All’inizio non era chiaro se la presenza di Ariel Pink ai riot pro-Trump di Capitol Hill dello scorso 6 gennaio fosse o meno una messinscena o uno sfottò. Alcuni presenti alla manifestazione trasformatasi in assalto al Campidoglio avevano avvistato nel pomeriggio il musicista in compagnia di John Maus e in seguito la filmmaker Alex Lee Moyer aveva immortalato quella giornata con uno scatto dal letto di un albergo che ritraeva i tre soddisfatti di aver vissuto una gran bella avventura (tradotto da «had a great time») quando le premesse erano tutt’altre («the day we almost died»).
Compreso che quel gesto potesse aver confuso i fan, Ariel Marcus Rosenberg ha in seguito chiarito il suo – già manifestato – supporto al Presidente uscente via Twitter, proprio nelle ore in cui lo stesso Presidente era stato bloccato sul social network per la sua scellerata condotta e il web era nel pieno di una nuova febbre da meme. «Benvenuti nel panottico – ha scritto – Non hanno perso tempo, salvatevi amici, cancellatemi ora e denunciatemi prima che vengano a cercare anche voi», salvo poi togliere ogni dubbio sul suo operato, scrivendo a chiare lettere l’assurdo slogan «vote for trump» (ad urne chiuse avrebbe potuto ribadire il mantra dello «stealing the election», di cui peraltro abbiamo anche un bel remix firmato Holly Herdon).
Lo scorso dicembre il cantante aveva affermato di non essere un supporter di Trump («I’m not Maga») ma, condividendo le stesse riflessioni di John Lydon, si era schierato col capo dei Repubblicani asserendo che «fosse l’unico baluardo contro il collasso totale», l’unica speranza contro i «media psychos pro Biden/Harris». Tornando ai fatti di Capitol Hill, in risposta ad un fan, Ariel Pink ha inoltre specificato, di aver pacificamente protestato sul prato della Casa Bianca per poi battere ritirata «in Hotel per schiacciare un sonnellino». Caso chiuso, aveva detto. Non proprio…
i was in dc to peacefully show my support for the president. i attended the rally on the white house lawn and went back to hotel and took a nap. case closed
— Ariel Pink (@arielxpink) January 7, 2021
Di tutta risposta, la label, che ha pubblicato alcuni lavori del musicista tra cui l’ultimo album Dedicated to Bobby Jameson (del 2017) e il singolo dello scorso anno Short Man’s Syndrome, ha deciso di scaricarlo, sempre via Twitter.
Due to recent events, Mexican Summer and its staff have decided to end our working relationship with Ariel Rosenberg AKA Ariel Pink moving forward.
— Mexican Summer (@MexicanSummer) January 8, 2021
Su SA trovate numerose recensioni di Ariel Pink, tra le quali quella relativa al summenzionato Dedicated to Bobby Jameson, che era e rimane un ottimo lavoro.