È morto a 74 anni a seguito di un ictus Wayne Perkins, chitarrista e songwriter tra i più richiesti session man della stagione d’oro del rock tra anni Sessanta e Settanta. Nato a Birmingham, Alabama, Perkins è stato una figura chiave dietro le quinte, capace di lasciare il segno su alcuni dei dischi più iconici dell’epoca grazie a uno stile riconoscibile fatto di riff essenziali, interventi misurati e una profonda sensibilità blues.
Richiestissimo tra Stati Uniti ed Europa, lavorò in studio con artisti e band di primo piano, contribuendo in particolare alle registrazioni londinesi di Bob Marley and the Wailers nei primi anni Settanta. Nello stesso periodo entrò nell’orbita dei The Rolling Stones, incidendo con loro tra Germania e Regno Unito a metà decennio e stringendo un rapporto di amicizia con Keith Richards e Ron Wood: il suo lavoro compare in due dischi d’oro della band.
Le sue radici affondano però nella scena di Muscle Shoals, dove conobbe Ronnie Van Zant, leader dei Lynyrd Skynyrd, che tentò senza successo di coinvolgerlo stabilmente nel gruppo. Perkins collaborò comunque con la band, apparendo anche sul palco e contribuendo a registrazioni poi confluite in First and Last.
A lungo legato a Leon Russell — con cui ha condiviso tournée per un periodo più esteso di qualsiasi altro chitarrista, fatta eccezione per Lonnie Mack — Perkins fu parte integrante di quella comunità di musicisti nota come “The Swampers”, attivi tra funk, soul e southern rock.
Tra le collaborazioni più celebri figura anche quella con Joni Mitchell, con cui ebbe una relazione nei primi anni Settanta e suonò nel fondamentale album Court and Spark.
Chitarrista di culto più che nome da copertina, Wayne Perkins ha incarnato la figura del musicista totale, capace di attraversare generi e contesti lasciando un’impronta decisiva ma spesso invisibile, contribuendo a definire il suono di un’epoca senza mai cercare il centro della scena.
Tra gli omaggi al chitarrista non potevano mancare quelli dei Rolling Stones, che in una storia su Instagram ne hanno ricordato il contributo su – parole loro – “uno dei loro album più sperimentali”, Black and Blue.