Dal 2 al 4 aprile 2014, i Tuxedomoon saranno ospiti di Bologna per ben tre appuntamenti, immancabili show che si svolgeranno all’interno all’interno dell’evento realizzato da Laminarie/DOM la Cupola del Pilastro, con il contributo del Comune di Bologna e in collaborazione con Materiali Sonori.
Come annunciato in un precedente comunicato, SENTIREASCOLTARE è media partner ufficiale dell’evento e, in stretta collaborazione con A Buzz Supreme, ha deciso di preparare il grande ritorno della mitica band post-punk californiana con una serie di contributi. Il tema riguarda naturalmente l’esperienza e il rapporto diretto o indiretto con Steven Brown (voce, clarinetto, sax, pianoforte, tastiere), Blaine L. Reininger (voce, chitarra elettrica, violino, tastiere), Peter Principle (basso elettrico, chitarra elettrica), Luc Van Lieshout (tromba, flicorno, armonica), Bruce Geduldig (video, immagini dal vivo), ovvero il significato che hanno assunto i Tuxedomoon nelle vite di alcuni artisti che in passato hanno lavorato con con la band ma anche il pensiero di giornalisti, musicisti, scrittori, coreografi la cui vita non sarebbe la stessa senza la musica della formazione californiana. Partiamo con Valerio Corzani, giornalista presso Radio3 Rai e Il Manifesto nonché musicista (Mau Mau, Mazapegul, Gli Ex, Interiors).
“Quando penso ai Tuxedo Moon mi viene in mente una canzone tratta da Holy Wars, un album del 1985. E’ la penultima traccia, si intitola Egypt. In quella canzone trovo i Tuxedomoon che preferisco. Densi, opachi, disperati e lenti. ‘Vorrei essere con gli antichi egizi /adorare migliaia di Dei /avere qualcuno cui rivolgermi/ qualcuno da pregare / qualcuno ad ascoltare il silenzio delle mie lacrime‘. Parte con un groove implacabile, con il passo di un armadillo sbronzo che si muove in un deserto di disperazione. E continua così fino alla fine dei suoi 4 minuti e 58. Mentre il suono allucinante della sezione fiati che scandisce il pezzo lascia finalmente il passo a una sorta di rimbombo finale, uno si ritrova a pensare all’inizio. Perchè l’incipit del brano contiene un verso che non si riferisce solo alla storia di Egypt, ma racchiude anche la poetica del gruppo e le tattiche creative che ha scelto di seguire in tutti questi anni: ‘Abbastanza non è mai abbastanza‘”.