratto linfa da due fatti tragici come la scomparsa di un amico e il periodo di isolamento: sono riusciti a superare anche le loro aspettative. E’ una reazione totalmente relativa. Confidiamo nel green pass, nei vaccini: vogliamo tornare al più presto a vivere la nostra vita». Nel frattempo, la luce accesa di Jass Is Dead ha il colore della speranza.

Trovate tutti i dettagli sulla nuova edizione di Jazz Is Dead nella nostra pagina festival. Su Sentireascoltare anche la guida ai migliori eventi musicali dell’estate italiana 2021.

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