From Sparks to FFS. Intervista a Ron Mael

Abbiamo avuto la possibilità di scambiare due chiacchiere al telefono con Ron Mael degli Sparks, a pochi minuti dall’inizio del primo concerto del tour degli FFS (il nuovo gruppo – “non è un supergruppo!” – composto dai quattro membri dei Franz Ferdinand e dai due fratelli Sparks), il 16 giugno 2015 a Glasgow (in Italia sono previste ben quattro date, 7 luglio a Genova, 16 luglio a Catania, 3 settembre a Treviso, 5 settembre a Rovereto, e sarà la prima volta in 45 anni di carriera sparksiana). Tranquillo e pacato come vuole il mito del suo personaggio, ma al tempo stesso gasato e felice di partire con questa nuova esperienza, il quasi settantenne Spark suscita rispetto reverenziale e genuina simpatia. Keywords: Michael Jordan, Michelangelo Antonioni, Ennio Morricone, Nino Rota, Leos Carax. No, non abbiamo parlato di baffi.

Ron, prima di tutto lasciami dire che sono proprio felice di poter parlare con uno dei miei eroi musicali. Tra le persone che ammiri di più e non hai mai avuto la possibilità di conoscere, tu chi vorresti incontrare più di tutte?

Mi piacerebbe incontrare Michael Jordan, l’ex giocatore di basket. E’ stato un mio idolo e una vera fonte di ispirazione.

Questa è la sera della première, la prima data del tour degli FFS…

Sì, cominciamo qui a Glasgow, la città dei Franz Ferdinand. Abbiamo appena finito di provare: suoniamo in un locale davvero molto piccolo, sarà una figata!

Come ti senti ora?

Beh, mi sento pronto, non vedo l’ora! Ci abbiamo messo un sacco di tempo a mettere insieme il progetto, e ora finalmente possiamo suonare dal vivo: sono più eccitato che nervoso. Sia io che Russell [il fratello di Ron, l’altro Spark, ndSA] siamo entusiasti di poter fare questo tour, e finalmente verremo anche in Italia, dove finora, in tutti questi anni, non abbiamo mai suonato!

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Quando avete avuto l’impressione che questa collaborazione avrebbe portato a qualcosa di così solido e convincente?

Quando undici anni fa incontrammo i Franz Ferdinand, proponendo loro la canzone Piss Off, non volevamo forzarli verso una collaborazione. Loro furono subito entusiasti, ma ai tempi erano super impegnati, e in seguito anche noi cominciammo ad essere molto presi… Due o tre anni fa abbiamo iniziato a scambiarci canzoni, ma ancora senza avere concrete aspettative sul progetto. In pratica si trattava di due diverse band che diventavano una nuova band, e non potevamo immaginare quali risultati avremmo potuto raggiungere. Via via ci siamo resi conto che la cosa poteva funzionare, ma senza pensare che avrebbe portato a fare un album e meno che mai un tour. Poi, appena una settimana prima di cominciare a registrare le canzoni, ci siamo tutti resi conto che avevamo tra le mani qualcosa di speciale.

Hai letto le recensioni dell’album? L’impressione generale è che ce l’abbiate fatta, per l’ennesima volta. Cosa ne pensi?

Siamo molto contenti delle reazioni, soprattutto perché l’attenzione è andata alla musica. Non volevamo che il progetto fosse percepito solo come un trucco di marketing.

Nella mia recensione, per descrivere il progetto FFS ho usato il termine übergruppo, invece del più abusato e rischioso supergruppo. Sono stato tentato di utilizzare il termine sincizio, che in biologia indica una cellula multinucleare risultato di una fusione tra più cellule, solo per poter scrivere di un sensazionale sincizio, ma alla fine mi è mancato il coraggio….

E’ una bella analogia. Peccato non averla usata: sarebbe stata la prima volta nella storia delle recensioni rock!

Negli FFS ognuno di voi ha trovato il suo spazio, ed è probabilmente una delle ragioni per cui, in questo caso, la collaborazione ha funzionato…

Entrambe le band hanno dovuto necessariamente sacrificare un po’ di autonomia affinché la cosa funzionasse, ma non abbiamo dovuto tradire i nostri credo musicali. A livello strumentale non ci sono sovrapposizioni tra noi Sparks e i Franz Ferdinand, ma per quanto riguarda le voci ci potevano essere delle perplessità. Siamo invece molto contenti del risultato finale: sia Alex [Kapranos, ndSA] che mio fratello hanno voci speciali, molto diverse l’una dall’altra, ma funzionano molto bene insieme.

Sì, le dinamiche di unione e di “palleggiamento” tra le due voci sono tra le caratteristiche chiave dell’album. Ma soprattutto sembra tutto così naturale…

La registrazione è stata fatta in modo molto spontaneo. Ci abbiamo messo tanto a scrivere le canzoni, ma le abbiamo registrate in soli quindici giorni, che per i nostri standard è pazzesco. Il grosso delle parti vocali è stato fatto con Russell e Alex che cantavano insieme, uno di fianco all’altro.

Quali differenze ci sono state tra il tuo solito processo di composizione e quello utilizzato per la collaborazione?

Le canzoni sono state realizzate in vari modi, molte nella maniera alla quale sono abituato, per esempio Johnny Delusional, Dictator’s Son e Piss Off: noi le abbiamo scritte e poi date ai Franz Ferdinand per lavorare sugli arrangiamenti. Ma ce ne sono altre per le quali ho lavorato in modo nuovo per me, dove loro ci hanno dato le tracce di accompagnamento o solo i testi e noi abbiamo scritto le melodie…

Per esempio: Police Encounters è una sorta di nuova, frenetica, versione di un pezzo precedente dei FF, Brief Encounters

Loro ci hanno inviato la traccia strumentale e noi abbiamo aggiunto melodia e testo. Mi piace molto il caos di questa canzone.

Una delle cose che mi ha impressionato di più ascoltando l’album è l’orecchiabilità da tormentone pop di ogni canzone. Anche le bonus tracks incluse nella Deluxe Version, come ad esempio So Many Bridges e A Violent Death sono brillanti e potenti. Suonerete anche queste nei live show?

In questa fase ci concentreremo sulle tracce della versione standard, più qualche altra canzone tratta dai nostri rispettivi repertori. A me le bonus tracks, specialmente quelle che hai citato, piacciono molto, ed è stata una scelta difficile non inserirle nell’album “base”: in futuro spero di poterle suonare live. Non le consideriamo delle B-sides: averle inserite nella versione Deluxe è solo una questione di marketing.

E oggigiorno, con i vari Spotify, Deezer, YouTube, ecc., le versioni Deluxe stanno perdendo di senso… Avete registrato e poi messo da parte altre canzoni oltre a quelle pubblicate?

Avevamo già deciso quali fare prima di entrare in studio, abbiamo registrato quindi solo le canzoni per le quali ci sentivamo forti: diciotto canzoni in quindici giorni! [ma le canzoni dell’album sono 12, più le quattro bonus track si arriva a 16: ci possiamo aspettare due inediti in futuro o Ron ha semplicemente fatto male i conti? ndSA]

Stai per affrontare un tour di 30 date in meno di tre mesi. Come pensi di affrontare lo stress, la fatica e la noia dei viaggi, degli hotel, delle relazioni con i media, ecc.?

Mi diverto così tanto a suonare, che tutte le altre cose perdono di peso…

OK, giochiamo un po’ con le associazioni di parole. Se io dico “arte e cultura italiana”, tu dici…

Antonioni. Amo i suoi film. Tanto tempo fa riuscii ad avere una sua foto autografata, di cui vado ancora fiero.

Quindi ti piacerebbe fare un musical su Michelangelo Antonioni? [un bieco riferimento al progetto su Ingmar Bergman commissionato agli Sparks nel 2009, ndSA]

Sì, The seduction of Antonioni! Ma dovremmo cambiare tutto il concept…

Se dico “musica italiana”…

E’ forse un cliché, ma mi piacciono molto le colonne sonore dei film di Sergio Leone. Quindi direi Ennio Morricone, ma anche Nino Rota, di cui apprezzo le qualità di compositore non solo per le musiche da film, ma anche per i lavori non legati al cinema. E ovviamente conosco anche un po’ di opere melodrammatiche italiane…

Una facile: cucina italiana…

Oh, da dove comincio? Direi la caprese… Pare proprio che in Italia sia impossibile mangiare male.

Non vorrei essere scortese a ricordarlo, ma il prossimo 12 agosto compirai 70 anni…

Ehm ehm… shh, shh!

Festeggerai o metterai tutto a tacere?

Non so se sarò nello spirito di festeggiare, probabilmente sarò depresso… In quel periodo sarò in Giappone (il 15 agosto è in programma una data a Tokio), un paese che amo: quanto meno prenderò il meglio di quanto può offire.

Cosa hai imparato finora? Quali sono i tuoi “consigli per gli adolescenti” [Tip for Teens è una canzone degli Sparks del 1981, ndSA]?

Può essere considerato un altro cliché, ma io credo che la chiave di tutto sia nell’avere la fortuna di poter continuare a fare ciò che si ama fare. E noi siamo stati davvero molto fortunati di poter fare ciò che abbiamo sempre voluto fare per così tanto tempo…

Sembra proprio che tu ti stia felicemente godendo il momento…

Sì, è davvero un bel periodo. Oltre a FFS abbiamo in ballo un paio di progetti di film musicali: la versione cinematografica di The seduction of Ingmar Bergman con il regista canadese Guy Maddin e un musical con il francese Leos Carax, che abbiamo incontrato due anni fa a Cannes e che ha già utilizzato una nostra canzone in un suo film [il brano è How Are You Getting Home? tratto da Indiscreet, del 1975; il film è Holy Motors del 2012, ndSA].

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Nella vostra lunga carriera avete lavorato con grandi produttori come Todd Rundgren, Tony Visconti, Giorgio Moroder: come è andata la collaborazione con loro?

Tutti e tre sono persone forti, ma con una sensibilità e una competenza musicale che merita rispetto. Sapevamo che, anche quando scartavano qualche canzone che avevo scritto, le decisioni che prendevano non erano mai arbitrarie. E i risultati furono grandi: abbiamo fatto album molto speciali con loro. Sono state ottime esperienze, molto divertenti, anche se poi, per oltre vent’anni, non abbiamo più lavorato con produttori esterni fino all’album FFS.

Come è stato lavorare con John Congleton [il produttore dell’album FFS, ndSA]?

E’ stato necessario chiamare un produttore, perché erano coinvolte due diverse band ed occorreva che qualcuno prendesse decisioni. Ci è piaciuto molto il suo approccio, non solo dal punto di vista produttivo ma anche in ambito di sound engineering.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato. In italiano diciamo: in culo alla balena!

Ah ah, grazie! Ci vediamo in Italia!

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