Anya Taylor-Joy in "La regina degli scacchi" (2020)

Netflix patteggia con la vera “Regina degli Scacchi” dopo le accuse di diffamazione

La serie "La regina degli scacchi" di Netflix si è vista accusare di sessismo da una vera campionessa di scacchi.

La causa per sessismo intentata da Nona Gaprindashvili contro Netflix per la serie La regina degli scacchi risale allo scorso anno. La scacchista era andata per vie legali per una frase pronunciata dall’attrice che la impersonava. Secondo la fiction, infatti, la campionessa mondiale femminile non avrebbe mai affrontato uomini, mentre nella vita reale si era scontrata con almeno 59 uomini, inclusi 10 grandi maestri nel solo 1968. «Netflix ha mentito sfacciatamente e deliberatamente sui successi di Gaprindashvili allo scopo di aumentare cinicamente la carica drammatica della storia, facendo sembrare che il suo eroe immaginario sia riuscito a fare ciò che nessun’altra donna, inclusa Gaprindashvili, aveva mai fatto».

Inoltre, un’altra informazione errata contenuta nell’episodio è la nazionalità di Nona Gaprindashvili, la quale viene descritta come russa. «E, oltre al danno, anche la beffa», si legge nella causa. «Netflix ha descritto la Gaprindashvili come una russa, nonostante sia di nazionalità georgiana: i georgiani avevano sofferto sotto la dominazione russa quando facevano parte dell’Unione Sovietica, sono stati poi vittime e sono stati invasi dalla Russia».

Come riportato da Variety, a quanto pare Netflix ha deciso di patteggiare chiudendo così il contenzioso. Su queste pagine potete consultare la recensione de La regina degli scacchi.

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