violab, Autore presso SENTIREASCOLTARE https://www.sentireascoltare.com/author/violab/ Magazine musicale, recensioni, interviste, reportage, concerti Mon, 29 Dec 2014 13:30:08 +0000 it-IT hourly 1 https://www.sentireascoltare.com/wp-content/uploads/2020/08/cropped-sa-32x32.png violab, Autore presso SENTIREASCOLTARE https://www.sentireascoltare.com/author/violab/ 32 32 Contorni post-rock https://www.sentireascoltare.com/articoli/contorni-post-rock/ Wed, 19 Sep 2012 22:00:00 +0000 https://sentireascoltare.com/articoli/turn-on-mezzo/contorni-post-rock/ Nel mondo della discografia musicale indipendente può capitare che i ruoli si confondano, che i produttori si cimentino nella composizione di musica originale e che gli artisti prodotti diventino collaboratori dei produttori stessi. E’ questo il caso dei Füsch!, progetto nato come per gioco grazie ai due promotori della indie label bergamasca Jestrai Record Mariateresa Regazzoni, alle sue prime sperimentazioni di synth, e Pierangelo Mecca, già batterista di Fiub e Chaos Physique. L’introduzione del basso e della chitarra del polistrumentista Mario Moleri ufficializza l’inizio della storia del gruppo, da cui il battesimo del nome Füsch!, una parola che in dialetto bergamasco significa “levati”, “scansati”, ma “al di là del significato” piace ai componenti del gruppo per via del “suono della parola stessa, che ricorda un’assonanza con la lingua tedesca”.

Un rodaggio a suon di jam session nel sottotetto della casa di Monte Croce (BG) adibito a sala prove e tre giorni di registrazione con il sostegno tecnico di Alessandro Dentico servono a dare alla luce Corinto, il disco d’esordio dei Füsch!. Un concentrato di tetro post rock che esprime le varie preferenze dei musicisti coinvolti e che guarda agli “anni ’70 in tutte le sue molteplici forme: dall’hard rock all’elettronica, dalla psichedelia alla no wave e al rumore”. Ospite d’eccezione per le sovraincisioni di voce, basso e chitarra, una vecchia conoscenza in casa Jestrai: Amaury Cambuzat (Ulan BatorFaust). Quest’ultimo nel 2005 ha pubblicato l’ottavo disco degli Ulan Bator Rodeo Massacre e oggi partecipa assieme a Pierangelo Mecca al progetto dei già citati Chaos Physique.

Sembrerebbe così aggiungersi un tassello al paesaggio sonoro bergamasco, sempre più connotato dalla fioritura di gruppi strumentali dalle sonorità cupe, financo spettrali, vedi alla voce Verbal, i concittadini math-oriented. Tuttavia i Füsch!, che considerano gli altri gruppi italiani “un po’ un circolo chiuso”, non ambiscono affiliarsi ad alcuna corrente contemporanea preferendo “l’idea di rappresentare noi stessi il nostro stesso genere”. Un genere indefinibile, versatile, che potrebbe proporsi tanto come colonna sonora – come successe alle musiche dei Goblin per i film di Dario Argento – quanto rimanere il divertissement di una band che mette la propria “musica a conoscenza di altri solo […] [per] personale soddisfazione” e che ha già in cantiere il materiale per il secondo lavoro.

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Tutti i colori del trip hop https://www.sentireascoltare.com/articoli/shijo-x-tutti-i-colori-del-trip-hop/ Thu, 07 Jun 2012 22:00:00 +0000 https://sentireascoltare.com/articoli/turn-on-mezzo/tutti-i-colori-del-trip-hop/ Gli Shijo X sono “quelli col nome strano”, irriproducibile e indecifrabile, con quella X che ne rafforza il mistero. Un viaggio a Kyoto di Davide “Skatto” Verticelli – tastierista e co-fondatore del gruppo, così soprannominato per la rapidità con cui lo si vede sfrecciare dalla riviera abruzzese al mondo – risolve per lo meno l’enigma del nome, ispirato ad una strada imperiale della città giapponese. Patria elettiva è Bologna, da dove il nostro inizia l’avventura, prima come tastierista di Beatrice Antolini, poi insieme alla conterranea Laura Sinigaglia, con la quale fonda il proprio progetto solista, Shijo X.

Pensato originariamente con una formazione a due, “allo scopo di evitare l’effetto pianobar”, alla seconda prova in studio il sound del gruppo si perfeziona grazie all’inserimento del basso di Federico Fazia e della batteria di Federico Adriani. L’esordio del 2009 One minute before (Ideasuoni) – una raccolta di otto tracce composte di getto, in parte direttamente in sede di registrazione tra le colline modenesi del Bombanella Soundscapes – è un collage di sonorità fresche e (video)giocose: basi elettroniche variamente declinate su sonorità afro, dub, hip hop e reggae; campionamenti in stile tetris e andamenti latineggianti impastati con la versatile quanto sensuale vocalità soul e r&b di Laura. Il tutto per dare vita ad sound divertente e debitore nei confronti dell’electro trip hop dei Bran Van 3000 come degli ultimi Morcheeba.

Se “l’elettronica, intesa come ricerca del suono, è l’elemento che unisce entrambi i lavori”, con … If a night, frutto di un anno e mezzo di gestazione, gli Shijo X trovano nella semplificazione la chiave di volta per dare identità a un sound che riceve le influenze più fumose e minimali di Portishead e Massive Attack. Il risultato è una raccolta di fiabe dark che potrebbero essere ambientate Bristol come a Bologna.

Tra collaborazioni reali (Luca Cavina di Calibro 35 e Zeus!, Gianluca Rimei de Il Genio e Candy Fish e Michele Postpitchl di Ofeliadorme) e aneddoti surreali – come quando, racconta Skatto, si è trovato casualmente a suonare per un matrimonio in Belgio col quartetto d’archi che accompagna Björk – gli Shijo X si stanno muovendo abilmente su traiettorie nazionali ed internazionali potendo già vantare importanti esperienze live e prestigiosi riconoscimenti. Tra tutti, la premiazione come miglior gruppo abruzzese nell’edizione 2011 dell’Italia Wave Love Festival. Si offrono lezioni di spelling per impararare a pronunciare un nome che potrebbe arrivare sulla bocca di molti.

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Re-boot #24 https://www.sentireascoltare.com/rubriche/re-boot-24/ Sat, 03 Mar 2012 23:00:00 +0000 https://sentireascoltare.com/rubriche/re-boot/re-boot-24/ In attesa che il nuovo decennio riporti in auge certe sonorità Nineties, ci si ritrova periodicamente a fare conti con ostinati eredi del postgrunge. Ci pensano i romani Madkin col disco d’esordio Perdone la molestia (autoprodotto, 6.5/10) a prendersi il “disturbo” di riaccendere il sound di Seattle, quello rabbioso e senza mediazioni dei Nirvana di Incesticide (Bandwagon). Le pesanti chitarre distorte insistono sui ritmi circolari (Orange Milagres e Shihong) dei primi Smashing Pumpkins, il basso insiste ossessivo su giri ripetitivi à la Desert Sessions (Intro For Lovers In Flames) e il cantato aggressivo di Serena Pedullà, la cui attitudine vocale ed estetica richiama la Courtney Love di Live Through This, parla di solitudine giovanile e di rifiuto della cultura dominante, nella forma tipicamente individuale ed individualista degli anni duemila (Psycho Popular Shit). Il tutto sostenuto da un buon livello dal punto di vista tecnico.

Inizia come un album di ambient drone, poi parte la chitarra acustica e capisci di esser di fronte ad un album brit rock, dalle parti di Travis o giù di lì, collocazione stilistica che può far impazzire o esser giudicata inutile, mentre inopinabile è la mancanza di grossi difetti in The End, The Start (Isaac Gravity Records, 7.2/10), album di debutto del duo marchigiano 2 A.M.: la produzione cristallina, l’interpretazione vocale convincente e la calligrafia curata aiutano a piallare le scheggie proprie delle opere prime ed a catapultare l’LP verso un pandemico alto gradimento. Si ascoltino I Cannot Cry o la più tesa PG tanto per farsene un’idea. Probabilmente cadranno velocemente ed il prossimo futuro li vedrà impegnati a rimanere in equilibrio sulla cresta dell’onda, ma per ora un posto là in cima se lo meritano eccome.

Veneti trapiantati a Roma, i Soluzione riassumono new wave e pop in una via di mezzo tra Paolo Benvegnù (L’esperienza segna), i Perturbazione (Anni settanta), ma anche certe progressioni baustelliane. Il trait d’union tra L’esperienza segna (Jost, 6.7/10) e l’immaginario a cui il gruppo s’ispira è sancito anche dalla collaborazione di Federico Fiumani, Mao e Garbo, oltre che da una mescolanza di synth pop (Intermezzo uno) e citazioni New Order (Infettami). Fa da corollario un interesse per la parola scritta che in passato ha portato la band a collaborare con Manlio Sgalambro e col festival della letteratura di Modena. Il secondo disco del trio va oltre il citazionismo spicciolo e costruisce una declinazione plausibile di modelli estetici che comunque lasciano spazio a una certa interattività tra generi (il prog pinkfloydiano di Pensiero in movimento).

Abbastanza fuori fase da mescolare un funky-soul (Freakin’ Monsters, Bee Hive), beat-psichedelia sotto speed (43 Sunsets), wave-disco come la suonerebbe Jamiroquai (Rollercoaster), un Barry White con quaranta chili in meno (True Romance), certi Franz Ferdinand didascalici (Hey!), folk (Santhe) e una spolverata di prog fulminante: loro sono i Thomas, sestetto di Aqui Terme col vizio del dance-floor e i pollici costantemente alzati. Mr. Thomas’ Travelogue Fantastic (Automatic, 6.9/10) è il loro disco d’esordio e se cercate dei fricchettoni disinteressati all’hype e totalmente votati alla musica, il consiglio è di non lasciarseli scappare.

Jesus & Mary Chains, My Bloody Valentine e di rimando i nostrani Cosmetic: l’estetica di riferimento dei bresciani Le case del futuro sa di chitarre elettriche acide e ingombranti e space-floating à la Animal Collective, uniti a un cantato evocativo poco interessato alla profondità dei significati e molto all’integrità dei suoni. E infatti sono proprio quelli la parte migliore di Lucertole (Disastro, 6.7/10), assieme a una scrittura particolareggiata che sa sterzare al momento giusto (i Bluvertigo ripieni si synth di Brucia Parigi, le cineserie sintetiche di (Due) mostri sulla luna), prima di suonare troppo familiare. Nonostante le premesse siano in linea con gran parte del revival shoegaze in voga ultimamente, nelle dieci tracce di questo esordio spiccano momenti di freschezza naïf, non ultimo il Beck fuori posto de L’ultima e gli sprazzi di beat di Acqua alta.

Il post rock dei catanesi Aetnea, trio sperimentale impasticcato di avanguardia, dub, rumorismo e orientalismi (l’esplicita John Cage, Vartan Dub, Béla Bartok, Contrappunto), si affaccia sulla tavola imbandita delle autoproduzioni come l’ennesima dimostrazione di vitalità musicale del nostro meridione. Collettivo onnivoro, propongono con il loro album omonimo (autoprodotto, 6.7/10) una personale e innovativa rivisitazione analogico/digitale del lavoro cominciato dagli Ulan Bator di Polaire, portandone il testimone in territori solo in parte già esplorati, con convinzione e sicurezza. Coraggio, avanti così.

Pirotecnica, polimorfa, divertente, eclettica, violini e flauti handclapping e cori, piani puntellati, orchestrazioni vivaci, aperture melodiche immaginifiche, e poi tanti colori: questa è la musica di Unhappy The Land Where Heroes Are Needed Or Lalalala, Ok (autoprodotto, 6.9/10), dei campani Il cielo di Bagdad.  Otto pezzi di musica vitale, pronta a contaminazioni improvvise, che ci trascina in un universo pop barrettiano e di campestre allegria: sorprendente come lo furono i  Manitoba di Up In Flames, questo collettivo, attivo dal 2005 e vincitore del premio miglior live al MEI 2009, getta il bus del Magical Mistery Tour in uno spericolato fuoristrada: e qui si vola, tenetevi forte!

Punto di partenza piuttosto evidente per il sestetto L’Altalena sono i Quintorigo di John De Leo, nelle atmosfere come nell’incrocio dei timbri e nell’uso – talvolta – della voce. E hai detto niente, si potrebbe commentare. Tant’è che l’omonimo album (Rumore Indipendente, 6.6/10) si avvale di un approccio frizzante e ritmato, colorato da sax e viola, nel quale si spazia tra libertà jazz e ricami malinconici, languidi notturni (Linee Nere) e giocose digressioni folk popolari (Daddo punto doc). A convincere maggiormente, all’interno di un’apprezzabile eterogeneità, sono proprio i momenti più derivativi: la metrica irresistibile di Forse, l’ambiguità sottovoce di Meno otto minuti, le armonie ricercate e la cantabilità della ballata Sfocata. Nel complesso, nove piccoli sguardi sulle cose e testi ben scritti, con qualche momento morto di troppo e alcuni guizzi creativi che fanno davvero ben sperare per il futuro.
 

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