Sboccia da uno sfrigolio di corde distorte, si avvia su un riff di violoncello e quindi incede (quasi) marziale in una stratificazione lattiginosa di archi e tastiere, strizzando neanche troppo vagamente l’occhio alla grandeur eniana dei Coldplay: E poi finisco per amarti è il nuovo singolo di Motta, con il quale il quasi trentacinquenne ex-Criminal Jokers prosegue il percorso di affrancamento dalla cosiddetta dimensione “alternativa”.
La produzione di Taketo Gohara (Vinicio Capossela, Brunori SAS, Negramaro, Biagio Antonacci…), che già si occupò dell’album Vivere o morire, sembra qui impegnata a far convivere la calligrafia del primo Motta – quell’invettiva ispida e concitata, più urgenza che metrica, più conato che melodia, più presa di coscienza che originalità («E ci sentiamo sempre unici / come miliardi di persone sole») – e l’esigenza di obbedire ai parametri radiofonici (e di streaming).
In linea con la mission della Sugar dunque, nel cui roster non a caso convivono Andrea Bocelli e Riccardo Sinigallia, Madame e Negramaro, Lucio Corsi e Malika Ayane.