Figli di una tragedia minore

Decidere di chiamarsi Titus Andronicus vuol dire
prendere il nome da una tragedia minore di Shakespeare, bollata per
secoli come un lavoro infantile, di bassa lega, scritto per fare soldi.
Significa associarsi a una mancanza deliberata di raffinatezza
perbenista, eclatante per lo scrittore, ma anche alle scene truculente
dell’opera, che l’hanno resa proverbiale.
A scegliere questo nome, nella primavera del 2005, sono Ian Graetzer con due amici, che nel suo salotto in Illinois declinano post-adolescenza e ascolti – dai Television Personalities ai Galaxy 500, dai Minor Threat ai Nirvana– su un supporto molto comune: una band. Shakespeare non è l’unico
astro letterario che dirige gli anni del college, c’è anche Camus –
cinico ma non arrendevole e tanta voglia di scrivere frasi a effetto.
I tre provano anche nei seminterrati della Noth Carolina e a Glen Rock,
nel New Jersey. Ma il vero rodaggio della loro musica  – c’è chi dice
un mix tra Andrew W.K. e i Guided by Voices (?), e chi, più semplicemente, punkwave svelto e anthemico – sono i live – condivisi con gente tipo Holy Fuck;
è dal vivo che l’organico varia, con picchi di undici persone
contemporaneamente, fino ai cinque di oggi. Accanto a Ian, bassista –
la band si stabilizza con Liam Betson, voce e chitarra, Eric Harm, batteria, Patrick Stickles e Dan Tews, che oltre a due chitarre aggiungono anche tastiere, synth, armonica.
Ai concerti i Titus distribuiscono le copie autoprodotte della loro
prima creatura, un EP s/t; ma nel 2007 arrivano le prime uscite vere e
proprie; un 7” in 500 copie per la Shake Appeal (ancora s/t, ma
praticamente un singolo il cui lato A è Titus Andronicus)
e un altro 7” (sempre in 500 copie, sempre s/t!, ma con altri due
brani) per la Troubleman Unlimited, che non li lascerà più andare. La
storia si ripete con The Airing Of Grievances,
prima autoprodotto e venduto in tour, poi stampato con una copertina
provvisoria (“with the little man on the cover”) alla fine del 2007
dalla Troubleman, infine – e finalmente – in veste ufficiale nel 2008,
cioè adesso. Il disco raccoglie tutti le canzoni già incise in
precedenza, il loro no-fi, testi aggressivi ma non taglienti, la foga
del punk con una destrezza wave neanche troppo scontata.

Harold
Bloom diceva che il Titus Andronicus non va preso sul serio – e che ne
avrebbe affidato la regia a Mel Brooks. E se anche i blog hanno
ingigantito i Titus Andronicus, sebbene i cinque si impastino di
letteratura, sono pur sempre figli di una tragedia minore – che
rivalutiamo senza fatica.

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