Suspiria, viaggio sensoriale nella mente di Thom Yorke e Luca Guadagnino

Qualcosa del tutto inusuale. Un’esperienza sensoriale, quasi mistica. La forza della creazione e il potere dell’ispirazione percepiti come tutt’uno, come forza ancestrale e primitiva per riaffermare se stessi, anche nel contesto iper-avanzato dell’oggi. È proprio questo che Thom Yorke ha riservato a una manciata di giornalisti – tra cui noi di Sentireascoltare – invitati all’ascolto in anteprima assoluta del suo nuovo lavoro solista, il primo che si accosta al mondo delle colonne sonore per il cinema. E cosa sceglie come esordio il Nostro, se non uno dei compiti più difficili, ovvero quello di mettere in musica la nuova versione di Suspiria concepita da Luca Guadagnino? E se da un lato il regista palermitano non ha avuto paura di confrontarsi con un maestro del genere qual è Dario Argento, come poteva averne Yorke al cospetto dei Goblin, le cui martellanti partiture risuonano ancora oggi nelle orecchie e nelle menti terrorizzate di milioni di persone.

L’ascolto in sé – tralasciando per un momento l’oggetto – è qualcosa di memorabile a sua volta: al gruppo ristretto di invitati viene fatta varcare la soglia di una piccola quanto peculiare scuola di danza situata tra Porta Venezia e Città Studi a Milano, in un angolo di strada molto comune, reso decisamente accattivamente dalla suddetta struttura, il cui stile gotico cozza sensibilmente con tutto ciò che la circonda e che proprio per questo motivo trae forza e fascino maledetto. Dopo un breve convivio con aperitivo (in cui dell’ottimo vino ci viene spacciato per il sangue di Yorke, offerto in sacrificio a noi ascoltatori), si è pronti per entrare in una sala d’allenamento, tipica delle scuole di danza, con tanto di sbarre d’equilibrio ai lati. Le sedie, piazzate lungo tutto il perimetro della sala, formano una geometria agghiacciante e lasciano intravedere sotto di loro le macchine per il fumo, che si attiveranno di lì a poco… Tutto ciò non distrae certo l’attenzione dal centro della sala, adornata da andele già accese e che da sole rendono l’illuminazione insieme naturale e mortifera, oltre a trasmettere una quantità non indifferente di calore che lascerà gli ospiti letteralmente senza fiato nei minuti che seguiranno.

Ad ascolto iniziato, emergono le scie di fumo da sotto le sedie che inondano la stanza ed esaltano ancor di più il tremolio della luce prodotta dalle candele. Il vortice in cui si sprofonda sulle note di Volk, mentre il gruppo è soggiogato dalla voce lontana e ipnotica di Thom Yorke (calzante in Has Ended e Suspirium) e da un campionario di suoni e suggestioni che arrivano a citare perfino Ligeti e Vangelis, è immersivo e totalizzante. Il risultato di un’esperienza studiata nel dettaglio e che tende ad amplificare l’esaltazione provata in sala alla visione del film di Guadagnino; impossibile non collegare direttamente le immagini viste sul grande schermo pochi giorni prima, sintomo di un connubio perfetto raggiunto in fase di lavorazione tra regista e compositore. E quando si giunge a pensare di essere a un passo dall’ingresso infernale cui lo stesso finale del remake allude, l’ascolto termina. Gil ospiti sono invitati a lasciare la sala, gli smartphone vengono riconsegnati ai rispettivi proprietari, ignari da oltre due ore su cosa stesse accadendo al resto del mondo, confinati come erano in una bolla fatta di melodie, precetti, rituali e pura esaltazione sensoriale. Ritornare alla vita fa male, più di quanto potessimo immaginare. Siamo stati all’interno della testa di Thom Yorke e Luca Guadagnino per una frazione di tempo estremamente relativa. Uscendo con la voglia di ritornarci il prima possibile. Magari già il 26 ottobre, all’uscita ufficiale della soundtrack; e di nuovo a gennaio con l’approdo nelle sale italiane di Suspiria.

Dopo questa introduzione, vi rimandiamo direttamente alla recensione di Suspiria (Music for the Luca Guadagnino Film).

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