Jazz Is Dead 2026
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Edoardo Bridda
- 25 Marzo 2026
Jazz Is Dead 2026 arriva alla sua nona edizione con alcune novità: due nuove location, Cascina Falchera ed El Barrio a Torino, e un’esperienza festival completamente ripensata. Dal 29 al 31 maggio, il progetto curato da Alessandro Gambo trasforma la città in un percorso sonoro continuo, dove elettronica, jazz, psichedelia, hip hop e black music si intrecciano come in un concept album da vivere nella sua interezza.
Tre giornate, tre flussi sonori: il venerdì privilegia l’elettronica e le sperimentazioni più radicali con Alessandro Cortini, Aya, Big|Brave, Bono Burattini, Lucrecia Dalt, Matmos e Marta Salogni & Stefano Pilia. Il sabato esplora hip hop, ethno e psichedelia con A Guy Called Gerald, Alien Dub Orchestra, James Massiah, Lord Spikeheart, Moor Mother, Sorvina, Heliocentrics e Yazz Ahmed & Ralph Wyld. La domenica si concentra su jazz, noise e rock con Dwarf Of East Agouza, Ensemble Nist Nah, Glacial, Horse Lords, Sanam, Società Cosmica e The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble.
Non mancano i dj set, curati da artistə come Carmen San Pio, Camilla Colibazzi, Dj Mambo Sun, Francesco Skip, Ma Nu, Odd Shy Guy, Palazzi D’Oriente, Push & Pull, Sagome, Sinoira Modificata Equipe e Sister Effect, che accompagnano il pubblico fino agli after show notturni a El Barrio.
Backwards è il concept di questa edizione: un guardarsi indietro, tornare alle radici di un festival cresciuto negli anni senza perdere la propria identità. Jazz is Dead! non è solo musica, ma un’esperienza che si ascolta, si balla, si condivide e si vive fino in fondo, con la possibilità di campeggiare e partecipare a un’esperienza immersiva tra suoni, spazi e comunità.
Dettaglio
Alessandro Cortini apre il festival con musica elettronica e live audio/video coinvolgenti, un viaggio tra sintetizzatori analogici, minimalismo e ambient cinematografico. Aya porta club music destrutturata e noise digitale. Il suo ultimo album Hexed! esplora dipendenze e traumi repressi, trasformando i corridoi romantici del passato in incubi a occhi aperti. Big|Brave, dal Canada, propone drone, doom e minimalismo radicale. Il trio presenta il nuovo album In Grief or In Hope e l’OST OST, con strumenti autocostruiti e pianoforti preparati.
Bono / Burattini presentano il nuovo album Ora Sono un Lago, tra elettronica minimale, psichedelia oscillatoria e misticismo confessionale. Emidio Clementi intreccia spoken word, rock minimale e letteratura, raccontando storie sotto l’albero a tarda notte nel bosco. Lucrecia Dalt presenta il nuovo disco A Danger to Ourselves, fonde elettronica sperimentale, pop d’avanguardia e sound design onirico. Marta Salogni & Stefano Pilia inaugurano la loro prima collaborazione dal vivo, dialogo tra chitarra astratta e manipolazioni di nastri magnetici, presto in album per Maple Death Records.
Matmos trasformano oggetti insoliti e suoni organici in composizioni elettroniche d’avanguardia, dall’album Metallic Life Review. A Guy Called Gerald celebra oltre trent’anni di acid house e jungle, tra club underground e festival internazionali, con il recente EP Britain’s Dirty Little Secret. Alien Dub Orchestra esegue gli standard del Breadminster Songbook, mescolando dub, jazz e psichedelia. James Massiah unisce spoken word politico, elettronica e post-punk, alla sua prima volta a Torino. Lord Spikeheart fonde noise, punk e metal africano in live set viscerali, tra sperimentazione e energia estrema. Moor Mother, poetessa afrofuturista, intreccia poesia, teoria critica, noise e improvvisazione radicale. Sorvina esplora jazz rap, neo-soul e gospel, tra queerness e guarigione, con energia magnetica e groove travolgente.
Gli Heliocentrics fondono funk, jazz e psichedelia, collaborando con Mulatu Astatke e la Sun Ra Arkestra, tra colonne sonore e produzioni d’avanguardia. Xabier Iriondo esplora drone e psichedelia rituale con chitarre, in performance notturne tra bosco e gramofoni d’epoca. Yazz Ahmed & Ralph Wyld uniscono jazz psichedelico e sonorità arabe, dall’album A Paradise in the Hold. Dwarf Of East Agouza combina krautrock, jazz e dub egiziano, tra improvvisazione radicale e ipnosi sonora. Ensemble Nist Nah fonde Gamelan e improvvisazione contemporanea, come nell’album SPILLA. Glacial (Lee Ranaldo, Tony Buck, David Watson) crea improv-jazz-noise tra ambient, droni e atmosfere cinematiche.
Horse Lords propongono math rock, minimalismo e poliritmie africane, dall’album Demand to be Taken to Heaven Alive. Sanam rielabora tradizioni musicali del Medio Oriente attraverso improvvisazione, drone e avant-rock, dall’album Sametou Sawtan. Società Cosmica fonde kosmische musik, ambient e elettronica analogica in performance immersive e rituali. The Kilimanjaro Darkjazz Ensemble torna a Torino con dark jazz cinematico e improvvisazione collettiva, un’esperienza sonora tra surreale e sublime.
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