Techno e numerologia. L’esoterico Ken Karter
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Alessandro Pogliani
- 16 Settembre 2015
Nel catalogo Stroboscopic Artefacts, dall’impostazione già di per sé rigorosa in ambito elettronico, la serie di EP Monad si è caratterizzata fin da subito (dal 2010) per l’approccio ancora più estremo e sperimentale. Ogni artista chiamato a firmare una delle uscite della serie (tutti gli EP Monad si compongono di 4 tracce, pubblicate esclusivamente in formato digitale) è invitato a condividerne i presupposti estetici, per una techno geometrica, scura, spesso e volentieri affascinante. Monad XXI (pubblicato ufficialmente il 31 agosto 2015) è firmato Ken Karter, esordiente per l’etichetta di Lucy, ma assolutamente non un debuttante. Discogs registra a sua firma un discreto numero di release a partire dal 2011, pubblicate da varie etichette ma principalmente dalla sua personal label Kript Records.
Ma chi è Ken Karter? Scavando online, si potrebbe riuscire – non agevolmente, a dire il vero – ad inserire questo alias in una rete di altri moniker, al centro della quale ci sarebbe un personaggio italiano, da qualche tempo residente a Berlino, di grande esperienza e molto quotato nell’ambiente della produzione e del mastering. Vogliamo tuttavia rispettare la volontà – quasi utopistica, in piena information age – di lasciare in ombra ogni riferimento biografico (“è stata per lungo tempo una scelta di rimanere in un circuito circoscritto, lasciando più spazio ai progetti musicali piuttosto che alle divulgazioni di informazioni riguardanti me e la mia storia”) e ogni confronto con i lavori firmati con altri nomi, per concentrare lo scambio di domande e risposte avvenuto via mail sui concreti risultati artistici dell’operato di Ken Karter e sulla sua visione filosofico-esoterica-scientifica, come se, invece di un alias, avessimo a che fare con un vero e proprio alter ego.
Parliamo di Monad XXI: come si sono sviluppati i contatti con Lucy e la Stroboscopic Artefacts? Come si è volto il processo creativo? Come descriveresti il disco?
Io e Lucy abbiamo già avuto modo di conoscerci un paio di anni fa quando mi sono trasferito a Berlino. C’è sempre stata una grande stima da ambo i lati, e da parte mia avevo da tempo il desiderio di poter realizzare una collaborazione artistica all’interno di un contesto per me estremamente stimolante come Stroboscopic Artefacts. Il Monad XXI è nato in un momento di sperimentazione, dove l’elemento “techno” è stato fuso con una scrittura sperimentale basata sull’interpretazione del linguaggio matematico. Il mio obiettivo è stato quello di trasmettere dei punti cardine di questa mia visione musicale, che ingloba la sperimentazione della musica elettronica ed alcuni aspetti delle scienze matematiche che regolano molti processi creativi.
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Che progetti ci sono per Kript Records? Rimarrà in vita come tua label personale?
Kript Records è nata come un mezzo di divulgazione dei progetti artistici di Ken Karter. Tali progetti comprendono anche collaborazioni con altri artisti e che verranno pubblicati dalla label in futuro.
Com’è il tuo rapporto con Berlino?
A Berlino mi sento come a casa; qui ho ritrovato molte realtà con cui da anni interagivo grazie allo studio di mastering The Code Studio, che mi dà l’opportunità di conoscere e lavorare con molti talenti della scena odierna elettronica e techno.
Sound design, master engineering, artista producer, DJ: tutte facce della stessa passione, della stessa curiosità, della stessa fame di suoni e di musica. Sei d’accordo? Cosa mi puoi dire al riguardo?
Ho voluto esplorare la musica in tutti i suoi aspetti, facendo un percorso che mi ha portato fin da giovanissimo a suonare il pianoforte e a studiare la musica classica, e da lì l’amore per le tecnologie, la scoperta del DJing, il naturale approdo all’Ingegneria del suono; ma per me sono tutti aspetti connessi ad un’unica realtà.
Quanto tempo dedichi alle attività del Code Studio, quanto alle tue produzioni musicali e quanto al DJing?
Ho imparato nel tempo a gestire in modo ottimale le mie risorse per potermi dedicare al meglio ad ognuna delle singole attività.
Mi puoi citare qualche esempio di tuoi lavori dove emergono maggiormente i tuoi interessi verso la matematica, la numerologia, la crittografia?
L’interesse per la matematica è presente in ogni mio disco, perché attraverso il suo linguaggio prendono forma suoni, armonie e scritture. Un argomento scientifico al quale sono particolarmente legato è quello che sta alla base di 432 HZ, uscito su vinile 12” per Kript Records nel giugno del 2013, dove ho trattato l’argomento della frequenza universale, 432 hertz appunto, che ha accompagnato la nascita del nostro pianeta ed ecosistema e che per secoli è stata utilizzata dall’uomo all’interno della realtà musicale.
Che definizione dai al termine “techno”?
Techno per me significa rivoluzione, integrazione, scambio tra culture, sperimentazione, libertà, euforia, vita.
