La Musica / Il Suono. Lost Music Festival come esperienza totalizzante. Intervista a Luca Giudici e Mattia Amarù
-
Edoardo Bridda
- 6 Giugno 2022
Lost Music Festival è uno dei boutique festival di quest’estate italiana. L’unico che possa vantare una cornice spettacolare come quella del Labirinto della Masone di Franco Maria Ricci, il più grande labirinto al mondo. L’evento torna finalmente a piena capacità per la sua seconda edizione, e questo dopo due anni di pandemia.
Il cuore della proposta è rimasto il medesimo: una rigorosa indagine lungo i confini tra elettronica, pop, dance, ambient, hd (e oltre) nelle loro ibridazioni e connessioni. Alcuni nomi? Lee Gamble e Caterina Barbieri, giusto per citare i volti più noti, ma non dimentichiamo che ad eventi come questi si va per scoprire e valorizzare realtà meno note ma ugualmente preziose. Lutto Lento e Marina Herlop, giusto per snocciolare artisti incensati su queste pagine, ma anche TSVI e Piezo, sono alcuni dei protagonisti dell’edizione che ci piace spendere qui, lasciando a un nostro editoriale il compito di dettagliare il festival nella sua interezza.
A proposito, sulle nostre pagine, abbiamo attivato anche un contest che dà l’opportunità a due di voi di accaparrarsi un abbonamento per l’intera durata della manifestazione. Ci fermiamo qui con le presentazioni, dando alla viva voce di Luca Giudici e Mattia Amarù, rispettivamente direttore artistico e ideatore e direttore di Lost Music Festival, il compito di farci entrare nel vivo delle fascinazioni e delle peculiarità di uno degli eventi più interessanti del panorama musicale del Paese.
Dopo due anni travagliati a dir poco, Lost Music Festival torna al Labirinto con la sua prima vera edizione dal 2019. Cosa è cambiato nella curatela della line up, come sei cambiato tu, e su cosa ti sei concentrato nella selezione delle proposte artistiche?
Luca Giudici: I due anni travagliati non hanno poi tanto cambiato l’idea che ho sempre avuto del festival, lo spirito e il filo conduttore di tutto il progetto è rimasto quello. L’idea è sempre stata quella di portare dentro al labirinto LA MUSICA/IL SUONO e che questa/o potesse parlare per se stessa/o se inquadrata/o in una cornice significativa come quella del Labirinto di Franco Maria Ricci. Comunque può essere che due anni fa non avrei pensato la parte “notte” così come la vedete oggi, ma per i motivi che tutti sappiamo si è creata una mancanza e oggi anche io in primis sento la necessità di doverla colmare, perché vedo nella gente questa voglia/necessità: la parte “notte” sarà bpm alti e atmosfere più scure fino alle prime luci del mattino. Detto ciò, venendo da ormai più di 10 anni di clubbing, questa è per me una parte davvero fondamentale, ed essendo questo il mio primo anno da direttore artistico del festival, per questa edizione (e sottolineo questa, perché vorrei sottolineare il fatto che questa edizione sarà così ma che magari la prossima sarà differente, non c’è una regola scritta) ho voluto portarla all’interno di Lost, dando di fatto due facce del labirinto, una più riflessiva e dilatata ed una più nevrotica e veloce, quasi a voler creare un contrasto netto che porti ad un continuo crescendo.
L’esperienza di LOST è sinestesica per forza di cose. Il labirinto rappresenta di per sé un’esperienza che si presta a molteplici interazioni con il portato musicale, a partire dal concetto più banale ma non per questo meno importante del “perdersi nell’ascolto”. Con quali peculiarità, ognuna delle proposte da te scelte, si inserisce in questo concetto e quali altri livelli ci vedi?
Luca Giudici: il perdersi è chiaramente un concetto cardine per il festival: solo a seguito dello smarrimento ci si può slegare e abbandonare al concetto di realtà, così da trovare l’attenzione/concentrazione per comprendere e apprezzare ciò che viene proposto, amplificando la comprensione anche di ciò che non si conosce. Il festival verte molto su questa sensazione, e a dare manforte a questa ricerca di comprensione/attenzione c’è la scelta forte di creare una situazione intima e il più attenta possibile alle performance, dove i 3 palchi del festival non si sovrappongono mai. Lasciarsi andare e perdersi nell’ascolto sarà la chiave per comprendere cos’è LOST.

LOST ha una line up davvero coraggiosa. Un evento con proposte peculiari e di qualità che ti aspetteresti di vedere in programma a Londra o a Berlino. È un festival per gente già introdotta ai generi trattati, ma anche un evento che spinge chi già sa a tenersi aggiornato, a conoscere di più. Poi ci sarà sicuramente una parte di pubblico già sedotto dal mix di labirinto e musica, che ama la location e si fida del marchio Lost. Eppure c’è sempre un rischio nel proporre cose così in Italia. Ne vale sempre la pena? Il pubblico più giovane è attratto?
Luca Giudici: Non mi piace definire la proposta artistica come coraggiosa, più che un complimento o una bandiera di cui farsi portatori, la vedo come un’etichetta che penso possa spaventare i meno curiosi, e quindi tendo ad evitarla. LOST vuole essere senza etichette, di definizione e genere, le persone che vengono a LOST entrano in un luogo inusuale e a suo modo misterioso, e mi piace l’idea che le persone ci possano entrare anche senza avere idea di cosa accadrà al suo interno.
Sicuro, sì, ci saranno persone già introdotte ai generi e fan degli artisti in line-up, ci sarà un pubblico internazionale e non, ma ci saranno anche persone attratte dal mix labirinto/musica che non conosceranno minimamente i nomi in line-up. Avendo sempre fatto eventi anche “in provincia” ed essendomi poi spostato in una grande città come Milano, ho sempre avuto a cuore e mi è sempre piaciuto concentrarmi sulle persone e sulle situazioni, cercando di capire chi e come venissero recepite le cose, senza mai dimenticare di chi forse non conosce o ancora non ha appreso la proposta artistica che sto portando avanti. In questi casi, appunto, tutto diventa importante, la location, l’esperienza, la parte visiva e come la si presenta. Penso che per quanto riguarda la curatela artistica, questo sia di sicuro uno dei melting pot più interessanti e stimolanti che si possano avere.
Veniamo agli artisti, ognuno rappresenta una sfaccettatura di un universo dai confini decisamente labili. Marina Herlop esplora connessioni orientaliste ai margini del pop, Lee Gamble ha sviluppato una musica concettuale e futurista dai risvolti semiotici, sociologici e ballardiani. C’è qualcosa a legare queste proposte o è proprio la spinta all’esplorazione e all’ibridazione la chiave per entrare nello spirito di questa edizione?
Luca Giudici: L’intenzione e la mia volontà/sfida come direttore artistico sta proprio lì, nel portare una lineup volutamente multiforme ed eterogenea, che vada oltre qualsiasi etichetta di genere, mantenendo sempre un filo rosso che colleghi tutto quanto. Portare artisti che abbiano in comune la volontà di spingere oltre il proprio processo di ricerca, chi con suoni più morbidi e accostabili al pop e chi con suoni più spigolosi ed elettronici. Quindi sì, la sperimentazione e l’ibridazione sono la chiave nella definizione della line-up di questa edizione.
Ci parli dell’aspetto visivo degli show, cosa dobbiamo aspettarci dagli allestimenti onstage proposti dagli artisti?
Luca Giudici: avremo 3 show, in cui l’apparato visivo farà da padrone: il palco in Piramide sarà fornito di un grosso led wall e sabato ospiterà 3 show, quello di Marina Herlop, che ha da poco pubblicato il suo nuovo album su PAN e presenterà il suo nuovo show A/V in prima assoluta a LOST, lo show di Oklou, che porterà per la prima volta in Italia il suo ultimo album Galore con i visual presentati durante la sua ultima boiler room, e lo show di Caterina Barbieri, che presenterà il nuovo album con uno show completamente nuovo, accompagnato da una nuova scenografia studiata appositamente per questo tour.

Oltre alla musica e ai visual, dobbiamo aspettarci anche un livello performativo da alcune di queste proposte?
Luca Giudici: sì, non mancheranno proposte più performative, sempre parte della ricerca di una proposta eterogenea. Questa edizione vedrà diverse forme d’espressione. Ci sarà un’istallazione di Riccardo La Foresta all’interno del museo del labirinto, mentre altre installazione saranno all’interno dei bamboo; Desire Marea porterà la band al completo; diversi artisti tra cui Marina Herlop e Oklou accompagneranno i loro show con visual creati appositamente per la perfomance; ci sarà una soundwalk nell’oasi adiacente al labirinto; Caterina Barbieri porterà il nuovo show con una nuova scenografia, e come dicevo non mancherà la parte più club-oriented con i vari dj set.
Ci racconti del vivaio italiano di Lost 2022? In che principali direzioni si muovono gli artisti selezionati e come si inseriscono nei circuiti internazionali di riferimento?
Luca Giudici: più della metà della line-up vede come protagonisti artisti italiani, ed è una cosa che ci piace sottolineare. Del resto, sviluppando il festival sul territorio Italiano la quota italiana non poteva mancare: penso sia impossibile pensare un festival qui senza tenere conto di chi qui fa cultura e informazione tramite musica ed eventi. Molte delle proposte artistiche Italiane sono già note nei circuiti internazionali, altre stanno invece lavorando benissimo sul territorio e si stanno costruendo un’audience e una credibilità qui. Le realtà coinvolte sono tante e di diverse provenienze/sfaccettature di suono, difficile categorizzarle tutte, ma anche qui penso che ci sia un chiaro filo conduttore tra tutte le proposte coinvolte.
Per citarne alcune, venerdì apriremo il festival con una proposta local: Micheal Mills è un produttore di Parma che sta lavorando ai dischi di diversi ragazzi emergenti del panorama Hip Hop parmigiano e in occasione di LOST presenterà il suo primo disco da produttore; seguiranno la sera i dj set di Spiritual Sauna (Virginia W + Vittoria Totale e Rapala700), club night based a Milano e ben riconosciuta sia in Italia che all’estero che da anni coltiva una scena musicale affine a quella proposta in questa edizione di LOST.
Sabato apriremo la mattina sempre con una serie di artisti italiani coinvolti tramite la collaborazione con Radio Raheem, tra cui gli Eternal Entropy, duo di producer di Ferrara che ha da poco rilasciato un nuovo EP. Come dicevo, ci sarà Riccardo La Foresta, artista ben noto anche al di fuori dei confini nazionali, che porterà una sua installazione all’interno del museo del Labirinto. Nel Bamboo stage ci sarà TSVI, artista italiano con base a Londra dove tramite la sua etichetta Nervous Horizons e diversi progetti paralleli ha creato una vera e propria scena. Sempre sabato ci saranno Caterina Barbieri e Gabber Eleganza, che non hanno bisogno di grandi presentazioni.
La domenica si ripartirà sempre con 3 dj set in collaborazione con Radio Raheem, tra cui Luce Clandestina, dj based a Torino e co-fondatrice di Ossessione Uno e Culto. Nel Lost Garden si continuerà con Piezo, anche lui fresco di release su Wisdom Teeth, e la sera con le performance live di Heith e Advanced Audio Research di Haunter Records. Chiuderà invece il festival il dj set dei Tamburi Neri nel Bamboo stage.

Come è nata la connessione tra il labirinto e il festival e cosa rende queste musiche particolarmente adatte alla location?
Mattia Amarù: il Labirinto è un parco culturale, è un museo, è una casa editrice e oggi è anche un festival. LOST come tanti altri progetti è un prodotto pensato, nato, organizzato e sostenuto al 100% dal Labirinto della Masone. Ovviamente tante persone esterne al labirinto ci aiutano e ci aiutano tanto, ma il cuore pulsante di LOST dimora tra i corridoi del dedalo, tra le opere del museo e tra i libri di Franco Maria Ricci. L’ambizione o forse la speranza che riponiamo in LOST è di riuscire soprattutto a portare in ambito musicale il gusto, la ricerca e lo stile di Franco Maria Ricci, che lo ha contraddistinto durante tutta la sua carriera. Il gusto per le “cose strane” e un po’ folli ma sempre capaci di stupire. Abbiamo scelto la musica elettronica soprattutto perchè è una continua ricerca, gli artisti esplorano e scavano sempre di più, e da questa continua ricerca escono progetti audaci e folli e meravigliosi e che sempre più ci sembrano la colonna sonora perfetta per il nostro labirinto. Inoltre, la musica elettronica mi piace da impazzire.
Labirinto e musica hanno sicuramente una storia più lunga di quella del festival
Mattia Amarù: il labirinto sicuramente sì. Nasce dai sogni di Franco Maria Ricci e da una conversazione con Jorge Luis Borges, lo scrittore dei labirinti e uno dei più importanti collaboratori della casa editrice. Ricci proprio qui alla Masone gli promise scherzando (ma non troppo) che un giorno avrebbe costruito il labirinto più grande del mondo. Ha elaborato il progetto per una trentina d’anni e nel maggio del 2015, dopo 11 anni di lavori, inaugura al pubblico il Labirinto della Masone. L’idea di utilizzarlo per fare musica è nata immediatamente e infatti a settembre dello stesso anno abbiamo ospitato il primo evento musicale. Una bellissima sonorizzazione dal vivo del Codex Seraphinianus proiettato su tutta la superficie della piramide. Da quella data non ci siamo più fermati.
Cosa ti affascina di più della struttura del labirinto? È qualcosa di immutato o qualcosa in perenne evoluzione (interiore)?
Mattia Amarù: la cosa che mi affascina di più del labirinto è la linea retta invisibile e che unisce tutti i progetti. Mi spiego: lavoro al Labirinto da più di 7 anni e per ora non mi è ancora capitato di pensare a un’idea o a un progetto che non fosse già stato affrontato, anche solo in parte, in una delle pubblicazioni di Ricci, e ancora, non mi è mai capitato di pensare ad un progetto che non fosse collegabile con le altre attività del labirinto. Questo per me è eccezionale, sembra che stiamo tutti seguendo una rotta tracciata 50 anni fa da Franco e che noi adesso dobbiamo proseguire. Cercando di non fare troppe c….
