Sono passati esattamente venticinque anni dall’uscita di Stan, il brano firmato da Eminem che, oltre ad aver ridefinito le possibilità narrative del rap mainstream, ha introdotto un termine diventato lemma ufficiale dell’Oxford Dictionary: “stan”, ovvero quel fan talmente devoto da perdere sé stesso nel culto della celebrità. Un monito contro il fanatismo tossico, veicolato attraverso una narrazione cupa e cinematografica, in cui il rapper si immedesima nel carteggio immaginario tra sé e uno dei suoi seguaci più ossessivi, fino all’epilogo tragico.
Il brano – incluso in The Marshall Mathers LP (2000), disco spartiacque nella carriera dell’artista – si regge sull’intuizione di campionare Thank You di Dido, che diventa il tappeto melodico e malinconico di una delle storie più inquietanti mai raccontate in ambito hip hop. Grazie alla sua forza narrativa, Stan ha segnato un prima e un dopo nella scrittura rap, elevando Eminem a storyteller d’élite e consolidando la sua posizione nella cultura pop globale.
Oggi, a distanza di un quarto di secolo, quel termine torna al centro del dibattito grazie a Stans, documentario prodotto dalla Shady Films dello stesso Eminem insieme a MTV Entertainment Studios. Il film sarà nei cinema italiani da oggi, 7 agosto, fino al 10, con una distribuzione evento che coinvolgerà circa 1.600 schermi in 50 Paesi. Dopo il weekend nelle sale, sarà disponibile in streaming su Paramount+.
Stans mette in luce il legame tra Eminem e i suoi fan più accesi. Ma non si limita a documentare: il film è costruito come un dialogo tra l’artista e chi lo segue, un confronto a tratti scomodo ma necessario. Nel teaser, è lo stesso Marshall Mathers a rompere la quarta parete chiedendo: “Qual è la tua prima domanda?”.
Il documentario alterna ricostruzioni stilizzate, filmati d’archivio inediti e interviste esclusive a un cast di “stan” scelti nel 2024. Proprio lo scorso anno, Eminem aveva invitato i suoi follower a raccontare in un questionario il proprio rapporto con la sua musica. Il risultato è una serie di storie toccanti e autentiche, specchio della fragilità emotiva che da sempre abita i testi del rapper di Detroit.
Non solo: diretto da Steven Leckart (Challenger: The Final Flight), e presentato in anteprima alla versione londinese del SXSW lo scorso giugno, il docu-film solleva interrogativi profondi. Cosa significa oggi essere fan di un personaggio pubblico? Come cambia il rapporto tra artista e pubblico nell’era dei social, dove la distanza tra palco e platea è stata pressoché annullata?
Nel frattempo, la community online – su Reddit ed X – ha già acceso il dibattito. C’è chi intravede un potenziale capolavoro e chi invece teme un’operazione autoreferenziale. Ma forse è proprio questa ambiguità – la stessa che ha reso Stan un classico inquieto e inafferrabile – a rendere Stans un esperimento così interessante.