A stretto giro dalla pubblicazione del nuovo album, Blue Hearts, Bob Mould, storico ex-frontman degli Hüsker Dü, ha rilasciato un’intervista al Guardian in cui ripercorre la propria carriera artistica e affronta temi politici di stretta attualità americana.
Come più volte rimarcato in questa tornata di scambi giornalistici, per Mould il mondo di oggi ha molti aspetti in comune con quello dei suoi 80s giovanili: stessa grettezza mentale, similari sentimenti nazionalistici e rampante estremismo religioso. E così la politica di Ronald Regan di allora non era poi così differente da quella dell’attuale presidente del Stati Uniti, Donald Trump. Di contro, il musicista è convinto del potere che tuttora la musica possiede per cambiare le carte in tavola («Ho visto i Beatles farlo») e, diritto per la sua strada, pubblica il suo disco più politico e rabbioso, un lavoro che ce lo restituisce nella forma migliore, colmo di canzoni folgoranti, come la potentissima American Crisis.
Nell’intervista c’è stato anche spazio per gli indimenticabili Hüsker Dü, la cui fine ha generato una profonda inimicizia con il compagno di band Grant Hart. Un triste epilogo avvenuto quando quest’ultimo, dopo aver rotto una bottiglia di metadone all’inizio di un tour, è tornato a rifugiarsi nell’eroina. In realtà, l’incidente, come dichiarato dal cantante, è stato l’atto finale di un destino già segnato, il culmine di un periodo difficile caratterizzato da ancor più dubbie frequentazioni.
Grant si stava avvicinando ad altri musicisti che non avevano di certo le abitudini più sane, mentre Greg si era sposato e trasferito in campagna, e io avevo smesso di bere
Bob Mould
Tra gli argomenti sul piatto, anche il complicato rapporto con la sua omosessualità, le pressioni subite dalla società, e l’insuccesso del primo album solista, Workbook, ma anche i momenti felici della sua vita come la rinascita personale con gli Sugar (il debutto della band, Copper Blue, è stato il più grande successo commerciale della carriera di Mould) e tutte le esperienze che lo hanno portato ad acquisire nuova consapevolezza e accettazione di sé. Tra tutte, una delle parti più toccanti dello scambio col Guardian ha riguardato l’inedito racconto della riconciliazione con Hart. I due sono tornati a collaborare dopo tanti anni in occasione di Savage Young Dü, cofanetto che raccoglie le prime registrazioni della band, e questo nel 2017, qualche mese prima del decesso del batterista, che non ne avrebbe mai visto l’uscita.
Mi è stato detto che la salute di Grant stava peggiorando irrimediabilmente, quindi sono volato a Minneapolis da Berlino, dove vivevo, per incontrarlo. Abbiamo trascorso un fine settimana insieme ed è stato meraviglioso. Abbiamo chiarito tutto, abbiamo riso del passato e abbiamo pianto anche per questo. Abbiamo condiviso molte storie divertenti e tanti momenti personali. Non ne ho mai parlato prima d’ora. Ma alla fine, la nostra relazione è finita così come avrebbe dovuto. Sono davvero felice di avere avuto questa possibilità
Bob Mould
Mould spera che le prossime elezioni presidenziali americane segnino la fine della carriera politica di Trump. Nel frattempo, è uscito proprio oggi il cofanetto di 24 CD, Distortion, che raccoglie integralmente la sua produzione post-Hüsker Dü. Il tomo esce via Demon, assieme al primo volume di 4 LP, il tutto accompagnato dal un libretto di 72 pagine con nuove interviste al musicista, una prefazione dello scrittore/attore Fred Armisen, testimonianze di Richard Thompson, Shirley Manson e Bethany Cosentino dei Best Coast, oltre a testi e cimeli vari. Un’edizione limitata a 1.000 copie include, infine, una stampa esclusiva firmata a mano dal Nostro.
Sulle nostre pagine potete recuperare la recensione dell’album Sunshine Rock del 2019, firmata da Tony Donghia, nonché quella dell’ultimo Blue Hearts, a cura di Massimo Onza. Inoltre, nella pagina dedicata alla storica hardcore band di Minneapolis potete ripassare la critica di Tommaso Iannini sul sopracitato cofanetto Savage Young Dü.
