Le irrisolte fortune di una folktronic singer

Masha Qrella è un nome che senz’altro dirà poco a molti di
voi, ma se aggiungiamo che si tratta della chitarrista/bassista dei Contriva e
della tastierista dei Mina sarà più facile
inquadrarla: i due gruppi berlinesi sono stati tra i protagonisti dell’ondata
elettro/synth-pop dell’ultimo decennio, con frequenti incursioni in ambiti
che diremmo post-rock.

Dopo aver inciso tre album con entrambi i gruppi,
Masha deve aver sentito la necessità di esprimersi anche in solitaria,
dando voce (alla lettera, poiché molti episodi dei gruppi madre sono
strumentali) alle sue sensazioni più intime, dimostrando di saper
fare del cantautorato elettronico con risultati talvolta sorprendenti.

Il
suo primo disco, Luck, ha svelato la poetica di un’autrice
sensibile, capace di incantare con pochi mezzi: una manciata di loop, arpeggi
di chitarra campionati, drum machine a battuta bassa ed una voce tanto bella
quanto incerta.

La ritroviamo oggi con il secondo episodio, Unsolved
Remained
, uscito per la Morr, etichetta quanto mai appropriata per
la folktronica in tutte le sue declinazioni. Masha probabilmente
non ha ancora trovato la sua identità, alcune canzoni si assomigliano troppo, quasi
ad inseguire una perfect pop song di là da venire, le manca
ancora quel guizzo che ci fa definire un’artista geniale ed unico.
Ma le premesse (e le promesse) ci sono tutte, perciò ripercorriamo
in breve la sua carriera, fiduciosi che questa timida cantautrice dell’era
del laptop lascerà il segno.

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