What We've Lost

What We’ve Lost #9 – Un altro Rap è possibile

In questa nuova puntata di What We’ve Lost (ri)volgiamo nuovamente il nostro sguardo alla scena hip hop nazionale, con focus su un particolare tipo di approccio alle rime in italiano che su SA abbiamo già iniziato ad approfondire con le interviste a U.G.O. prima e a Murubutu poi. Protagonisti odierni sono quindi tre album usciti nel 2016 che rappresentano a nostro parere alcuni degli highlights più graditi in cui ci siamo imbattuti quest’anno. Come sempre, per ogni album presentato trovate pronta per l’ascolto una traccia estratta tramite streaming video.

KyodoIn un Respiro (2016)

9 tracce inedite e un estratto live conclusivo compongono il primo album solista di Kyodo. Beat e campionamenti classici e dal sapore orgogliosamente old school, un flow che tecnicamente vola veramente altissimo (con Che Arte Sia a stagliarsi su tutte) e testi, tra introspezione e riflessione sociologica, davvero superlativi. Unico featuring presente concesso a Murubutu (scusate se è poco) nella straordinaria Il Paradiso Perduto, un nome che da solo si fa garante dell’assoluta bontà qualitativa del disco.

Colpo di stato poetico – Colpo di stato poetico EP (2016)

Interessante progetto a metà tra rap e poesia recitata, Colpo di stato poetico può essere sommariamente sintetizzato come un’equidistante crocevia tra l’approccio all’hip hop di tutta la cricca La Kattiveria Crew e le modalità espressive degli Uochi Toki. Le basi e i beats si sovrappongono e si accavallano continuamente con patterns ritmici più regolari che sfociano senza soluzione di continuità in cacofoniche deflagrazioni rumoristiche, mentre i testi rimangono molto evocativi senza mai scadere in facili ineleganze naive e permeati da una raffinatezza di scrittura costante che sa anche farsi a tratti sottilmente politicizzata – come la ragione sociale poteva lasciar intendere. Rapidissimo ed estremamente efficace, riuscito e promettente.

Sid – Distopia (2016)

Se a 17 anni riesci a uscire, totalmente indipendente e assolutamente in sordina, con un (primo) disco del genere, l’avvenire non può che profilarsi più che radioso. Distopia è un album di hip hop, quello vero e sincero, mille miglia lontano dalle facili lusinghe trap che facilmente potrebbero irretire soprattutto un ragazzo di questa età. La tecnica è eccellente, le produzioni pure, i testi incredibilmente maturi. Basta un primo ascolto di #SchiaffiLirici per capire che Sid ci sa fare con metriche e flow. Tra impeccabili esercizi di tecnica come Nessun Rimorso e brani più intimi (9 am, con il suo beat electro) e autobiografici (Frequenze Vulnerabili), qualche perdonabile piccola sbavatura (il ridondante chorus di Nightmare) non inficia una delle più belle sorprese di quest’anno all’interno del genere. Bello sentire che ci sono ancora nuove leve disposte a proseguire un “keep it real” dalla qualità inversamente proporzionale alla propria età.

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