“A Hidden Life” di Terrence Malick è un ritorno ai fasti di “The Tree of Life” secondo la critica

"A Hidden Life" di Terrence Malick è un ritorno ai fasti di "The Tree of Life" secondo la critica

Al Festival di Cannes, nella giornata di ieri, è stato presentato in anteprima mondiale A Hidden Life, il nuovo film scritto e diretto da Terrence Malick, che arriva ad appena due anni di distanza da Song to Song. Indicato fin da subito come un ritorno alle origini per il misterioso cineasta texano, la pellicola effettivamente segue una narrazione pressoché lineare senza però abbandonare quello stile tipicamente malickiano del flusso di coscienza e del ritmo sognante, stavolta utilizzato per indagare la perdita della fede in un periodo storico atroce come quello della seconda guerra mondiale.

https://youtu.be/HWC4dVB8n1s

Secondo i primi pareri della critica presente al festival, che vi riportiamo di seguito, A Hidden Life rappresenta un ritorno del regista ai fasti della Palma d’Oro ottenuta con The Tree of Life, mostrando evidentemente la scarsa attrattiva rappresentata dall’ultimo corso del regista da parte della stampa americana. Chi scrive, invece, aveva avuto modo di apprezzare ampiamente i lavori più recenti, compresi Knight of Cups e il bistrattato To the Wonder, fino all’ultimo struggente Song to Song, inquadrandoli come pezzi dello stesso gigantesco mosaico, sublimato nel documentario “da museo” Voyage of Time.

David Ehrlich, IndieWire: «A Hidden Life è un lucido e profondo ritratto della fede in crisi. Un’epica intima sull’immensa forza richiesta dalla resistenza e il coraggio che è servito per superare questa incredibile crisi di fede e in un mondo che non potrebbe mai ricompersarli per questo. Senza dubbio è la cosa migliore fatta da Malick da The Tree of Life».

Justin Chang, The Los Angeles Times: «Domenica ha segnato il ritorno di Malick a Cannes e l’ho sentito come un ritorno a casa per parecchi significati. Il suo nuovo e straordinario film è chiamato A Hidden Life, una citazione tratta da Middlemarch [di George Eliot] che potrebbe anche essere facilmente frainteso come un’interpretazione della vita timida e nascosta del suo stesso autore. Ma risuona anche come un’eco di The Tree of Life, il che potrebbe essere più di una semplice coincidenza: se quel film del 2011 era il suo più personale e autobiografico lavoro, questo sembra un decisivo ritorno alle origini. Per una volta è lineare, quasi strutturato in forma classica e un viaggio intensamente romantico che lo eleva a capolavoro».

Tim Grierson, Screen Daily: «Terrence Malick ha spesso a che fare con il cosmico, lo sprituale e l’eterno, ma con A Hidden Life il regista-sceneggiatore meditativo attacca i suoi soliti temi per una prospettiva urgente e puntuale. Raccontando la storia di Franz Jägerstätter, un religioso austriaco obiettore di coscienza che scelse la prigione piuttosto che combattere al fianco dei nazisti, questo tormentato film segue lo stesso tono sognante e sospirante di The Tree of Life ma quell’aria di gentile contemplazione è sostituita dalle minacciose forze del male che presto si imbattono nelle vite dei personaggi. Malick trasforma Jägerstätter in una figura cristologica che ha scelto il martirio per le sue credenze, ma nel corso delle sue tre ore A Hidden Life parla del sacrificio dell’uomo in un mondo in cui indifferenza e debolezza stanno diventando sempre più la norma».

Peter Debruge, Variety: «Tornato a Cannes con il suo film migliore da The Tree of Life, Terrence Malick pone domande impegnative riguardo alla fede personale in un mondo che sta andando sempre più fuori strada in questo epico ritorno in forma».

Steve Pond, TheWrap: «Basato sulla vera storia dell’obiettore di coscienza che scelse la prigione piuttosto che combattere al fianco dei nazisti nella seconda guerra mondiale, A Hidden Life è di certo il miglior film di Terrence Malick da The Tree of Life – è anche il suo film più sontuoso da allora e forse il più sentimentale di sempre. È anche il suo più lento e meditativo, che chiede agli spettatori di arrendersi a quel particolare stile Malick che alcuni potrebbero trovare fastidioso».

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