Oggetti di culto

Ecco un altro di quei casi ad uso e consumo di quel popolo minuto, il cui confine fra virtuale e reale diventa ogni giorno più labile. Un pubblico con i suoi miti (Pitchfork) e i suoi riti (il SXSW), che nel giro di un anno ha lanciato le quotazioni di un duo di San Diego trapiantato a NY.

Con un nome che su Google produce qualcosa come 9 milioni di risultati, nessuno sapeva chi fossero i Cults fino ai primi mesi del 2010. Eppure la loro Go Outside, apparsa sulla pagina Bandcamp del gruppo, suonava come il sacro graal del pop moderno, il crocevia di alcune delle tendenze (girl group revival vs dream pop in bassa fedeltà) maggiormente sponsorizzate da webzine e indie blog. Caratteristiche che unite ad un humour sinistro (all’inizio del brano risuonano delle parole del leader della setta del massacro di Jonestown, Jim Jones) mettevano in risalto la peculiarità del progetto.

Paradossalmente è proprio la mancanza di informazioni intorno alla band a fungere da catalizzatrice. “Un tempo c’era una sorta di mistero che intorno al rock; guardavi le copertine degli album e fantasticavi. Oggi non siamo soddisfatti finché non sappiamo tutto di un artista“. E’ Brian Oblivion a parlare, il 50% maschile della band. L’altra metà è costituita dalla fidanzata Madeline Follin. I due, poco più che ventenni, condividono un background differente, con Brian cresciuto a surf music e psichedelia e Madeline che in età pre puberale finisce per cantare in una punk band (i Youth Gone Mad) sotto la supervisione dell’amico di famiglia Dee Dee Ramone. “Avevo una vocetta da Chipmunks”, ricorda oggi.

I Cults esistono da quando hanno iniziato ad uscire insieme. “Nei nostri appuntamenti avevamo il problema di trovare una musica che piacesse ad entrambe, finché non abbiamo scoperto di essere fan della Motown“. Il progetto diventa così un’estensione aggiornata dei loro ascolti a base di synth luminescenti, chitarre paradisiache, vocalità eteree e glockespiel (!). Musica di un’innocenza trasognata che richiama alla mente certo twee pop scandinavo o act dal buonumore contagioso come Magic Kids e Sleigh Bells.

La consacrazione, come di consueto, avviene di fronte al pubblico di Austin, occasione in cui i Cults sfoderano una vera a propria band per presentare i brani del disco in uscita a giugno per la In The Name Of di Lily Allen (sussidiaria della Columbia). Una marcia inarrestabile, la loro, che promette di farne qualcosa di più di una semplice band di culto.

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