Elvis Presley
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Elvis: c’è di più nella storia

Gli spettacoli di Elvis a Las Vegas hanno contribuito a trasformare la città in quel tempio dell’intrattenimento che oggi tutti conosciamo

Elvis Presley è stato e continua a esse il mito indiscusso di più generazioni. La sua leggenda vive e prospera ancora oggi, a 45 anni dalla scomparsa. Unita a un’immagine iconica, la sua musica – capace di spaziare tra vari generi, dal rockabilly al blues, dallo spiritual al rhythm and blues – è diventata un simbolo pop nell’immaginario internazionale.

Il mito di Elvis vive ancora.

Ma c’è un elemento strettamente collegato alla fama e al successo del re del rock che vale la pena approfondire. Si tratta del controverso connubio con Las Vegas. La città che gli dà l’opportunità di esibirsi dal vivo di fronte a migliaia di fan, negli anni si trasforma in una sorta di prigione dorata. Questo tema è ben descritto nel biopic Elvis di Baz Lurmann, attraverso l’analisi del rapporto contraddittorio tra l’artista e il suo manager, il colonnello Tom Parker.

Dipinto come un uomo manipolatore, ambizioso e spregiudicato, Parker è sia l’artefice del successo di Elvis sia colui che, mantenendo il controllo sulla sua permanenza a Las Vegas inseguendo la logica del profitto, sostanzialmente gli impedisce di realizzare il sogno di un tour all’estero. Il sogno non si è mai tramutato in realtà proprio per la forte opposizione del colonnello, che, come si scoprirà in seguito, non possedeva un passaporto statunitense che gli avrebbe permesso di passare i controlli doganali.

L’influenza di Las Vegas su Elvis

Il primo spettacolo sui palcoscenici di Las Vegas si tiene il 23 aprile 1956. In realtà, il debutto nella Sin City non è particolarmente fortunato. Elvis arriva in città appena 21enne, subito dopo aver inciso Heartbreak Hotel.

Il colonnello Tom Parker gli procura una data al New Frontier Hotel and Casino. Qui Elvis e la sua band condividono il palco con il comico Shecky Greene e con Freddy Martin, un sassofonista e direttore d’orchestra. L’accoglienza del pubblico, composto per lo più da gambler già abbastanza in là con l’età, è decisamente tiepida. Il futuro King suono solo quattro canzoni e resta sul palco non più di 12 minuti di fronte a un’audience incapace di cogliere la portata rivoluzionaria della sua musica.

Ma chi lo dice che le cose non sarebbero andate diversamente se sotto a quel palco ci fossero giocatori meno tradizionalisti, più aperti alle novità e ai cambiamenti?

La città di Las Vegas e i suoi casinò.

Come forse avrebbe fatto anche Elvis, i gambler di oggi amano sperimentare prodotti più innovativi e accattivanti, come quelli offerti dai nuovi casinò certificati con regolare licenza.

Il settore del gioco a distanza è in continua crescita e offre tantissime opzioni, anche in Italia. A differenza dei casinò tradizionali, molto statici e poco inclini al cambiamento, le sale da gioco virtuali rilasciano periodicamente nuovi titoli, rendendo quasi difficile scegliere un solo gioco a fronte di un vastissimo catalogo.

Il successo di Elvis a Las Vegas

L’arrivo di Elvis a Las Vegas contribuisce a cambiare il modo in cui la città dalle mille luci è rappresentata nell’immaginario collettivo dell’epoca. La sua permanenza nel deserto consolida la percezione della città come una destinazione turistica per gli appassionati del gioco d’azzardo e degli spettacoli dal vivo.

Il grande successo del Re nella Sin City si deve alla serie di concerti organizzati a partire da luglio 1969 all’International (oggi Westgate), un hotel nuovissimo e sfarzoso che oggi potremmo quasi definire in “puro stile Las Vegas”. Con Elvis in città inizia l’epoca dei grandi spettacoli, che prosegue ancora oggi con star del calibro di Lady Gaga, Jennifer Lopez e Celine Dion, le quali non rinunciano a esibirsi nei più importanti casinò della Strip.

Seguiti da oltre 100mila fan, gli spettacoli di Elvis all’International ottengono un riscontro di pubblico strepitoso, facendo registrare il tutto esaurito per ben quattro settimane. Tra gli addetti ai lavori, si vocifera che l’evento sia stato quello che per primo ha fatto guadagnare realmente tanto in termini di soldi e di popolarità alla città di Las Vegas.

Il declino e l’immortalità del mito di Elvis

Dal suo primo esordio all’International Elvis tiene quindi più di 600 spettacoli a Las Vegas, che vanno tutti interamente sold out e che lo portano a esibirsi fino a due volte a notte. Un impegno lucrativo per il suo manager, ma gravoso e forse eccessivo per la star che ha già iniziato a dare evidenti segni di declino e ad abusare di alcol, droghe e fermaci.

La leggenda del rock and roll si spegne il 16 agosto 1977 (il suo ultimo spettacolo a Las Vegas si era tenuto il 12 dicembre 1976) a Graceland, la sua dimora a Memphis. La scomparsa non segna tuttavia la fine della proficua relazione tra il cantante e Las Vegas. Nello stesso anno della sua morte, nella celebre Graceland Wedding Chapel viene infatti celebrato un matrimonio a tema Elvis, il primo a inaugurare una lunga e fortunata serie.

Conclusioni

Las Vegas ha avuto una grandissima influenza sulla carriera di Elvis. Di fatto, ha dato all’artista l’opportunità di raggiungere un pubblico ancora più numeroso. Tuttavia, la residenza “forzata” voluta dal suo manager gli ha impedito di realizzare il suo più grande sogno, quello di un tour europeo.

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