Colonna sonora originale… di tutto quello che ho fatto
-
Giulia Cavaliere
- 18 Gennaio 2012
«La mia è una storia un po’ rocambolesca e storta, come poi è la vita in generale. Una vita, la mia, fatta di incontri casuali. Sono stato via per undici anni. Quando sono tornato sono finito a una festa di un’amica e mi sono trovato a parlare tre ore con Manuel Agnelli, unico altro musicista presente. Tutto questo senza sapere chi fosse e senza conversare di musica nemmeno per due minuti»
E’ così che Roberto Dell’Era – nome d’arte semplicemente Dellera – si presenta brevemente all’inizio di una chiacchierata che vorrebbe raccontarvi qualcosa di più di quello che pare a tutti gli effetti uno dei dischi italiani rivelazione del 2011. Con un curriculum di tutto rispetto che parte dal Regno Unito e che per anni pare predestinato a non occuparsi mai di sé, privilegiando invece progetti paralleli importanti.
«Quando sono tornato avevo fatto di tutto in Inghilterra, anche dischi miei. Cose che magari vendevo ai concerti, che facevo con amici. Ero motivato a farne uscire uno anche in Italia, che magari raccogliesse i brani scritti mentre ero all’estero. Stavo per mettermi al lavoro con Diego Mancino (cantautore milanese, oltre che mio grande amico e collaboratore) quando ho incontrato Manuel Agnelli. All’inizio non ci siamo conosciuti dal punto di vista musicale ma quando ha scoperto che suonavo il basso, mi ha fatto un’audizione e mi ha voluto subito negli Afterhours. Il vecchio bassista del band se n’era andato, ma io ci volevo pensare. Quando poi una sera sono uscito con delle amiche e ho detto loro che stavo riflettendo sulla possibilità di entrare in un gruppo che si chiamava Afterhours loro mi sono saltate al collo dicendomi di accettare subito, senza esitazioni. L’ho fatto».
Ed è così che il disco solista Colonna sonora originale esce a distanza di anni, dopo una bella collaborazione con i Calibro 35 – memorabile la loro versione de L’appuntamento di Ornella Vanoni cantata proprio da Dellera – e la militanza attiva e partecipata (in termini canori e compositivi) nel progetto Afterhours.
«Ho dovuto aspettare tanto. Ci sono state varie vicissitudini con le etichette, in primis con quella Fandango che all’inizio doveva pubblicare l’album e poi non più. Sono stato in ballo molto prima di farlo uscire, ma ora sono molto felice del risultato. E’ un disco che mi rappresenta in toto e quelli di Martelabel, con cui sto lavorando, sono perfetti e slegati a sufficienza da un sistema di cose a cui non mi interessa prestarmi».
La lunga e prolifica esperienza formativa all’estero ha fatto si che Dellera non si conformasse in alcun modo a quella sorta di mini-star system che è l’indie italiano, non solo dal punto di vista della gestione del lavoro ma anche musicalmente. Colonna sonora originale è un lavoro che pare sospeso nel tempo, qualcosa di astratto e alieno da quella che è una certa scena italiana contemporanea, anche in termini di produzione. Con in più riferimenti solidi alla più nobile tradizione cantautorale
«E’ vero, vivendo all’estero ho perso anche un sacco di barriere mentali. Il disco è nato quasi tutto in UK, con in testa un’idea non proprio italiana del fare musica. Ora come ora, se dovessi dirti che cos’è la musica italiana, non saprei come rispondere. Se penso a me e ad amici come Dente, Vasco (Brondi n.d.r), mi rendo conto che non facciamo cose innovative. Non c’è una scena vera e propria che sia nuova nella sostanza musicale e artisti come gli Afterhours sono fuori tendenza. Quando ho scritto Ami lei o ami me ho pensato subito, con Diego Mancino, di scrivere un pezzo à la Vanoni, una cosa d’altri tempi insomma. E forse non saprei nemmeno scrivere qualcosa di legato a questo tempo»
Un sound rarefatto, da evergreen ancora prima di iniziare. Picchi britrock come Il ragazzo in motocicletta si accompagnano alla totale malinconia fumosa di brani come Il motivo di Sima, Le parole e la splendida Il tema di Tim e Tom
«Quella l’ho scritta in Inghilterra. Un pomeriggio ero con alcuni amici in una foresta vicina a casa loro, fuori Birmingham. Giocavamo, lanciavamo monete, sassi, c’era in mezzo una ferrovia e sembrava veramente di essere adolescenti. Momenti piccoli, a loro modo puri. Tim e Tom vicini suonano bene. Tim era il cantante di questa band in cui suonavo allora, ha composto la musica de Le parole, su cui io ho poi scritto un testo che mi sembrasse coerente con la musica. Tom è lo stesso Tom che ha suonato nel disco, tra gli altri anche in Ami lei o ami me. A volte non ci penso ma è tutto legato. Quando ero in Inghilterra Tom mi ha permesso di suonare con lui e di fare qualche soldo. Con quei soldi sono poi andato in Thailandia da Sima, la mia ragazza di allora (naturalmente stiamo parlando della Sima de Il motivo di Sima). Colonna sonora originale di tutto quello che ho fatto, in effetti».
Di questi tempi Dellera è in tour insieme a Rodrigo D’erasmo oppure con una band al completo. E’ una buona occasione per ascoltarlo, dal momento che dalla primavera del 2012 il nostro sarà poi assorbito dal nuovo disco degli Afterhours.
«Il disco degli Afterhours sarà una cosa importante per la storia della band. E’ tutto pronto, dobbiamo sistemare giusto le voci. Dovrebbe uscire ad aprile»
