Predestinata tardiva

Rampolla di casa Wainwright – figlia del celebre Loudon III e della
di poco meno famosa Kate McGarrigle – Martha nacque a Montreal nel
maggio del ’76, tre anni dopo il fratello Rufus. A completare il
giardinetto sonoro c’era la zia Anna, che assieme a Kate portava avanti
fruttuosamente un duo folk dal rilevante successo in patria e fuori. Fu
proprio in un loro album – Love Over And Overdell’83 – che la fanciulla assaggiò l’ebbrezza della sala d’incisione.
Il richiamo del DNA iniziò a farsi sentire: imparò a suonare la
chitarra e a scrivere canzoni. Ne seguì però una sequela di approcci
estemporanei, tentativi appassionati ma senza affondare il colpo. Si
prestò come vocalist e corista (nei dischi del padre, di madre e zia,
del fratello, di Gordon Gano nientemeno) ma nulla a suo nome fino al ’97, quando licenziò l’ep Ground Floor.
Ne seguiranno altri tre prima dell’omonimo esordio su lunga distanza
del 2005, album buono al di là della fama riflessa. In ogni caso, il
dado era tratto.

Quasi
trentenne, Martha aveva finalmente debuttato, obbedendo al proprio
ruolo di predestinata. Ma il personaggio si mostrava irrequieto,
sfuggente. Qualcosa covava irrisolto nel rapporto con le proprie radici
e nell’idea di se stessa. Capitava di leggere interviste in cui nel
volgere di poche righe sosteneva “You can’t deny who you are” e “I don’t think people are stupid enough to stomach something that isn’t good because of who their parents are“. Quindi – a proposito dell’antica passione per Leonard Cohen – “my first understanding that music is not really about music; it’s about words“, salvo poi concedere un “why not try and make a bigger-sounding poppy record?“. Eccola poi alludere ad uno spleen incarnito (“I tend to write when I’m crippled by something…“, “I didn’t have a boyfriend the time that most women do…”) per smentirlo subito con estatico entusiasmo (“Waking
up every morning and being in reality, breathing the air that everyone
else breathes, being next to the person that you want to be with…
That would be great“).

Tutto ciò, messo assieme alle successive prestazioni (con gli Snow Patrol, con Annie Lennox, in teatro – nel brechtiano I sette peccati capitali – e al cinema in The Aviatordi Scorsese), al recente matrimonio e alla variegata intensità del
nuovo album, fa supporre che questa ex-ragazza abbia finora impegnato
il proprio talento per confondere la mappa delle radici che comunque
non sa – non vuole, non può – rinnegare. La sensazione è che in futuro
vedremo all’opera un’artista finalmente libera, da cui è lecito
attendersi il meglio.

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