Rolling Stones
Rolling Stones live ad Altamont 1969, still dal film "Gimme Shelter"

Altamont 1969. L’oscuro epilogo che segnò la fine di un’epoca

Il festival che voleva essere una risposta californiana a Woodstock si rivelò un disastro e culminò con la morte di uno spettatore durante lo show degli Stones

6 dicembre 1969, tardo pomeriggio. Mick Jagger arriva al circuito di Altamont, vicino a San Francisco, per esibirsi con i suoi Rolling Stones, in quel momento in tour negli States. Appena sceso dall’elicottero viene avvicinato da un uomo che gli urla “ti odio!” e che gli sferra un pugno in piena faccia. Avrebbe potuto essere un semplice incidente di percorso, come ne succedevano tanti a una band sull’onda del successo, ma in realtà era la dimostrazione che la situazione al festival di Altamont stava degenerando in fretta.

Nell’estate di quello stesso anno aveva avuto luogo a a Bethel, una piccola città rurale nello stato di New York, il famoso festival di Woodstock, il concerto rock per antonomasia, e la costa ovest statunitense voleva offrire un evento non meno importante. L’iniziativa era stata presa dai Jefferson Airplane, i quali coinvolsero da subito i Grateful Dead e i CSNY. Come già a Woodstock, anche in questo caso si dovette far fronte alla difficoltà di trovare una location adatta per l’evento. Il 26 novembre gli Stones annunciavano la loro partecipazione, ma ancora non era stato definito ufficialmente il luogo, che venne scelto soltanto un paio di giorni prima della data e dopo aver scartato molte altre alternative. Il circuito di Altamont, però, presentava un inconveniente non da poco: il palco alto soltanto un metro sarebbe stato posto in una conca e quindi si sarebbe dovuto trovare un modo per tenere a distanza di sicurezza gli spettatori. Impensabile coinvolgere la polizia: il movimento hippie non era certo ben visto, e gli stessi Stones avevano già avuto qualche grattacapo per questioni di droga.

Gli Hell’s Angels

Come racconterà in seguito la songwriter Grace Slick, gli organizzatori pensarono di coinvolgere un club motociclistico, gli Hell’s Angels, che già in altre occasioni si era occupato della sicurezza per i concerti di Jefferson Airplane e Grateful Dead. Come scrive il Washington Post in una dettagliata ricostruzione del festival, i motociclisti erano considerati “i fratelli fuorilegge della controcultura”. La scelta degli Hell’s Angels come servizio d’ordine si rivelò, invece, davvero infelice, complici anche le regole d’ingaggio concordate con loro da Rock Scully, il manager dei Grateful Dead, e da Sam Cutler, il tour manager dei Rolling Stones, che prevedevano per la gang un pagamento di 500 dollari di birra per ogni suo membro al lavoro. Il risultato fu, come è facile immaginare, la molesta ubriachezza della gran parte dei motociclisti chiamati a garantire un minimo di sicurezza.

Fin dall’esibizione di Santana, la prima del pomeriggio, la ridicola cordicella che separava il pubblico dal palco venne rimossa e scoppiarono le prime risse: l’atteggiamento violento degli Hell’s Angels non fece che esacerbare la situazione. Lo stesso cantante dei Jefferson Airplane Marty Balin – sul palco dopo Santana – ne pagò le conseguenze, cercando di intromettersi tra un membro della gang e qualche spettatore che stava subendo l’ennesimo pestaggio. Il risultato furono un paio di pugni in faccia anche per lui.

La situazione a quel punto pareva sempre meno sotto controllo, tant’è che gli stessi Dead, che avrebbero dovuto suonare prima degli Stones, decisero di non salire affatto sul palco. Una scelta che si rivelò in seguito molto controversa, tant’è che Cutler arrivò a definirla «il più grande atto di codardia nella storia dell’industria musicale»; ma lì per lì – anche nelle cronache successive all’evento – il ruolo dei Dead venne valutato solo marginalmente. «Non si fidavano della propria musica. Non possiamo sapere se suonando avrebbero potuto fare qualcosa per salvare l’evento, ma non lo fecero», aggiunge Cutler.

Meredith Hunter e Patti Bredehoft

Meredith Hunter era al concerto con la sua ragazza, Patty Bredehoft. I due, come racconta quest’ultima, si erano sentiti spesso a disagio durante la giornata, specialmente quando passavano vicino agli Hell’s Angels. Hunter, infatti, era nero, mentre la sua ragazza no: essere una coppia mista, all’epoca, non era affatto ben visto al di fuori degli ambienti più progressisti di Berkeley e di San Francisco frequentati solitamente dalla coppia. Hunter e Bredehoft si erano conosciuti qualche mese prima, e il ragazzo l’aveva invitata a unirsi a lui per andare al concerto degli Stones: «Abbiamo sentito parlare di questo posto pieno di pace, amore e figli dei fiori. Quindi abbiamo pensato: ‘Oh, sarà una grande festa», dichiara ancora Bredehoft. Dopo essersi allontanata dalle prime file ed essere tornata alla macchina, la ragazza fu raggiunta da Hunter che la chiamava per l’imminente esibizione della band inglese. Nonostante le perplessità di Bredehoft, che non si sentiva del tutto tranquilla a causa dell’atmosfera che aveva percepito durante tutta la giornata, il ragazzo la convinse. Prima di tornare verso il palco, Hunter prese dal bagagliaio una pistola. «A cosa ti serve?», gli chiese lei. «Solo per protezione», fu la risposta.

Gli Stones sul palco, la situazione degenera

Visto l’annullamento dell’esibizione dei Dead, gli Stones avrebbero voluto anticipare il loro set previsto inizialmente al tramonto. Tuttavia il bassista Bill Wyman era ancora a San Francisco e sarebbe arrivato con un elicottero separatamente dal resto della band. A compromettere ulteriormente una situazione sotto palco ormai più che esplosiva, date le continue scintille tra motociclisti e pubblico, si aggiunse così anche una pausa di oltre un’ora tra l’esibizione di Crosby Stills Nash & Young (che non rinunciarono a salire sul palco) e quella degli Stones. Fin dalle prime note di Jumpin’ Jack Flash il pubblico cominciò ad accalcarsi sotto il palco presidiato dagli Hell’s Angels. Arrivati al terzo pezzo in scaletta, Sympathy For The Devil, Jagger fu costretto a interrompere l’esecuzione tanta era la tensione tra pubblico e servizio d’ordine: pestaggi, violenze, e una folla che si avvicinava  sempre di più al palco. Ne abbiamo testimonianza grazie ai filmati girati da una troupe che era lì per realizzare un documentario sul concerto dei Rolling Stones.

Jagger, preoccupato e stordito, cercò di calmare gli animi chiedendo al pubblico se stessero tutti bene e invitandoli a fare qualche passo indietro. Poi la band decise di proseguire lo show: «Sarebbe potuto andare molto peggio. Sarebbe potuto essere un gran disastro [se avessero deciso di interrompere l’esibizione, ndSA]. Chissà cosa sarebbe successo», ha dichiarato Keith Richards al Washington PostIn questo scenario esplosivo, sarebbe bastata una scintilla per fare precipitare irrimediabilmente la situazione.

La morte di Meredith Hunter

Come immortalato nei video dell’epoca, il frontman degli Stones sempre più preoccupato cercava di capire cosa stesse succedendo: «Non capisco cosa sia successo, non riesco a vedere. Tutto bene?»il pubblico gridava in risposta: «No, fanculo gli Angels!», «Andate a casa Angels!»Arrivati ormai alla settima canzone, Under My Thumb, i filmati mostrano l’esatto momento in cui Hunter – a quel punto tornato sotto il palco con la ragazza – dette in escandescenza: vestito di verde, si agita con la pistola in pugno e viene placcato da uno degli Hell’s Angels, Alan Passaro, che lo atterra pugnalandolo a morte. Subito dopo, Passaro e altri motociclisti infierirono su di lui colpendolo in testa con un cassonetto (le testimonianze non sono univoche, c’è chi sosterrà che Hunter avesse intenzione di sparare alla band, e chi invece confermerà le molestie ricevute da Hunter da parte degli Hell’s). Il concerto, come detto, continuò: gli Stones non si accorsero dell’accaduto e suonarono altri otto pezzi. La vicenda divenne di dominio pubblico solo alcuni giorni dopo e Alan Passaro venne scagionato per legittima difesa.

Il lato oscuro di Woodstock

Il disastroso festival di Altamont venne ben presto interpretato dalla stampa e dall’opinione pubblica come la fine di un’era. Un articolo-resoconto pubblicato qualche settimana dopo da Rolling Stone lo definì «Il giorno peggiore di sempre del rock and roll», accusando gli organizzatori di essere stati guidati da «egoismo, clamore, inettitudine e fame di denaro, nonché da una totale mancanza di umanità»I critici musicali considerarono da subito Altamont come la fine spirituale degli anni ’60, un oscuro epilogo: «Se gli anni ’60 sono stati una grande onda, arrivata ad Altamont al massimo della sua altezza», ha scritto Greil Marcus, «abbiamo visto tutta la spazzatura e i pesci morti lasciati a terra quando l’acqua si è ritirata»

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