La delicatezza delle attese, intervista con Lucia Manca
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Luigi Lupo
- 12 Marzo 2020
Delicata e malinconica, diretta e sfuggente, la voce di Lucia Manca è una delle perle del panorama musicale italiano contemporaneo. Immersa negli anni Ottanta – i paragoni con Loredana Bertè non sono così campati in aria – la cantautrice salentina emerge nel 2011, anno del suo primo album nato con la produzione artistica di Giuliano Dottori degli Amor Fou. Negli anni successivi collabora con Jolly Mare nel singolo Hotel Riviera, inno vintage del producer, e Populous, accompagnandolo nel tour europeo di Night Safari. Nel 2018 esce il suo secondo lavoro: Maledetto e Benedetto è la conferma di un talento puro, capace di un’espressività sincera e genuina, accompagnata da una produzione raffinata ed elegante. Considerazioni che si ripetono per Attese Vol.1, il nuovo EP pubblicato il 12 marzo 2020 e recensito su Sentireascoltare da Luigi Lupo.
Abbiamo intervistato Lucia Manca – in collaborazione con Astarte Agency – per capire gli aspetti dietro il lavoro, le collaborazioni e la personalità della cantautrice.
Il tuo nuovo EP Attese Vol.1 è un emblema di femminilità. Sia per le sue atmosfere, sia per le collaborazioni (ben riuscite) con il delicato talento della Davoli e di Populous. Come è nata e da quanto va avanti questa felice unione?
Con Matilde siamo amiche da tempo ed è facile per me lavorare con lei perché la stimo molto, quindi è nato tutto in maniera molto naturale, come fu per Maledetto e Benedetto. Oltre a lei, questa volta ha curato la produzione di alcuni brani anche Gigi Chord, che è il mio tastierista. Anche con Populous (che ha suonato i synth in un brano) siamo molto amici e condividiamo parecchie cose. È sempre una grande fortuna lavorare tra amici, con persone che stimi.
Molti i rimandi agli anni 80, dalle atmosfere eteree e sognanti, che fanno da contraltare alla tua voce graffiante, ammaliante. Quali sono le tue “muse”?
Sono cresciuta ascoltando le grandi interpreti della musica italiana, come Mina, Ornella Vanoni, Mia Martini… Adoro Angel Olsen.
Le attese sono tutto il bello e il brutto della nostra vita, spesso ce lo dimentichiamo, dando più importanza ai traguardi. Cosa è importante per te?
Vivermi le attese con serenità. Negli ultimi anni l’attesa era diventata un rifugio nel quale mi ero rinchiusa aspettando che lo spazio vuoto che avevo dentro in qualche modo potesse essere riempito, poi ho capito che non si può sempre attendere ciò che non può tornare. Mi piace raggiungere i traguardi senza stravolgere quello che mi circonda e senza che l’ansia prenda il sopravvento.
Quali sono le tematiche che attraversano l’EP?
Sicuramente l’amore nelle sue tante declinazioni, la distanza, l’assenza, la mancanza, la malinconia e la libertà, tutto nel contesto dell’attesa.
Maledetto e Benedetto ha aperto la strada a un nuovo talento. Ma dove sei stata fino a quel momento? Chi è Lucia Manca?
Per fare Maledetto e Benedetto ci sono voluti quasi 5 anni, ovviamente con ritmi di lavoro molto dilatati; nel frattempo avevo collaborato con Jolly Mare e Populous. Prima ancora feci uscire il mio primo disco che aveva delle sonorità più folk. Di solito preferisco approcciarmi alla composizione in maniera spontanea, senza troppe forzature, e per questo scrivo e faccio uscire qualcosa solo quando sono davvero ispirata e pienamente convinta.
La Puglia è terra di musica. Di feste, festival, deejay, musicisti e producer. Si pensa sempre che venire dal sud sia un limite. Possiamo anche considerarlo un punto di forza?
Sì, può essere un punto di forza se stai bene con te stesso, se ci sono le condizioni affinché si possa essere a proprio agio nella propria terra, e per me in fondo ci sono. Personalmente credo basti viaggiare regolarmente per integrare degli input di cui possiamo avere bisogno.
Il tour è ancora attivo. Almeno per ora. Se dovesse malauguratamente saltare, troverai altri modi per portare il tuo live agli ascoltatori?
Le date di marzo sono state annullate e alcune sono riprogrammate in autunno, credo che le restrizioni dureranno per mesi ed è un vero incubo per il nostro settore. Ovviamente nulla può sostituire un vero concerto a contatto con le persone dove ci sono un sacco di sensazioni e vibrazioni uniche, ma intanto possiamo sicuramente approfittare per condividere la musica, ci sto pensando…
