Di fragole, meme e cose semplici. Intervista ai Blonde Redhead
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Valerio Veneruso
- 20 Maggio 2024
Sit Down For Dinner è l’ultima fatica discografica dei Blonde Redhead, la loro decima che, manco a farlo apposta, arriva proprio dopo dieci anni dal precedente Barragàn. Caratterizzato da una certa leggerezza di fondo, l’album si distingue dai precedenti proprio per la capacità di evocare sensazioni accoglienti e familiari: un mood percepibile sia dal titolo nonché dalla sua copertina. Incuriositi da questo inatteso cambio di registro, abbiamo approfittato di una loro momentanea pausa dal tour attuale (che a giugno toccherà anche l’Italia con tre date) per rivolgere alcune domande ad Amedeo Pace e Kazu Makino sul loro nuovo approccio al fare musica.
Il vostro ultimo album è molto arioso e, passatemi il termine, piacevolmente pop. Come mai questa scelta, come vi sentite in spazi più aperti? Raccontateci un po’ la genesi di Sit Down For Dinner
Kazu: Si, penso di aver capito quello che intendi quando parli di musica aperta e penso che questo approccio lo stessi portando avanti già da un po’ perché proprio prima di questo ho fatto l’album da solista (Adult Baby, ndr) che era altrettanto aperto e volevo continuare su questa strada. Per me è stata quindi come una sorta di evoluzione naturale, ma non so se lo stesso vale per Amedeo.
Amedeo: Dal canto mio, penso di aver cercato di fare canzoni che sembrassero più semplici cambiando l’approccio alla scrittura della musica. Penso che una canzone come Snowman sia molto semplice e che funzioni, ma c’è anche un’altra canzone come Not For Me che se da un lato suona un po’ “poppy”, dall’altro ha anche le sue complessità con un sacco di accordi, etc… Quindi sai, credo che stiamo iniziando a fare album con un’idea di ciò che vogliamo ottenere anche se poi si finisce per non raggiungerla mai quella cosa: ci sono molti ostacoli, le cose poi accadono da sole e non puoi averne molto controllo. Comunque credo che nel caso di Kazu lei volesse mantenere le cose più semplici e più “positive”, come direbbe lei…
Kazu: No, più che altro penso che il mio concetto di perfezione sia molto di più rispetto a quello che normalmente può essere per qualcun altro. Per me una canzone è perfetta quando suona un po’ più “incompiuta” ed è allora che risulta davvero aperta, quando c’è una vibe piuttosto che una vera e propria spiegazione della canzone, capisci cosa intendo? Mi piace quando non riesco a metterla a fuoco nella mia mente, è così che voglio lasciarla quando penso che sia perfetta. Anche se un paio di giorni prima dell’uscita del disco ho iniziato ad andare nel panico perché credevo di aver lasciato troppo spazio, troppa apertura, in generale questo è ciò che sento: mi piacciono le cose che mi assomigliano.
Sulla copertina dell’album compare l’illustrazione di una fragola su sfondo bianco. Come mai questa scelta? Come nasce una copertina dei Blonde Redhead?
Kazu: È solo un processo. Come quando fai della musica e finalmente masterizzi tutto, è fatta. Poi però c’è un periodo in cui devi aspettare per trovare il modo di pubblicare quello che hai fatto. C’è un tempo di attesa che di solito va da tot mesi a un anno perché devi trovare qualcuno che lo pubblichi. Sai, fare un album è un’esperienza forte, ci vuole un periodo intenso prima di finirlo. E fare l’artwork è come un modo per scendere da quella cima, per staccarsi lentamente dal mondo nel quale si è vissuto per tanti anni insieme a quella musica. È quindi perfetto per me crearne l’immagine mentre sto ancora pensando a quella cosa e sto ancora ricordando fisicamente l’esperienza di fare un album. Curarne la parte visiva è sempre un buon modo per tornare alla realtà, in un certo senso.
Così ho realizzato molte cose in questo periodo e naturalmente le ho mostrate ad Amedeo per ricevere dei feedback. Faccio un sacco di cose, alcune di queste cose vanno a finire nella copertura dell’album definitivo, altre diventano un poster, altre ancora un singolo. Quindi sì, questo è il modo in cui lavoriamo per ogni album.
Amedeo: Per Sit Down for Dinner in particolare c’erano molte idee, davvero tante, e allo stesso tempo niente sembrava funzionare. O meglio, ce ne erano alcune che erano carine ma che non convincevano troppo la casa di registrazione, e quindi c’è stato un bel tira e molla fino a quando un giorno Kazu ha semplicemente fatto questa fragola e abbiamo pensato che sarebbe stato un modo altrettanto semplice per risolverla. Così abbiamo deciso di procedere con quella ma è stata solo l’ultima delle idee, non doveva nemmeno essere la copertina, è stata solo disegnata a casa sai, scarabocchiando. Se non ricordo male, Kazu, avevi comprato delle fragole, giusto?
Kazu: Sì, io amo le fragole e ce n’era una così perfetta che non volevo mangiarla, quindi prima di mangiarla l’ho disegnata. Ma sì, è stata la nostra ultima cartuccia. Non sapevo nemmeno che potesse essere qualcosa, magari sarebbe stata usata per un singolo ma poi Amedeo ha detto: “Penso che questa sia iconica, questa fragola è iconica, penso che dovremmo farci la copertina”.
Rimanendo sempre sull’importanza delle immagini in relazione alla musica, sono curioso di sapere come abbiate accolto il fatto che una delle vostre canzoni, For the Damaged Coda, sia praticamente diventata virale in seguito a un episodio di Rick & Morty dove compare in chiusura. Cosa ne pensate della fruizione della musica oggi?
Amedeo: Non so come ma ho trovato davvero interessante il modo in cui le persone hanno finito per interiorizzare For the damaged coda. Come un momento drammatico della loro vita che avrebbero dovuto usare su TikTok o su qualsiasi social media. Ho trovato che in un certo senso fosse molto divertente perché i meme ci piacciono e alcuni fanno davvero ridere. È anche una cosa nuova per noi perché non abbiamo mai sperimentato nulla di simile in passato. Sai, è interessante pensare che un brano musicale possa avere un’influenza così particolare da portarti addirittura a visualizzare la tua vita e a inserirvi quel pezzo come parte di una colonna sonora per piccoli momenti. Non ho avuto alcun tipo di effetto negativo a riguardo, ero più che altro curioso e affascinato, non me l’aspettavo anche perché la canzone non era una vera e propria canzone ma solo il suo finale. Quando l’abbiamo scritta, quando l’abbiamo registrata, non ci saremmo mai aspettati che le persone ne sarebbero state così attratte da usarla nei loro filmati, come colonne sonore, per pubblicità e per le loro vite…
Kazu: Come dice Amedeo, una volta che quel prodotto è uscito non ci appartiene più, è come se quella musica non fosse solo nostra, è quasi come se diventasse qualcos’altro, e chiaramente in questo caso è diventato qualcos’altro. A volte guardo quei meme e penso a quanto sia strano sentire la mia voce, sembra di osservarsi in terza persona.
Amedeo: Penso che la parte più sorprendente stia nella possibilità di influenzare un sacco di persone molto giovani. Per esempio, una sera stavo facendo da babysitter al figlio del mio migliore amico e lui aveva invitato quest’altro ragazzo di circa tredici anni. A un certo punto il figlio dell’amico dice all’altro “Sai, loro hanno scritto For the Damaged Coda” e il ragazzino è impazzito, ha detto: “Cosaaa? Tu???”. È divertente quando raggiungi una simile fetta di pubblico in una maniera molto insolita. È molto strano ma anche interessante.
Infatti, voi oramai suonate insieme dai primi anni ’90, che effetto vi fa continuare a suonare oggi, in un’epoca dove tutto è cambiato, inclusi lo spettatore e il modo di ascoltare la musica.
Amedeo: Non saprei, voglio dire, per noi non è qualcosa che è successo da un giorno all’altro, è un processo molto lento. Abbiamo attraversato molte fasi con la musica, siamo passati attraverso tanti alti e bassi e molti cambiamenti: dall’analogico al digitale, dal vinile al CD, fino all’assenza del CD stesso. In un modo o in un altro abbiamo sempre dovuto adattarci e tutti noi abbiamo avuto anche il tempo per adattarci e maturare attraverso questi cambiamenti. Non è mai stato da un giorno all’altro. In ogni caso sento che i nostri concerti conservino ancora una certa purezza e sembra che oggi più che mai la gente venga a vederci davvero per le giuste ragioni, cioè per l’amore verso la musica. E adesso finalmente abbiamo tutte queste generazioni che vengono, sai, il padre con il figlio, etc… è davvero divertente e stimolante.
Kazu: Sì, è vero, è davvero bello. Penso che quando delle persone riescono a superare generazioni diverse con tanta semplicità questo sia indice che si è lì soltanto per la musica e nient’altro. A loro non importa niente di tutto il resto, si muovono attraverso il tempo con facilità solo per trovare la musica che amano. E credo che questo sia sicuramente un punto di forza, come il fatto che alla gente non freghi un cazzo di sapere dell’epoca alla quale appartieni o se rappresenti la loro generazione, non c’è niente del genere. E questo mi piace, è una cosa buona.

