Si conclude con quest’ultimo appuntamento, “Aspettando i Tuxedomoon“, rubrica che per un mese ci ha accompagnati con una serie di testimonianze a 360° sulla formazione californiana da parte di curatori, scenografi, artisti, giornalisti, registi.
Questa serà avrà inizio il primo dei tre attesi concerti che la band terrà, a Bologna, all’interno di Laminarie/DOM la Cupola del Pilastro, con il contributo del Comune di Bologna e in collaborazione con Materiali Sonori. Venerdì sarà presentato lo show in anteprima europea con l’esecuzione di una soundtrack realizzata in accompagnamento alle immagini inedite del regista bolognese Roberto Nanni. Giovedì – come, del resto, oggi – la formazione suonerà brani storici e di recente pubblicazione.
Tutte le serate sono già andate sold out, con i biglietti in prevendita completamente esauriti.
Giampiero Bigazzi (musicista, discografico)
“L’ho rammentato altre volte. Le tappe di avvicinamento fra Materiali Sonori e Tuxedomoon furono una specie di predestinazione. Con un po’ di casualità. Primi anni Ottanta. Si era cominciato a far dischi e si stava accompagnando la new wave fiorentina (e non solo) nei suoi primi tentativi.
Leggo di questo gruppo americano che si è inventato una specie di autoesilio dall’America reganiana. Forse cercano un punto di riferimento in Italia? Capita che sono in concerto a Gabicce, al leggendario Aleph Club. In quel periodo sto scrivendo su Paese Sera e m’invento una proposta di intervista. Un buon pretesto per avvicinarsi.
Concordo con la loro manager italiana, l’altrettanto leggendaria Velia Papa (aveva inventato la produzione di “The Ghost Sonata” per il festival di Polverigi) e si parte per la Riviera.
Concerto splendido. Formazione classica con Winston, Steven, Blaine e Peter. Dopo il concerto si fa l’intervista, ma io cerco soprattutto di indagare sulla loro collocazione discografica. Ma ad un certo punto, nella stanza messa al piano di sopra del club, entra Oderso Rubini con la prova di stampa del LP di “Suite en sous soul”. Quella era la loro collocazione, gli amici dell’Italian Records di Bologna. Mi accontento dell’intervistina che il giornale pubblicherà qualche giorno dopo. Passano un po’ di anni e la band si avvolge sempre più nel mito e nel lasciarsi e ritrovarsi, che sarà la costante della sua storia: Winston se ne torna in California, Blaine intraprende – in quel periodo – una sua vita artistica autonoma. Noi, intanto, abbiamo continuato fin dai primi Ottanta a rappresentare in Italia la Crammed Discs e poi Disques du Crepuscule, le due etichette fondamentali nella centralità di Brussels per la new wave europea. Steven e Peter decidono di riprendere l’attività alla grande e firmano un contratto con la Crammed, inventandosi la collana Cramboy (è il Joeboy sempre vivo…): l’etichetta di Marc Hollander ristamperà tutto il catalogo e produrrà i nuovi progetti che non mancano. Il titolo di questo nuovo inizio è un grande lavoro: “Holy Wars”. Ed esce in Italia con il marchio Materiali Sonori. Lunghe discussioni, analisi ai raggi x su di noi, sciagurati toscani, mediazione e supervisione della sempre presente Velia Papa. Ma è fatta. Da allora – si potrebbe dire – non ci siamo più lasciati… E, oltre ai tanti concerti e a tutti i dischi e all’affetto per l’Italia di quei ragazzi di San Francisco, abbiamo riempito questi quasi trent’anni (“Holy Wars” è del 1985) di intrecci, di scambi, di saperi. Potrei dire di amore. E lo dico”.
Febo Del Zozzo (Compagnia Laminarie)
“I Tuxedomoon li ho ascoltati la prima volta in un nastro che mi aveva registrato un amico.
Era, se non ricordo male, il 1980 e avevo 16 anni.
A quei tempi ascoltavo i Sex Pistols, i Television e molti altri gruppi che in quegli anni cercavano di andare oltre la musica rock.
Misi il nastro dentro un piccolo mangianastri che tenevo in camera da letto e sentii delle sonorità mai ascoltate prima, non sapevo se fosse la pessima qualità del mio mangianastri oppure l’effetto di quei suoni era proprio così.
Presi il nastro, lo misi in tasca e per strada vidi una persona che conoscevo, stava ascoltando dentro alla sua Squalo Citroen DS la solita musica country…
Gli chiesi se potevo ascoltare il mio nastro nel suo super impianto. Mi fece aspettare, poi riuscii a inserire il nastro, rimasi concentrato per tutta la durata dei pezzi senza mai appoggiare la schiena al sedile. Il proprietario dell’auto era uscito dopo pochi minuti dall’inizio dell’ascolto, e quando uscii io dallo Squalo mi guardò e mi disse: – E’ finita quella roba? Che cos’era? – io rimasi inizialmente male, ma poi gli dissi: – Grazie il tuo impianto funziona benissimo, grazie ancora – .
Non ho più smesso di ascoltare i Tuxedomoon, gruppo capace di relazionarsi con le arti della scena, in continua ricerca di nuove soluzioni sonore.
Finalmente a Massa Lombarda ebbi l’occasione di vederli in un memorabile concerto. Li ho rivisti molte altre volte, questa volta li ascolterò proprio a DOM, lo spazio gestito dalla nostra compagnia teatrale”.