Dal 21 Aprile 2015 al 26 Aprile 2015

Live Arts Week IV – Gianni Peng

La quarta edizione di Live Arts Week si svolge a Bologna dal 21 al 26 maggio 2015.

Il festival, che da quattro anni mette a frutto le esperienze precedenti organizzate da Xing (Netmage e FISCo.), è il punto di riferimento italiano nelle arti performative, unendo musica, teatro, installazioni, performance di varia natura.

Novità di quest’anno è la sede principale del festival, che sarà il complesso dell’Ex Ospedale dei Bastardini, con un evento speciale negli spazi di MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, che ha ospitato gli eventi principali delle precedenti edizioni.

Proprio al MAMbo, durante la serata di apertura e la giornata di chiusura, sarà eseguita la colossale HPSCHD, opera progettata da John Cage – in collaborazione con Lejaren Hiller – alla fine degli anni Sessanta. Per l’occasione il sound design sarà curato da Valerio Tricoli. Di seguito il comunicato stampa dell’evento.

«Evento unico in Italia dedicato alle live arts, presenta un insieme eterogeneo di performance che ruotano intorno alla presenza e all’esperienza percettiva di corpi, movimenti, suoni e visioni, con un programma-palinsesto di opere dal vivo (performance, ambienti, concerti, live media, expanded cinema, con date uniche, produzioni e anteprime) presentate da personalità di spicco della ricerca contemporanea internazionale. Per questa quarta edizione Xing ha messo assieme gruppi di scompagnati e ricercatori solitari. Un villaggio/palazzo ed un museo di arte moderna accoglieranno questo insolito insieme di habitat, aprendo due mondi che si alterneranno, tra giorno e notte: la grande composizione novecentesca di John Cage HPSCHD con le collezioni post-digitali che la accompagnano sul piano visivo nella grande sala di MAMbo, e gli enunciati collettivi, le teorie incarnate e le fenomenologie sonore che vivranno nelle suggestive sale del vecchio Ospedale dei Bastardini. Live Arts Week dà spazio ad atletiche esistenziali: non antepone l’arte agli artisti, espone a forme di sensibilità e idee, accoglie opere ibride e poliglotte, ospita singolarità umane, tessendo una sorta di contro-design della fruizione. Progettato come un’unica campata ed un’architettura inedita, raccorda e permette di attraversare tensioni estetiche e pratiche rappresentative del mondo contemporaneo. Gianni Peng, nome che accompagna il festival nella sua crescita biologica, sta ad indicare il momento di queste transizioni. E’ un fenomeno, non una persona: un nuovo soggetto identitario, improbabile ma reale, da trattare come un concetto astratto».

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