Head High aka René Pawlowitz, musica dance fatta per una giusta causa
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Tony D'Onghia
- 23 Giugno 2022
Si scrive René Pawlowitz, si legge Head High, Shed, WAX, WK7, The Panamax Project, The Traveller e innumerevoli altri pseudonimi. Complicato? Può essere, ma certo è che il produttore tedesco, oltre ad essere una garanzia di qualità dai primi 2000 ad oggi, è anche detentore, nonostante l’apparente schizofrenia, di uno stile personale che nel corso degli anni è sempre stato ben riconoscibile agli ascoltatori dai palati più raffinati, anche per quel che riguarda il sound più edonisticamente indirizzato al dancefloor. Perché anche negli episodi più immediati e funzionali del suo vasto repertorio – quelli rilasciati con il moniker di Head High per esempio – il produttore e dj non ha mai abbandonato una visione autentica, che si rifà ai valori fondanti dei generi house e techno ed alla loro più nobile tradizione. Il fatto stesso che sia tendenzialmente restio ad approfittare del clamore mediatico, evitando la luce dei riflettori per quanto possibile, è conferma della sua buona fede.
Quella di René Pawlowitz è musica dance fatta per una giusta causa insomma. In occasione dell’uscita del secondo volume di Home. House. Hardcore – dj mix realizzato per presentare brani inediti e non dal catalogo della sua label Power House – siamo riusciti a raggiungerlo per farci raccontare qualcosa a questo proposito, e poi altro ancora.
Vorrei cominciare rompendo il ghiaccio con una domanda un po’ banale. Home. House. Hardcore. Volume 2 viene pubblicato a ben sette anni dal primo dj mix. Perche ci hai messo tanto?
È semplice: un disco è finito quando è finito! Tutto richiede tempo.
Sarebbe interessante sapere che tipo di impatto gli ultimi due anni di pandemia hanno avuto sul tuo lavoro di dj e produttore…
Negli ultimi due anni ho avuto poco a che fare con la scena e non ho scatenato il mio ego musicale su internet. La mania dello streaming non mi ha toccato e oggi credo di aver perso un po’ il contatto con l’attualità. Ma non è un problema.
Ora che le cose si sono relativamente normalizzate, ti sembra che ci siano grandi differenze per quel che riguarda la scena tedesca? Qualcosa di cui senti la mancanza?
Dipende dalle occasioni A volte mi sento di nuovo a mio agio in un locale caldo e puzzolente. Altre volte mi sento completamente fuori posto. Quindi in realtà non è cambiato niente!
Parlando di nostalgia, si può dire che le tue produzioni siano molto ispirate agli anni ’90 e alla cultura techno e rave di quell’epoca. Puoi raccontarci qualcosa della tua socializzazione attraverso la musica in quel decennio?
Nooooo, è passato così tanto tempo! Le percezioni cambiano. Finirei con il romanticizzare tutto dicendo che era tutto migliore. Oppure potrei dire che in confronto ad oggi, è stato tutto piuttosto faticoso. Una via di mezzo è probabilmente quella giusta.

Negli ultimi anni abbiamo notato una sorta di revival della rave techno. Molti si sono ispirati ai suoni tipici dell’hardcore e ai breakbeats nelle loro produzioni. Cosa ne pensi? Trovi nuova musica da club che ti piace particolarmente?
Ho notato che mi piace la musica che non è di moda al momento. Mi piacciono molto i breakbeat e i brani rave, ma ormai è quello che suonano praticamente tutti. Quindi per ora ne sono fuori. Al momento, comunque, tutto è poco ispirato.
Per parlare più specificamente del tuo moniker Head High e della tua etichetta Power House, fondata dopo una serie di 12″ con il nome di Wax: sentivi il bisogno di provare qualcosa di più house-oriented, dopo una serie di produzioni che andavano più verso la techno? O ci sono ragioni meno ovvie?
Mi piace la musica. E la musica non è solo techno o house e così via. Faccio musica che mi piace. E la gamma è piuttosto ampia per me. Per questo ho progetti e nomi diversi, ma che possono anche sovrapporsi musicalmente.
A proposito, un’altra domanda forse banale, ma sono molti a chiederselo. Perché usi cosi tanti pseudonimi diversi per le tue produzioni?
Non è affatto banale, ma posso solo rispondere che mi piace fare dischi. Mi piace giocare con gli pseudonimi. Un sacco di musica dello stesso artista con nomi diversi.
Tra i tanti, uno dei tuoi progetti più noti è quello che porta lo pseudonimo di Shed. Lì si riconosce un’altra sfaccettatura delle tue produzioni, più atmosferica e “album-oriented”. Come lavori ai tuoi diversi progetti? Partendo da un’idea precisa per ognuno di questi o raccogliendo e ordinando per pseudonimo il materiale a seconda di come lo produci?
O una cosa o l’altra… A volte so esattamente quello che voglio fare. Quindi è chiaro all’inizio per quale alias, per quale progetto sarà realizzata la traccia. Ma può anche succedere che un brano non si sviluppi come previsto. Poi viene passato a un altro alias senza ulteriori indugi. In realtà, si tratta di un gioco molto arbitrario.
Ci potresti raccontare qualcosa a proposito della realizzazione del progetto Home. House. Hardcore.?
Beh, questa è una compilation che funziona da showcase per l’etichetta. Non c’era libertà illimitata di scegliere delle tracce da includere. Inoltre, non è così facile stampare il vinile al giorno d’oggi, ma avevo alcuni nuovi brani pronti per la pubblicazione. La produzione di un CD non costa nulla e può essere realizzata in un mese. Così, senza ulteriori indugi, ho avuto l’idea di creare un volume 2 di Home.House.Hardcore. Non credo che molte persone abbiano ancora un lettore CD a casa, ma ho pensato che sarebbe stato divertente e una buona idea pubblicare così la mia nuova musica.
Il mix contiene anche brani inediti e le collaborazioni con Cassy e Virginia. Ci puoi parlare di loro?
Con Cassy ho lavorato presso l’Hard Wax di Berlino dal 2007. Virginia invece la conosco attraverso Ostgut/Berghain. Da un po’ di tempo sto lavorando a diverse produzioni con lei, ma fino ad ora non è mai uscito nulla di concreto. Ma c’era quel brano, Blind. Volevo davvero che venisse pubblicato e Virginia ha dato l’OK! Quest’anno poi ho chiesto a Cassy come sarebbe stato comporre qualche brano. Anche lei ha risposto: “Buona idea!”. Mentre il brano firmato WAX avrebbe potuto essere… un disco della serie WAX.
La mia ultima domanda: quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Nessun progetto! Come sempre.
