Todays 2021, foto di Loris Brunello (2021)

“La cultura cura la paura”. Impressioni su TOdays 2021 con il direttore artistico, Gianluca Gozzi

La sesta edizione del TOdays festival si è conclusa da qualche settimana, quando raggiungo ancora una volta telefonicamente il direttore artistico, Gianluca Gozzi, per farmi raccontare impressioni e obiettivi raggiunti, e tirare un po’ le somme di un’edizione che, contro ogni previsione avversa, è andata liscia come la seta (a parte qualche importante defezione, come quelle di Arlo Parks e Black Country, New Road), portando sul palco dello Spazio211 performer di caratura internazionale e show di ottimo livello. Infatti, neanche il più navigato tra gli aruspici sarebbe stato in grado di dare una previsione corretta di ciò che sarebbe effettivamente accaduto rispetto alla possibilità di un nuovo decreto a mettere i sigilli a un’edizione già complicata da disegnare, cosa di cui parlavamo con lo stesso Gozzi alla vigilia.

«Per me è sempre molto difficile vivere il festival mentre avviene», racconta Gozzi, «diversamente dallo spettatore che se lo gode tranquillamente, io devo sempre essere in tensione, sul pezzo e con l’occhio al backstage. Solo a posteriori mi rendo conto di com’è andato, grazie ai report giornalistici e ai feedback delle persone accorse. Ho percepito molto affetto, e la cosa mi emoziona, soprattutto considerando che le suddette persone mancavano ai concerti da più di un anno».

Il pubblico e l’atmosfera hanno fatto molto per rendere TOdays 2021 l’esperienza positiva e liberatoria che è stata, ma anche le circostanze hanno fatto la loro parte. Gozzi: «Quest’anno si sono incrociate fortuna, visione e perseveranza. Sono serviti questi tre elementi per rendere l’edizione 2021 un’edizione magica, complessa a tratti, sicuramente storica per noi e per il modo in cui siamo riusciti a portare in Italia performer che altrimenti non sarebbero mai riusciti a venire qua, dato il contesto storico. La partecipazione e la collaborazione del pubblico è stata determinante, a festival in corso: evento tutto esaurito (tutti e quattro i giorni sold out), non potevamo chiedere di meglio. C’è stata grande partecipazione da parte del pubblico, e rivedere facce in platea che non vedevamo da anni, così come volti nuovi, ci ha fatto molto piacere. I rituali ritrovati, le maglie delle band preferite indossate, le chiacchiere e le opinioni condivise dopo i concerti: sono cose che ci ricordano perché la musica dal vivo è così importante per le persone».

Todays 2021, foto di Loris Brunello (2021)

Ci sono stati anche momenti memorabili tra le performance: «Mi sento di dire che sia stata un’edizione unica, particolare, contestualizzata nel momento pandemico. Il pubblico, anche se vincolato alle sedute, è stato molto partecipativo, molto bello, molto rispettoso. Ho dei momenti impressi nella mente: la gente che si è alzata durante gli Shame ad esempio, o il live de Les Amazones d’Afrique al Parco Peccei, che in maniera del tutto “organica” rispetto al contesto ha creato piccoli eventi collaterali. è stato molto bello poiché c’è stata grande partecipazione anche di gente “fuori” dal festival, e in altri punti della venue si svolgevano altri eventi autonomi, si festeggiava un battesimo e un matrimonio con un “soundsystem” autocostruito e attivo prima e dopo il live, e durante il live ci sono stati balli che hanno in un certo senso completato la performance. Da organizzatore mi sarei potuto lamentare o preoccupare di questi eventi, che avrebbero potuto disturbare la performance in sé, e invece è stato tutto molto naturale, come se quelli fossero il tempo e lo spazio giusti per quella cosa: guardando le cose per come sono e non per come vorremmo, l’unicità del momento ha reso il tutto molto apprezzabile, perché puro e spontaneo».

E dietro le quinte?: «Dal punto di vista del backstage, è stato molto bello vedere gli artisti che si sono ritrovati tra di loro dopo un lungo periodo, o altri che si sono conosciuti in quella circostanza perché sentivano il bisogno di condividere qualcosa. Mi vengono ad esempio in mente i Black Midi, che guardavano con molta attenzione la performance di Iosonouncane dalla backline, sembravano davvero rapiti. Dopo il concerto gli artisti si sono conosciuti, si scambiavano contatti, come Motta e Appino con gli Shame nella serata conclusiva, che hanno brindato assieme dietro al palco dopo la fine del festival e si sono scambiati parole, suggerimenti, gusti musicali… scene di grande unione». Per Gozzi, i momenti memorabili sono stati (simbolicamente) due: «Mi sono rimasti impressi, non volutamente, l’inizio e la fine del festival, che hanno portato con sé un significato a mio modo di vedere simbolico. L’inizio, con la musica di Asgeir, compositore islandese, molto carezzevole, atmosferica e gentile, quasi a dare un lieto benvenuto al pubblico dopo quasi due anni di stop dalle attività live, e il finale, in contrapposizione, con l’urlo liberatorio e catartico degli Shame e, come detto, il pubblico super partecipe, in piedi dal primo all’ultimo minuto di live. La band stessa ha fatto notare dal palco che quello era il loro primo live fuori dagli UK dopo due anni, e questo elemento ha reso sicuramente la performance ancor più unica e memorabile».

Alla luce quindi del modello virtuoso che è stato TOdays 2021, è possibile organizzare eventi simili anche durante l’incerta e imminente stagione autunnale/invernale? «Si può fare, con fatica. Una fatica che devi metter in conto, devi perseguire una strada e credere, a dispetto degli ostacoli… abbiamo capito che l’equazione “massimo sforzo, minimo risultato” non funziona, devi quotidianamente dare un modello applicabile e sostenibile a lungo termine poiché questo TOdays è il buon esempio di un sogno realizzato, un fluire naturale di energia, un unico sforzo collettivo (dai controlli all’organizzazione in toto, da parte di pubblico, dal servizio d’ordine) che porta a un risultato soddisfacente. Tutto, ovviamente, nel rispetto delle norme sanitarie».

Una lezione che abbiamo imparato da TOdays 2021: «Come abbiamo visto con gli Shame, che ci hanno parlato di assenza e di nostalgia, e che hanno reso ancor più speciale la connessione con il pubblico, che a loro e agli altri performer mancava come nutrimento vitale, ecco, è giusto sottolineare questo: la paura dell’assenza, della solitudine, del perdere il contatto con il tessuto sociale, con i nostri interessi più profondi, è tramutabile in energia liberatoria e positiva. La paura del virus, la paura dei vaccini, la paura di fare un passo avanti per uscire dalla crisi – sono tutte idee che possiamo affrontare e trasformare in energia pulita, in positività. Questo TOdays ci ha ricordato una cosa: che se i dottori curano le malattie, è la cultura, è l’arte, che cura la paura».

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