Arriva Spotify Italia! Ma, forse, non è tutto oro

Da tempo ormai considerato un modello di fruizione musicale prossima ventura, già attivissimo del resto in larga parte d'Europa e negli States (dallo scorso maggio anche in Australia e Nuova Zelanda) dove può contare su milioni di utenti, Spotify sembra finalmente sul punto di approdare in Italia.

La news arriva direttamente dal sito della startup svedese dove è presente questa piuttosto esplicita chiamata alle armi. Buone notizie quindi, non solo perché cade un'incomprensibile barriera tra il Belpaese ed il mondo, ma anche e soprattutto per quanto la diffusione del prodotto potrà alimentare il dibattito già incandescente riguardo le modalità di redistribuzione dei proventi, vero punto dolente della questione (sia dal punto di vista del compenso degli artisti che della sostenibilità economica di Spotify stessa).

A tal proposito, risale a pochi giorni fa un report di PrivCo nel quale si evidenzia che a fronte di un sostanzioso incremento del fatturato (da 94 milioni di dollari nel 2010 a 244 nel 2011), nello stesso periodo anche le perdite hanno fatto registrare un aumento considerevole, dai 37 ai 59 milioni di dollari, aprendo crepe di non poco conto sulle prospettive future di una compagnia che, come dicevamo sopra, in questo frangente storico riveste anche un ruolo pivot riguardo agli scenari futuri (e futuribili) di fruizione musicale online. Gli sviluppi non tarderanno a manifestarsi.

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