Fred Durst, frontman dei Limp Bizkit, ha intentato una causa contro Universal Music Group, accusando la più grande etichetta discografica al mondo di aver trattenuto milioni di dollari di royalties che spettavano alla band. Nella causa, depositata martedì in tribunale federale e ottenuta da Rolling Stone, Durst e i suoi legali sostengono che UMG avrebbe “progettato e implementato software e sistemi di gestione delle royalties intenzionalmente concepiti per nascondere i compensi degli artisti e trattenere i profitti per sé”. Secondo Durst, UMG “non ha mai avuto l’intenzione di pagare” la band, e la causa sostiene che le spetterebbero fino a 200 milioni di dollari. È stato chiesto inoltre che i Limp Bizkit ricevano la piena proprietà dei diritti d’autore sui loro brani.
Il fatto che UMG abbia creato un sistema del genere, mentre si presenta come un’azienda che si vanta di investire e proteggere i propri artisti, rende la scoperta di questo schema da parte dei querelanti ancora più sconvolgente e inquietante
Nonostante le oltre 45 milioni di copie vendute e una recente rinascita, con 450 milioni di stream nel 2024, Durst afferma di non aver mai ricevuto un dollaro di royalties dall’etichetta. La causa ha preso forma dopo che la major, all’inizio dell’anno, aveva contattato Durst per parlare di ristampe per anniversari di alcuni dei loro album. Questa comunicazione ha spinto il frontman e il suo team a indagare più a fondo sulle royalties dovute alla band.
Durst e il suo management hanno scoperto due conti, con un saldo complessivo di circa un milione di dollari, di cui non erano a conoscenza. Secondo la causa, pur essendo pagabili dal 2019, UMG avrebbe fraudolentemente riclassificato questi fondi come non recuperati, evitandone così il pagamento.
Questa scoperta ha alimentato ulteriori sospetti, portando alla luce presunti mancati rendiconti da parte della major su royalties e costi non recuperati relativi a diversi album e video musicali della band, risalenti ai tempi del suo massimo successo. La causa solleva anche la questione del mancato profitto da Flawless Records, etichetta di Durst che aveva lanciato artisti come Puddle of Mudd e She Wants Revenge, e che, secondo quanto sostenuto, non avrebbe mai ricevuto la sua parte degli utili da UMG.