Ninos Du Brasil
Ninos Du Brasil, foto di Marco “Messa” Zanin (2021)

Rituali underground per un Brasile immaginario. I Ninos Du Brasil intervistati da SA

Prendete le esplosioni di colori del Brasile, prendete dei tamburi, tanti tamburi, suonateli senza rispetto alcuno, immaginate un rituale nel mezzo della foresta amazzonica ma tutto a lustrini e coriandoli sparati in aria, in mezzo fate emergere due facce pittate di bianco come fossero spiriti di qualche tradizione arcaica locale, fate loro suonare una sorta di batucada-noise in un tripudio di festa e paranoia, riti voodoo e oscurità da foresta, cazzeggio festoso come un neverending carnevale e riflessione antropologica sulle trasformazioni dell’uomo social tra materialità e immaterialità virtuale.

Ecco, questa prolissa e non esaustiva carrellata serve per presentare, anzi, per indicare alcune delle traiettorie che ruotano intorno al duo Ninos du brasil, ovvero Nico Vascellari e Nicolò Fortuni, fuoriusciti del giro emo-punk-noise veneto (With Love su tutti, ovviamente, ma anche Smart Cops, per fare due nomi) che si sono riciclati in presenze fantasmatiche di un Brasile immaginario e immaginato nelle sue forme più possedute e ritualmente tribali.

Seguirli significa perdersi in una terra di nessuno dove i fantasmi suonano i tamburi e l’ossessione è per il vostro piacere. E una nuova occasione per farlo ce la dà Electropark, a Genova, festival all’interno del quale il duo si esibirà nella prima delle tre giornate, il 14 luglio. Di seguito la breve chiacchierata che ci siamo fatti con la band.

Più di dieci anni – quasi quindici a dire il vero – passati nel sottobosco della scena musicale, ma non solo, italiana – ma, ancora, non solo. Come avete visto cambiare le cose?

Con Ninos Du Brasil abbiamo suonato in eventi che vanno dal garage di un amico alla sfilata di Chanel ad Amburgo attraversando tutta Europa, Nord America, Sud America, Asia e Africa… Lo stato delle cose in questi anni di attività è molto cambiato e continua a farlo repentinamente con logiche che sembrano seguire più quelle degli algoritmi che reali necessità ma è anche vero che ovunque siamo andati abbiamo incontrato gente e artisti appassionati alla musica, la sperimentazione e la ricerca.

Voi siete fin dall’inizio un progetto ibrido tra musica e performance, nel quale ovviamente la dimensione live ha un peso importantissimo. Qual è per voi il significato dell’esibizione dal vivo? Un rito, uno spettacolo?

Ninos Du Brasil non potrebbe esistere senza la dimensione live ma è sempre stata e sempre rimarrà una band. La nostra esperienza e passione è quello dei concerti underground, eventi in cui la fisicità della danza è ricercata così come il contatto tra pubblico e band.

Sempre a proposito di performance, che ci dite degli “house concerts” di IONOI del 2021 raccontati nel documentario uscito un anno fa?

Il progetto nasce da diverse considerazioni, teorie e necessità. IONOI è una presa di posizione atta a sottolineare aspetti vitali del momento di scambio tra pubblico e performer. Per quanto ci riguarda non ha mai davvero avuto nessuna rilevanza di fronte a quante persone ci esibiamo, anche una sola persona va benissimo. In un tempo in cui i club, i musei, i cinema e i teatri erano chiusi l’unico luogo che poteva essere tutto ciò era la casa ed è così che abbiamo rivendicato il nostro operato così lontano dalle logiche imperanti nell’industria dell’intrattenimento e non solo.

Nell’ultimo lavoro, uscito l’anno scorso, dicevate di esservi “rifugiati in una caverna per sfuggire alle creature che vi davano la caccia in Vida Eterna. Siete riusciti a scappare o le avete affrontate?

È stata la più cruenta delle battaglie. Fortunatamente vantavamo parecchie frecce al nostro arco. Abbiamo ripetuto diversi mantra, abbiamo notevolmente ampliato l’arsenale di percussioni a nostra disposizione e abbiamo utilizzato voci come pioggia di stalattiti. Il colpo decisivo è stato inferto dall’arrivo del nostro alleato, nonché grande amico, Iggor Cavalera. La caverna adesso è al sicuro.

Quali altri mostri vi minacciano? E come pensate di esorcizzarli in futuro?

Abbiamo affrontato tutto quello che lungo il percorso abbiamo incontrato. L’orizzonte pare luminoso, cosa questa luce sia non è ancora dato di sapere ma è lì che ci stiamo dirigendo ora.

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