Intervista a Gary Jarman dei Cribs

Sono passati tre anni da In The Belly Of The Brazen Bull e i Cribs tornano con un nuovo full-length che rimescola le carte in tavola, aggiungendo nuove sonorità pop – sì, pop – diverse da quelle ormai collaudate e a cui la band ci aveva abituati. Formati nel 2003 nello Yorkshire, in Inghilterra, dai tre fratelli Jarman, Ryan (voce e chitarra), Gary (basso e voce) e Ross (alla batteria), dopo i tre singoli Another Number, What About Me e You Were Always the One, i Nostri pubblicano il loro primo album omonimo nel 2004. Il sound lo-fi e garage-rock li avvicina subito a band come The Strokes e Mando Diao. Seguono The New Fellas e Men’s Need, Women’s Need, Whatever – prodotto da Alexander Kapranos dei Franz Ferdinand – usciti rispettivamente nel 2006 e nel 2007. Una band ostica a piegarsi di fronte alla soffocante industria musicale, che vanta collaborazioni con Steve Albini, Ric Ocasek e Johnny Marr (che ha militato nel gruppo dal 2008 al 2011, per l’album Ignore The Ignorant).

Questa volta i fratelli Jarman hanno deciso di riapparire sulle scene con ben due album. Il primo, For All My Sisters, è uscito il 23 marzo 2015, anticipato dagli estratti An Ivory Hand, Burning for No One e Different Angle, mentre per il secondo dovremo ancora aspettare qualche mese. Non è cambiato solamente il sound, una cosa “su cui ci siamo concentrati molto”, ma anche l’etichetta: dalla storica casa discografica indipendente Wichita Recordings che aveva messo il marchio su tutti i lavori precedenti, si passa a Sony RED UK.

In una lunga telefonata, Gary Jarman ha raccontato a SENTIREASCOLTARE come è stato tornare a lavorare su un nuovo disco e delle discussioni che si sono create con gli altri membri della band, delle sonorità pop che stanno alla base dell’album e dell’ottima collaborazione con il nuovo produttore.

The Cribs 2015

Ho visto che For All My Sisters è stato il disco più venduto nei negozi indipendenti inglesi per una settimana, vi aspettavate questo successo?

In verità non ci aspettiamo mai niente da quello che facciamo. Ho dato vita a questa band in una piccola città, con i miei fratelli, per suonare insieme e divertirci; portiamo avanti questa attitudine anche adesso; non ci aspettiamo mai niente. E’ tutto molto irreale per noi. Comunque certo, è sempre bello ricevere una critica positiva, soprattutto perché siamo fieri e soddisfatti del risultato.

Parlando un po’ del disco, da dove nasce il titolo For All My Sisters?

Scegliere un titolo per un album è sempre difficile, almeno per noi. In fin dei conti è un nome che sentiremo spesso, e le domande su di esso sono e saranno sempre tante. I nomi rimangono eterni, ti seguono e restano attaccati alla storia della tua band, la scelta quindi deve essere azzeccata. Comunque il titolo è nato un po’ dal nulla, è semplicemente una frase dell’ultima traccia del disco, Pink Snow. E’ una frase di Ryan. Ho pensato fosse bello come titolo e ho chiesto agli altri del gruppo se erano d’accordo con me. In fondo volevamo un’espressione che potesse piacere e rimanesse in testa. In più, è in qualche modo connessa con il disco.

Cosa c’è dietro a questo album? Che sound volevate creare?

Avevamo le idee abbastanza chiare su quello che volevamo fare e creare. Siamo stati per un po’ lontani dalle scene e così ognuno di noi ha avuto modo di riflettere sul nuovo album. Quando ci siamo rivisti abbiamo fatto il punto della situazione. Fondamentalmente volevamo coinvolgere gli ascoltatori. Pensa solo alla quinta traccia del disco, ci sono molti suoni che cercano di prendere più consensi possibili. E’ stata una cosa su cui ci siamo concentrati molto e, a volte, abbiamo addirittura discusso.

Il disco, appunto, abbraccia diverse sonorità; c’è stato qualcosa o qualcuno a cui vi siete ispirati in particolare?

Non credo che ci sia stato un artista in particolare, ma ci siamo ispirati ai dischi pop anni ’80. Quella è la musica con cui sono nato e cresciuto, e abbiamo cercato di dare queste sonorità al disco. Con i tempi che corrono parlare di pop è sconveniente. Di fronte a questa parola tutti pensano alle grandi hit in vetta alla classifiche, ma noi non ci riferiamo a nulla di tutto ciò. Se penso al pop, penso a David Bowie. Spero che il nostro pubblico abbia compreso il nostro intento.

Che mi dici invece della collaborazione con Ric Ocasek?

Ric è un bravo ragazzo, molto cool. Ci siamo trovati benissimo con lui, era molto entusiasta delle tracce, del disco intero…

E’ stata la vostra prima scelta?

Assolutamente sì. Abbiamo sempre avuto l’idea che Ric sarebbe stata un’ottima persona con cui lavorare, sia per come sono le canzoni che ha già prodotto, pop ma non troppo, sia perché sapevamo che saremmo andati d’accordo con lui come band. Ha conferito al disco esattamente le sfaccettature che cercavamo.

Ho letto che state pensando di fare uscire un flip-side di For All My Sisters dal sound più punk, addirittura cambiando produttore. Ci state ancora lavorando?

Sì, ci stiamo ancora lavorando, ma non è una cosa così semplice. Ci siamo concentrati molto, per For All My Sisters, e volevamo appunto un suono tendente al pop. Però è vero, volevamo fare anche questo flip-side punk, e siamo a buon punto, abbiamo molte tracce pronte e molte altre in mente, ma lavorarci richiede molto tempo e onestamente ancora non sappiamo dove mettere le mani.

Ho visto il video di Burning For No One, dove siete su una spiaggia con dei maiali. Come è nato questo clip? C’è qualche riferimento dietro?

(Ride, ndSA) Assolutamente no, era solo una cosa divertente da fare. Non siamo molto a nostro agio davanti alle telecamere, non ci è mai piaciuto. Non siamo nemmeno poi così attivi sui social, stare al centro dell’attenzione non fa per noi. Il ragazzo che fa i nostri video queste cose le sa bene, così cerca sempre di inserire qualcosa di divertente per aiutarci a smorzare la tensione.

Cosa mi dite della scena attuale inglese? C’è qualche band che seguite?

Veramente non so che dirti. Sono in America da dieci anni, oramai, e non seguo più di tanto la scena inglese, però c’è una band scozzese che non mi dispiace. Loro si chiamano Paws. A dire la verità, sin da quando ero in Inghilterra, ho sempre seguito un po’ più la scena americana. Non siamo cresciuti con il britpop dei Blur ma con il grunge dei Nirvana, per farti capire.

Il vostro tour presumo che toccherà anche l’Europa…

Sì, suoneremo a qualche festival in giro per l’Europa, speriamo di venire anche in Italia. Mi piace suonare là.

Allora speriamo di vederci presto.

Assolutamente sì.

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