Le diatribe infinite che dividono i fandom di molti artisti, quelle che spesso si basano su dettagli all’apparenza marginali, si sa, non passano mai di moda, anzi trovano sempre nuove occasioni per tenere banco. Tra queste c’è quella che riguarda una delle canzoni più famose di Bruce Springsteen, Thunder Road, contenuta nell’album Born To Run del 1975.
Il primo verso della canzone, come riportano le note del disco, recitava «The screen door slams, Mary’s dress waves», ma come molti fan da sempre sostenevano e come è emerso in seguito in numerose pubblicazioni, il cantautore pronunciava, in realtà, la parola “sways”. Così è stato riportato nel Songbook ufficiale (pubblicato alla fine dei ’90), così risulta dal manoscritto originale del brano stesso (messo all’asta alcuni anni fa), e così Springsteen stesso ha scritto a pagina 220 della sua autobiografia del 2016, Born To Run.
A dire la sua anche Jon Landau, manager di Springsteen e produttore del sopracitato album, il quale ha ribadito che il vestito di Mary “sways”, ovvero ondeggia e che, logicamente, «a dress doesn’t know how to wave», basandosi sul fatto che il verbo “to wave”, oltre che sinonimo di “to sway”, significa anche salutare. Per porre fine alla questione, il produttore ha, infine, fatto correggere la parola anche sul sito ufficiale del Boss.
La questione è recentemente tornata in auge per via di un tweet di Maggie Haberman, importante firma del New York Times, la quale, dopo aver visto lo spettacolo Springsteen on Broadway, ha testimoniato la sua partecipazione commentando con la frase “A screen door slams, Mary’s dress sways”.
A screen door slams, Mary’s dress sways pic.twitter.com/EcFpwPtyjr
— Maggie Haberman (@maggieNYT) July 3, 2021
Come c’era da aspettarsi, la cosa le ha scatenato contro i fan più accaniti – tuttora divisi nelle fazioni “sways” e “waves” – e non solo per l’articolo indeterminativo al posto del determinativo, ma soprattutto per la parolina waves posta alla fine della frase. A dare maggiore visibilità al tutto, l’acceso scambio via social della giornalista con David Simon, creatore della serie The Wire e strenuo sostenitore del partito dei “waves”.
Sulla questione è intervenuto anche David Remnick, direttore del New Yorker, che ha tirato fuori un prezioso carteggio, ovvero una mail dello stesso Landau:
La parola è “Sways”. È così che l’ha scritta nei suoi taccuini originali, è così che l’ha cantata in “Born to Run” nel 1975, è così che l’ha sempre cantata in migliaia di spettacoli ed è così che la canta adesso a Broadway. Eventuali errori di battitura nel materiale ufficiale di Bruce verranno corretti. E, a proposito, i vestiti non sanno come salutare (wave)
Jon Landau
Tutto risolto, quindi? Niente affatto, visto che nessuno pare voler arrendersi alle conclusioni raggiunte. Con una certa ironia, la giornalista Caryn Rose del Los Angeles Times, autrice di un recente articolo dedicato all’argomento, ha parlato, ironicamente, di un tentativo di revisionismo, mentre il portale Backstreets.com (mecca di tutti i fan del Boss nonché supporter del partito dei “waves”) ricorda che la prima stampa di Born To Run conteneva anche un altro errore nelle note di copertina, ovvero il nome di Landau, stampato inizialmente come “John” invece che “Jon”, e successivamente corretto con un adesivo, mentre la parola “waves”, al contrario, è rimasta così com’era per ben 46 anni. Tutto lascia pensare che la faccenda, al netto di correzioni e carteggi, nel cuore di molti fan del Boss, non sia affatto conclusa.
Recentemente Bruce Springsteen ha ironizzato sul suo arresto a Sandy Hook. Sulle nostre pagine potete recuperare ascolto e recensione di Letter To You, il disco che ha segnato il ritorno del Boss con la E-Street Band, ma anche rivedere la sua esibizione per Celebrating America, in cui ha eseguito Land of hope and dreams dai gradini del Lincoln Memorial. Su SA trovate inoltre la recensione di Springsteen on Broadway, nella versione streaming diffusa da Netflix nel 2018.
