Il rock attinge a piene mani dalla fantascienza da lungo tempo: dal Progressive (VdGG, Genesis, Rush…) alla Psichedelia (Pink Floyd, Hawkwind), dal Glam (Bowie) al Pop (Elton John, Eurythmics) gli esempi sono innumerevoli e illustri.
Massimo esempio nostrano è Felona e Sorona, che nel 1973 portò Le Orme in testa alle classifiche di vendita sia di LP che singoli. A distanza di quasi mezzo secolo tocca alla PFM che, in attesa del nuovo album annunciato per il 22 ottobre, condivide il suo primo singolo, AtmoSpace: un tassello di quello che sarà un concept incentrato sulla dipendenza sempre più massiccia dell’umanità verso il mondo virtuale/digitale.
Ho sognato pecore elettriche, l’album che uscirà anche in versione cantata in inglese, come testimonia apertamente il titolo che si rifà al capolavoro di Philip K. Dick “Il cacciatore di androidi” (in origine Do Androids Dream Of Electric Sheeps) sarà un concentrato delle qualità che hanno permesso alla band milanese di continuare a essere un nome di punta del progressive rock fino a oggi. Lo stesso vale per AtmoSpace: tastiere onnipresenti, chitarre elettriche à la Robert Fripp, melodie di matrice progressive con l’inflessione tipica – mediterranea – che ha fatto la fortuna della PFM.
E un frammento che ricorda certi parti cantate e filtrate nello stile di un altro paladino della migliore stagione del progressive più sperimentale, il compianto Franco Battiato. La PFM è tornata.
