Intervista con Julien F

Julien, come mai vivi in Italia? E in quale città?

Vivo
a Pescara, in Abruzzo, dove c’è il mare, la montagna e la mia futura
sposa! Mi sono trasferito qui a luglio (del 2005, ndr) per raggiungere
la mia ragazza e fuggire dalla Francia! Trovo Pescara una città molto
serena.

Se tu risiedi a Pescara e Tony C (chitarrista e tastierista, ndr) in Francia, come fate a provare?

Non
proviamo. Semplice, no? Solo se dobbiamo lavorare ai nuovi brani parto
e raggiungo Tony in Francia per il periodo necessario alla composizione
dei pezzi. Per il resto, infatti, ogni concerto è una prova.

C’è qualche band italiana che ti piace?

Beh,
sì e no. A dire la verità, non conosco bene gli artisti italiani tranne
Laura Pausini, e da poco ho scoperto Fabrizio De André, anche se non
capisco ancora bene tutte le parole. Sulle band rock mi trovi
impreparato.

In Italia la vita per i musicisti
indipendenti è molto difficile, e spesso si cita la Francia come un
paradiso per chi suona. Puoi descrivere la situazione musicale
francese?

Anche in Francia è molto difficile. Per
esempio, noi non viviamo della nostra musica. Non posso considerare
questo un vero e proprio lavoro: io, Tony e tutti gli altri musicisti
che conosco hanno comunque altri mestieri per tirare avanti. Se fai un
genere più commerciale è più facile. È vero che la Francia ha una
maggiore attenzione per la vita culturale, ma solo se fai una attività
che produce denaro. E anche nel mio paese la situazione
radio-televisiva, alla fine, è la stessa di quella italiana.
C’è
però una cosa interessante, che si chiama “intermittent du spectacle”,
ma se fai una musica come la nostra è quasi impossibile ottenerla. Si
diventa “intermittent du spectacle” se durante dieci mesi accumuli
quarantatre cachet dichiarati fiscalmente, e solo se sono percepiti sul
territorio francese. A questo punto, per un anno, percepisci uno
stipendio e puoi non lavorare per dodici mesi. Non conosco però bene la
legge. A me comunque non interessa.

Qual è il metodo di lavoro che avete per comporre un brano? Partite da improvvisazioni o da qualcosa di ben definito?

Improvvisazioni
all’origine. Dopo, mettiamo insieme quello che è venuto fuori:
scegliamo, buttiamo, recuperiamo, diciamo sì o no.

Quanto è stata importante la presenza di Steve Albini nella composizione dei pezzi di Capoeira? Vi ha dato piena libertà creativa oppure è intervenuto negli arrangiamenti?

Steve
ha solo registrato il disco, non l’ha prodotto. A me non piacerebbe
vedere qualcuno esterno al gruppo che interviene sulle nostre scelte.
L’unica cosa che si limitava a dire era, per esempio, “Mi sembra che
avete suonato bene (o male)”. Tutto qui.

Com’è nata la collaborazione con Jamie Stewart degli Xiu Xiu (presente nel pezzo Solier Superieur)?

Ho avuto modo di conoscere Jamie a Nantes durante un concerto che avevo organizzato per loro.
È nato un bel rapporto di amicizia e abbiamo pensato di chiedergli se
voleva cantare su un nostro pezzo. E lui ha accettato! Una cosa molto
semplice e naturale, alla fine.

Come mai dal vivo vi sistemate al centro del locale e non sul palco?

Perché
proviamo in questo modo sin da quando il gruppo è nato. Per noi è
impossibile suonare in una maniera diversa per il fatto che c’è una
quadrifonia dovuta ai quattro amplificatori che usa Tony. Il pubblico
attorno crea un’energia particolare che dà senso a tutto.

I
vostri sono pezzi molto energici. Quanto è faticoso, soprattutto per te
che sei batterista, mantenere sempre la stessa intensità sonora per
tutta la durata del tour?

Come hai visto al
concerto, non sono certo un marcantonio! (Vedi? Inizio ad apprendere i
modi di dire italiani!). Per me è faticoso e difficile avere una
regolarità nelle performance. Ma in questo ha un ruolo fondamentale il
pubblico davanti al quale suono. Se risponde bene, anche se sono molto
stanco, l’energia viene fuori in ogni caso. Per ora sono in una fase di
completo relax, dividendomi tra giornate in pigiama e ottime tisane.
Sto tirando un po’ il fiato perché tra una decina di giorni parto in
tournée con l’altro mio gruppo, i Passe Montagne, e voglio approfittare
della tranquillità della vita casalinga.

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