Palermocentrale2012

2005-2012: un’eternità. Allora usciva il terzo album diStokka & MadBuddyBlock Notes, apprezzato come i precedenti dalla critica di settore e dai follower più attenti alle cose dell’undeground italiano. A maggio esce finalmente Bypass, il quarto album, già annunciato per fine 2008, ma rinviato all’infinito. E in mezzo, che è successo?

Zoom out. Dai primi Duemila, l’hip hop ha smesso di essere incentrato sul rap e si è trasformato da affare per MC a una questione di suoni e di produttori. Si è riscoperto musica elettronica, dal glitch in avanti. È diventato linguaggio d’uso comune tanto nel pop da classifica quanto nelle nicchie indie (anch’esse poi in parte riassorbite nel mainstream). C’è stata la grande ventata strumentale del post-Dilla: ritmi acciaccati, terzomondismo, recupero di un certo immaginario e di certi suoni degli anni Ottanta. E le cose hanno cominciato a maturare lentamente anche qui in Italia (vedi il nostro specialone su Beat.it e sul “wonky” di gente come Digi, Uxo, ecc.). Occhei, tutto questo in generale. E per i due palermitani? Ci sono stati vari feat rap a nome Stokka&Buddy; le produzioni di Stokka (Francesco Romito) come CookieSnap, prima con un disco in free download (Music Without Notes, 2006) e poi con un paio tra tracce e remix per la Lucky Beard costola del Crookers-sound; anche Buddy (Marco Gorgone) si è dato alla produzione, col nome Blessy, con un paio di tracce sfuse tra 2010 e 2011 e poi l’EP intitolato Outtake$ (2011), antipasto alla prima uscita ufficiale, sempre un EP, titolo Limiter, sempre su Luck Beard (programmato per settembre).

Di tutto questo shift Zeitgeist troviamo traccia in nuce negli almeno due leak che sono cominciati a girare fuori daBypass con ampio aniticipo, e cioè la bellissima Con me (luglio 2008) e Gomma (gennaio 2010). Due produzioni molto diverse da quanto fatto fino a quel momento dal duo Stokka&Buddy: non più rough draft hip hop sampledelica, ma tanta cremosità e deepness electronica, in linea insomma col suono di Stokka come CookieSnap e con certi riflessi della new wave electro-wonky internazionale.

Abbiamo raggiunto Marco/Buddy via Facebook immediatamente prima dell’uscita di Bypass, per una lunga chiacchierata.

Bene. Siete tornati. Raccontaci un po’ chi sono Stokka&Buddy.

Il nostro primo demo, Palermo Centrale, ci ha sorpreso: non ci saremmo mai aspettati un riscontro di quel tipo. Quando abbiamo cominciato noi si facevano ancora i demo in cassetta, internet non era ancora il pane quotidiano, ed era impensabile arrivare al punto di dipendenza totale a cui siamo arrivati oggi.

Parliamo di secoli fa per quanto riguarda il modo di fare comunicazione.

Io e Francesco venivamo da esperienze di gruppo con altre persone qui a Palermo. Con quel demo se vuoi anche un po’ ingenuo abbiamo dato il via al nostro sodalizio. Da allora abbiamo sparato fuori un EP, La cura del microfono, e poi il nostro primo vero album nel 2005, Block Notes, in un periodo in cui l’hip hop tornava di nuovo a piacere alla gente, a incuriosirla.

Siete diventati abbastanza presto un riferimento per l’HH underground italiano.

Sì, almeno è quello che ci dicono. Vibra Records, l’etichetta per cui è uscito il disco, poi, ai tempi la consideravo un po’ diciamo la Rawkus italiana, giusto per fare un paragone.

Eppure era anche un periodo di riflusso. Neffa che era stato uno dei fari della scena aveva mollato, Aelle [storica rivista che monitorava la scena HH italiana] aveva chiuso…

Per vibra uscivano pure i Club Dogo, Bassi Maestro, Mister Simpatia di Fabri Fibra, 60HZ. Era un bel periodo. Aelle credo abbia chiuso nel ’99 o nel 2000 e quel buco è stato tappato più avanti da Groove. Sul primo numero uscito, per esempio, c’era la review de La cura del microfono e anche un pezzo nel CD sampler.

Poi ci sono stati questi lunghi anni di assenza.

Quello che sembrava essere diventato un silenzio stampa, uno sparire dalla scena, o un periodo di riflessione se vuoi, è stato uno stop che ci ha arricchito, rinfrescato, calmato e alleggerito. Abbiamo cominciato a lavorare a questo famoso Bypass e l’evoluzione dei nostri gusti e le altre esperienze parallele, l’avvicinarci ad altre sonorità, ci ha arricchito.

Ecco, mi interessa proprio questo. Come le esperienze di Stokka come CookieSnap e di Buddy come Blessy (per non dire del contesto generale di tutto l’HH post-Dilla) hanno cambiato il modo di fare rap di Stokka&Buddy.

Diciamo che Bypass risente delle nostre esperienze e influenze da produttori solo in parte, sottopelle. Perché la scelta dei beats è ricaduta su un sound che facesse da sintesi tra l’uso del sample e l’uso dei synth e delle batterie elettroniche. Abbiamo cercato di mettere dentro tutto, ma in maniera asciutta, senza perdere l’attenzione per il rap, e con un occhio più a Detroit che a Londra.

Ok, quindi più electro che UK bass…

Sì, non ci sono robe grime dentro, per capirci. Abbiamo cercato di fare un lavoro classico ma attraverso influenze nuove, ma senza storture, cosa che invece ci piacerebbe approfondire in futuro.

Insomma, la produzione non è wonky…

No, ma alcuni beats hanno le drums giuste per farti avvicinare a quel suono.

I beats non sono tutti di Stokka…

Ci sono beats che in versione strumentale secondo me potresti suonarli di fila in un podcast o tranquillamente anche in un contesto di clubbing. Sono tutte produzioni di amici di cui ci fidiamo tantissimo, tutti più o meno vicini alla nostra scuderia GoTaste; ti faccio qualche nome: Big JoeJohnny MarsigliaLouis Dee. Qualcuna è curata da Stokka. Io non ho prodotto perché non credo di avere tirato fuori beats in quest’ultimo periodo che andassero bene per le nostre esigenze.

Parlami un po’ di GoTaste…

Tutto è cominciato con Dual Shock, ovvero Bras e Jamba; l’intento era creare un percorso comune di crescita assieme ad amici storici e artisti nuovi che stimavamo attivi qui a Palermo. Con Big Joe, che è attivissimo come produttore ed è incredibilmente versatile, un vero talento, e Johnny prima, e Louis Dee poi, abbiamo cercato di dare una spinta a questo nostro piccolo vivaio. Tenerlo in vita negli anni è stato tutto tranne che facile e adesso il nome è vivo a Palermo e sta uscendo fuori anche nel resto dello stivale. Siamo orgogliosi di questa storia e speriamo che essa possa diventare un trampolino per artisti secondo noi di spessore, che meritano di trovare spazio anche fuori dalla Sicilia. Ci sono anche Shokka aka Roc B e Frank Siciliano di Unlimited Struggle, crew e da poco etichetta indipendente alla quale siamo molto legati, visto che dentro ci siamo anche come Tasters. C’è Tony Madonia, anche lui di GoTaste, giovane produttore con un po’ di beats in giro.

Ecco, giusto per fare domande originali, quanto è difficile gestire un collettivo o un’etichetta a Palermo oggi?

Molto. Bisogna starci dentro, seguire tutto con attenzione, spingere, sennò si rischia di morire lì, dietro quei 100 cd masterizzati che vendi alle serate in casa. Bisogna fare video, seguire la grafica, e la grafica deve attrarre, ma soprattutto bisogna fare bella musica, perché ok la confezione, ma se il succo poi non c’è…

Il problema, oltre a sopravvivere qui e ora, è poi uscire dalla dimensione localistica…

Per farlo devi intanto trovate gli artisti validi con le skills giuste, persone di cui ti fidi, con cui vivi bene anche al di là della musica. Noi siamo stati fortunati, con Stokka e Lyno, l’altro membro fondatore di GoTaste.

Una parentesi, una cosa che mi è venuta in testa proprio in questo momento, pensando alle collab. Com’è nata la collaborazione per il video de La nuova musica italiana dei Linea 77?

Quella è stata un esperienza un po’ comica. Tanti anni fa abbiamo suonato con loro a Palermo, riuscendo pure a fare una micro jam session sul palco. Loro suonavano e noi facevamo freestyle. Ci chiamarono loro a salire, fu una vera figata. Anni dopo, quando ormai eravamo un po’ più conosciuti, stilando una lista dei gruppi che avrebbero voluto far apparire nel video in questione tirarono fuori pure il nostro nome, quindi accanto a Meg, Cor Veleno, ma ovviamente anche accanto a gente che non c’entra niente col rap. Il nostro video feat avrebbe dovuto essere girato a Napoli, ma per una serie di sfighe, anche se andammo fino a lì, non si è più potuto girare niente, e quindi abbiamo dovuto ripiegare su Palermo e girare il tutto in bassa qualità. Se vedi il video noi siamo quelli che nonhanno le riprese strafighe: i due scugnizzi con la telecamera alla buona, il nostro microsecondo di celebrità. E’ stato comunque proprio bello. E stima reciproca coi Linea.

Parliamo di un pezzo secondo me speciale, che ha anticipato Bypass e che segna un po’ il passaggio di suono da Block NotesCon me.

Assieme a Gomma, è un pezzo fresco, a cui teniamo tantissimo. Ma per Bypass lo abbiamo sistemato, mixato meglio.

Della scena italiana cosa segui?

Per prima cosa i miei ragazzi, GoTaste e Unlimited Struggle. In generale amo il rap che dice qualcosa. Mi piaceMusteeno, mi piace lo stile core di MacMyc dei Dsa CommandoEnsi spacca un casino e spacca sempre di più. Mi piace Kiave, che usa il rap per gli scopi giusti e cioè informare e divertire.

Ecco, parliamo dei vostri testi. Che cambiamento c’è stato dal 2005?

Credo e spero che ci siamo evoluti, soprattutto nella forma. Direi che siamo riusciti in maniera naturale a trovare la formula giusta che medi tra le immagini che abbiamo in testa e il modo migliore per farle recepire. Forse siamo ancora più diretti, ma non per questo più facili, non riesco a spiegarlo meglio di così…

Certi vostri vecchi pezzi sono in qualche modo punk…

Sì, su Bypass abbiamo cercato di mantenere il nostro stile, ma cercando di essere più smooth, più soul, in linea con le musiche.

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