Influenze comuni, intervista agli Starwalker
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Luigi Lupo
- 7 Aprile 2016
Starwalker è sinonimo di unione, confronto e sintesi. Tra due esperienze musicali, quelle di Jean-Benoit Dunckel e di Bardi Johannsson, tra due luoghi di grande ispirazione, la Francia e l’Islanda. A livello musicale, ciò si traduce in un synth-pop malinconico e pieno di atmosfere oscure, così come in strutture upbeat spensierate. Il loro ultimo album, Starwalker, uscito il 1 aprile 2016 via Prototype, mette insieme le influenze da cui entrambi provengono. Jean Dunckel è uno dei fondatori (assieme a Nicolas Godin), nonché musicista e cantante, degli Air, progetto nato nel 1995. L’album della band uscito nel ’98, Moon Safari, resta una pietra miliare nella storia della musica internazionale, un lavoro che mette insieme in chiave pop, trip-hop e funk, soul e sintetizzatori. Bardi Johannsson, islandese, è invece una personalità a tutto tondo nel mondo dell’arte. Oltre a suonare la chitarra e il basso nei progetti Bang Gang e Lady & Bird, è uno scrittore, presentatore televisivo, stilista e regista. Nella sua vena creativa, il legame tra immagini e suoni è indissolubile. E, nell’album degli Starwalker, spesso le tracce sono costruite come se fossero colonne sonore che nascono dalla fredda sensualità dei paesaggi islandesi, in una clima malinconico ma sereno, dove l’uomo ritrova il rapporto intimo con le forze della natura. Concetti espressi maggiormente in questo lavoro, dopo l’uscita nel 2014 dell’EP, Losers Can Win.
Dopo il primo EP del 2014, siete tornati a distanza di due anni con l’album di debutto. Avete lavorato a lungo sul materiale…
Jean- Benoit Dunckel: Abbiamo studiato tanto e impiegato questo tempo per lavorare sull’album. E non sempre avevamo la possibilità di incontrarci fisicamente, vivendo tra Francia e Islanda. Spesso ci mettevamo in contatto via webcam e discutevamo di quello che avremmo realizzato nelle sessioni in studio.
Come è nata l’idea di unirvi in un progetto?
Jean- Benoit Duncker: Ci siamo incontrati nel 2013, avevamo molti ascolti in comune, e mi piacevano molto le produzioni che faceva Bardi col progetto Bang Gang e Lady & Bird. Così gli ho proposto di scrivere un brano insieme (Bad Weather, 2013).
Bardi: Io sono stato subito d’accordo di collaborare con un’artista come Jean. È nata subito una intensa complicità: non c’era uno dei due a dare indicazioni all’altro, ma tutte le produzioni, anche quest’ultimo album, provengono da idee sviluppate in simbiosi.

L’album sembra davvero l’incontro di due anime musicali legate a località differenti: il freddo e il grigio affascinante islandese e i colori e la raffinatezza francese. Mi sembra che Blue Hawaii possa riassumere tutto ciò…
Bardi: È una traccia che sì, può racchiudere l’idea di questo lavoro. Ha una melodia malinconica, una tristezza particolare ma non deprimente, un’atmosfera tipica delle terre nordeuropee. Anche il video, infatti, girato in Islanda, rappresenta lo spirito di Starwalker. È un album che esalta la potenza della natura ed è ciò che si ritrova nelle tracce, così come nella copertina.
Bardi: Abbiamo espresso ciò che avevamo in mente. Le esperienze personali della nostra vita sono state fondamentali per portarci alla creazione e alla scrittura di questi testi. E abbiamo ricercato molto tra le sensazioni che i Paesi in cui il disco è nato, Francia e Islanda, ci hanno offerto. Sono due Paesi che mi ispirano molto, soprattutto il secondo offre molti percorsi e riflessioni mentali. Della Francia ho sempre amato la storia, l’architettura e la musica dei primi anni del Novecento, mi ispira molto. Mi piacciono molto le colonne sonore, soprattutto quelle dei film di Sherlock Holmes.
Jean: Adoro l’Islanda. Trasmette amore e tanta energia. Quella che proviene dalla natura: la avverti nel fuoco, nella magia del vento. Ti senti avvolto da un senso di vuoto che però non ti preoccupa. C’è un contatto particolare e benevolo con la natura.
Non è difficile ritrovare, anche in questo lavoro, gli elementi che hanno reso grandi gli Air. Sei d’accordo, Jean?
Naturalmente [ride, ndSA]. L’influenza è ovunque anche in questo album, è parte di esso. La ritrovi nei pads, nella batteria, nelle tastiere che sembrano volare, nei lavori sulle voci a volte portate ad essere bambini.
Il video di Holidays, traccia che ha anticipato l’uscita dell’album, è stato realizzato da un videomaker scelto attraverso un contest. Come è nata questa idea?
Bardi: Da quando siamo nati, mi sono sempre occupato in prima persona di trasmettere con i video i messaggi e le sensazioni veicolati da un brano. Questa volta, invece, abbiamo voluto far esprimere l’estro e la creatività dei nostri seguaci. Da qui l’idea di un contest. Abbiamo scelto quello che vedete ora perchè sintetizza l’umore della traccia, è un pop allegro ma allo stesso tempo dai toni malinconici. E contiene molto senso dell’umorismo, ciò che caratterizza noi Starwalker.
Entrambi avete cominciato a suonare e a produrre a metà degli anni Novanta, un periodo in cui Internet aveva un peso quasi nullo sulla musica. Cosa pensate che sia cambiato, rispetto a quel momento storico?
Bardi: Con la nuova frontiera dell’ascolto online c’è un unico problema: la qualità del suono. Ascoltare musica tramite vinili o CD permette di cogliere molto di più rispetto a quanto non si colga da un ascolto, forse distratto, e di scarsa qualità, su Youtube o Soundcloud. Non lo meritano né gli artisti né il pubblico. L’aspetto positivo è che tutti possono avere accesso ad una quantità incredibile di musica. Ma la gente dovrebbe ascoltare un formato migliore della compressione dei file mp3.
Jean: Mi piace che, negli ultimi anni, con i social network si possa informare maggiormente il pubblico sulle proprie produzioni e sulle date in programma. Sono d’accordo con Bardi sulla questione della qualità dell’ascolto: i file mp3 non offrono tutto ciò che il progetto musicale vuole esprimere. L’esperienza vera, di rapporto fisico con la musica, la avverti nei concerti e comprando un vinile. E, tra l’altro, la diffusione di tracce (illegalmente) su internet, o tramite piattaforme d’ascolto, non giova molto agli artisti.
Gli Air sono stati negli anni Novanta, uno dei progetti più influenti nella musica elettronica, in un periodo in cui c’era un grande fervore nel settore. Ora invece? Cosa ti sorprende dell’elettronica contemporanea o anche futurista?
Jean: Del materiale che sto ascoltando attualmente, tra l’elettronica contemporanea, mi colpisce la connessione tra immagini e musica che avviene in molte performance. L’uso dei laptop permette di creare effetti maggiori e molto intriganti. Mi piace molto Holly Herndon, ho seguito i suoi live e le sue lezioni sul rapporto tra uomo e computer nella musica. Sono aspetti che portano la musica a migliorare.
