Due giorni prima delle sparatorie di El Paso e Dayton, Corey Taylor degli Slipknot è stato intervistato dall’Independent nell’ambito della promozione del nuovo disco della sua band, We Are Not Your Kind, e non ha usato mezzi termini: «ci sono troppe, maledette pistole in America. Potrei uscire ora qui fuori e trovarne una in pochi minuti. C’è una cultura delle armi davvero tossica qui, un vero e proprio culto, e mi preoccupa». Una chiacchierata in cui si è parlato soprattutto del nuovo album, ma anche delle accuse che spesso vengono rivolte alla musica, quando si tratta di trovare un “colpevole” per certi atteggiamenti giovanili violenti: «la musica è un obiettivo facile, perché [i politici] non la capiscono. C’è una totale mancanza di volontà di capirla, e una carenza di buona volontà nel prendersi la responsabilità per questi eventi».
Proprio oggi abbiamo pubblicato la recensione del già citato We Are Not Your Kind. Il nostro Marco Braggion parla in questi termini del disco: «Non si spegne la voglia di costruire un set di canzoni che stia in piedi da solo e non debba niente a nessuno, se non agli stessi Slipknot. Mancano i pezzi con la potenza e la sporcizia iconica di People = Shit (unica candidata, Nero Forte), ma sinceramente ci si aspettava molto di meno, dopo il precedente e imbarazzante .5: The Gray Chapter, vicino alla decadenza. Un disco che piacerà ai fan, di cui non si può dire più di tanto male, perché fruibile anche dall’ascoltatore occasionale di hard rock, ma che non aggiunge molto a quanto già espresso dal gruppo».
