Prima la foto dell’album con la scritta “Lauro” col punto, poi il diagramma completato del gioco di carta e matita l’impiccato con la stessa parola data per indovinata, come dire, la partita è finita. A ribadirlo è anche la didascalia che accompagna il post: Lauro. sarà il suo ultimo disco con dedica a chi ha scelto di essere e di goderne, a chi non gliene ne frega nulla, a chi ha conosciuto la fine (e della fine ha fatto il suo nuovo inizio) e in generale a tutti gli incompresi, «come lo siamo noi».
Tutto lascia intendere che dopo i “quadri” sanremesi Lauro De Marinis voglia, con la pubblicazione di questo sesto lavoro, dismettere l’alias che lo ha accompagnato finora, magari inventandosene un altro, magari iniziando una nuova carriera firmandosi con il proprio nome e cognome.
Ancora una volta il parallelo con Bowie scatta inevitabile. La fine di Ziggy al culmine della fama data 3 luglio 1973, similmente quella del Lauro post-quadri sanremesi coincide con la festa della donna, l’8 marzo 2021. Per chi lo critica – come Morgan – quello che verrà non sarà altro che l’ennesimo travestimento. Per chi lo sostiene sono già scattate numerose ipotesi. Che ci sarà dopo “la poetica della strada”? Staremo a vedere.
Lauro esce il 16 aprile e segue a un paio d’anni di distanza 1969 – e questo se cataloghiamo gli album 1990 e 1920 come dischi di reinterpretazioni/cover.
Su SA trovate alcune recensioni della discografia di De Marinis ma anche il nostro commento critico a Solo Noi, il suo ultimo singolo.