Riprendendo colore. Intervista alle Bleached

A inizio aprile le losangeline Bleached hanno pubblicato il loro secondo album, Welcome The Worms, nel quale si sono aperte più che mai all’audience confidando i propri pensieri e sentimenti senza filtri. Sebbene sia frutto di esperienze di disillusione e realizzazione che la vita non può sempre accoglierci a braccia aperte (lo sanno bene Jennifer, che si è liberata da una relazione che la stava consumando, e sua sorella Jessica, buttata fuori di casa di punto in bianco), si tratta di «un lavoro che nel complesso suona ottimista, più impegnato negli intenti e stilisticamente più punk e meno imbrigliato rispetto all’esordio Ride Your Heart», come affermiamo in sede di recensione. L’arrivo della bassista Micayla Grace a supportare la fase di scrittura e i live, inoltre, ha migliorato l’alchimia della formazione, con il risultato di generare un buon prodotto pop-punk.

Abbiamo avuto modo di parlare con la band proprio per approfondire le motivazioni che l’hanno spinta in questa precisa direzione, mettendo in rilievo anche il rapporto tra le sorelle Clavin, il ruolo della musica e delle donne ai giorni nostri, nonché il significato attuale della divisione tra maschi e femmine.

Come descrivereste il vostro rapporto di sorelle, Jennifer e Jessica?

Jennifer: Noi diciamo che le sorelle sono per sempre… è molto rassicurante e davvero naturale. Se ci troviamo in una jam session insieme sappiamo esattamente quando cambiare le parti senza doverci dire alcunché. E anche se ogni tanto litighiamo, sappiamo che risolveremo i nostri problemi, perché è proprio questo che significa il motto «le sorelle sono per sempre». Inoltre con Jessie attorno non ho alcuna insicurezza, è facile sperimentare e buttarsi in nuove esperienze.

Jessie: Jen e io ci apprezziamo molto reciprocamente e ci rispettiamo. Non siamo in competizione per alcun motivo e in nessun campo, vogliamo soltanto essere la cosa migliore l’una per l’altra.

Come avete conosciuto Micayla, per poi decidere di lavorare con lei? In che misura lei ha contribuito alla scrittura delle canzoni e cosa pensate abbia portato in dote alla band?

Jennifer: Abbiamo conosciuto Micayla tre anni fa tramite un amico comune, perché stavamo cercando un bassista che venisse in tour con noi. È stato bello provare a scrivere qualche brano con lei. Ammetto che costruisco un muro quando si tratta di lavorare con altre persone sulle Bleached poiché penso che sia la mia creatura e ci siano dentro le mie storie, quindi devo essere certa di essere abbastanza a mio agio con quella persona per potermi fidare di lei e darle accesso a qualcosa che per me è particolarmente speciale. Così, nei momenti in cui Micayla ha contribuito alla scrittura, credo che sia uscito qualcosa di davvero magico, canzoni che non sarebbero mai venute nello stesso modo se non ci fossimo state tutte e tre in studio. Micayla ci ha dato una mano con tre canzoni del nuovo disco e ha registrato anche la maggior parte del basso dal vivo. Jess ha registrato altri pezzi di basso, come ad esempio in Sleepwalking. Amo lavorare con Micayla e non vedo l’ora che ricapiti l’occasione!

Quali differenze pensate ci siano tra il vostro album di debutto e quest’ultimo?

Jennifer: Welcome The Worms è più reale. Ho pensato di dover essere onesta in questo disco… Ma alla fine è diventato ancora più profondo grazie a ciò che stavo vivendo in quel momento della mia vita. Musicalmente, poi, è ben più duro perché i produttori che ci hanno affiancate sapevano bene come fare uscire questa particolare sensazione.

Avete affermato che il titolo dell’album viene da un libriccino religioso. Quale è e perché avete scelto di usare proprio quello?

Jennifer: Esatto! Ero ancora stonata a causa di alcune droghe psichedeliche e mi trovavo a camminare intorno a un lago alle nove del mattino insieme ad un’amica, quando una coppia stramba ci ha dato questo libretto di religione fai-da-te. Amo sempre sfogliare questo genere di libretti perché non sono per nulla religiosa e sembrano molto vicini ai culti, penso di averne una visione un po’ romanzata. Ma a un certo punto in una pagina c’era un copia e incolla della frase «welcome the worms» e ho pensato «Eccolo, è lui!». Per me è il riassunto della maggior parte di ciò che si trova nel nostro disco: abbracciare la parte oscura della vita, perché altrimenti non ne vedremmo il lato positivo. Non c’è una Luna senza il Sole e non c’è la Terra senza il Sole o la Luna.

Quali sono le canzoni che vi sono piaciute di più, sia in fase di scrittura che di esecuzione dal vivo? E perché?

Jennifer: Desolate Town è la mia preferita in assoluto. Onestamente pensavo sarebbe rimasta una b-side sconosciuta, ma la gente la adora. Io personalmente amo il livello di cupezza di quella traccia e sento di aver lasciato libera la mia parte strana attraverso il cantato. I testi toccano molto da vicino casa, perché si riferiscono a quando una volta a Los Angeles avevo perso un sacco di amici perché ero fuori di me e mi stavo comportando da pazza. Ho imparato così tanto da quel momento della mia vita che ora posso onestamente guardarmi dietro e ridere.

Jessie: Mi è piaciuto molto scrivere Mystic Mama in The Desert. È stata una jam session in un primo momento, ed eravamo tutte nel pieno della nostra concentrazione.

Micayla: Per quanto riguarda la scrittura direi Sour Candy. Siamo andate nel profondo, con questa canzone, ed eravamo davvero possedute e ispirate mentre la scrivevamo… quel tipo di ispirazione che ti dà energia e visione cristallina e ti fa stare in piedi la notte per l’eccitazione. L’abbiamo finita dopo una bella nottata intensa. Per quanto riguarda quelle che ci piace suonare di più, direi invece Keep On Keepin’ On e Wednesday Night Melody. Sono entrambe una sfida per me a causa delle linee di basso, delle dinamiche della canzone e delle melodie vocali. Devo essere assolutamente concentrata e interpretare bene le mie parti, ma allo stesso tempo il mio amore per questi brani prende il sopravvento e mi porta a perdermi nella performance. È il momento in cui parte la magia.

Avete messo molta della vostra esperienza personale in questi pezzi. Vi ha aiutato ad affrontare ciò che era andato storto o poteva andare peggio?

Jennifer: Al tempo non avevo realizzato che questo mi avrebbe aiutata, ma adesso noto che è stato così. Anche il fatto che queste situazioni infelici abbiano ispirato i testi per canzoni che la gente canta ha fatto sì che ne valesse la pena.

Micayla: Penso che ognuna di noi stesse vivendo una gamma di esperienze simili, sebbene personali, mentre stavamo lavorando al disco. Eravamo lì ognuna per le altre e ciò ci ha aiutate a imparare lezioni inestimabili di vita e ha rinforzato il nostro legame personale durante quel processo. Penso che la nostra visione condivisa sia venuta fuori del tutto su questo album. Io ci credo davvero, e penso che i testi di Jennifer siano riusciti ad arrivare al punto.

bleached-welcome-the-worms

Cosa pensate debba rappresentare o suggerire la musica adesso? Credete sia cambiato il suo ruolo da vent’anni a questa parte?

Jennifer: Io credo che abbiamo bisogno di tornare agli anni Novanta e alla sua ondata di consapevolezza portata alle masse che parlava alla ribellione. Adesso è un bel momento per essere vivi. C’è tanta roba super-prodotta ed è noiosa. Facciamo un po’ di casino, dai!

Micayla: Credo che la musica, essendo un’espressione dell’anima in una forma purissima, sarà sempre un modo per tirare su il morale e un veicolo di condivisione della verità. Negli ultimi vent’anni, l’incessante spinta a fare soldi e a produrre in massa ha prosciugato molta dell’essenza di una forma d’arte davvero pura. Per fortuna siamo talentuosi quanto lo eravamo prima e penso che ci sia un grande bollore di energia sotto la superficie. Noi abbiamo l’opportunità di fare grandi cose, dobbiamo solo credere in noi stessi.

Quali sono gli artisti o le band che ascoltate e perché? In quale modo vi relazionate ad essi?

Jennifer: Un sacco di band punk, perché non hanno paura di dire ciò che desiderano. Ho visto gli Sheer Mag al SXSW e ho amato quanto fossero punk; grandi hook e una performance convintissima.

Jessie: Io amo i Motörhead. È semplicemente rock’n’roll velocissimo. Ogni volta che li ascolto mi ispirano a scrivere cose pesanti ma con riff orecchiabili. Sono una grande fan di Bowie, specialmente del suo chitarrista Mick Ronson. Cerco sempre di imitarne il suono.

Micayla: È un’occasione davvero rara che io senta qualcosa che mi arrivi dritta al cuore. St.Vincent è una delle artiste recenti che trovo davvero coinvolgenti. Amo la sua sensibilità musicale e la sua originalità, così come la sua onestà. Apprezzo che incarni le caratteristiche di maschio e femmina, è una avanti nel tempo.

Ci avete mostrato quanto siete forti, sia come musiciste che come donne. Che ruolo pensate dovrebbero avere le donne nella società di oggi? E nella musica? Avete esempi femminili a cui vi ispirate?

Jennifer: Credo che essere una donna forte e convinta sia il mio modo di esprimere il potere femminile. Ho sempre ammirato Siouxsie dei Siouxsie and The Banshees fin dai tempi della scuola superiore. Penso che le donne nella musica abbiano fatto molta strada dai tempi in cui ero nella mia prima band punk. Fare di più e parlare meno è la chiave. Bisogna solo essere sicuri di sé, di chi sei come donna. Quando qualcuno ti mette in dubbio, è perché ha paura.

Jessie: Io rispetto molto le donne musiciste degli anni Sessanta e Settanta perché credo che fosse la prima era del rock, dove l’uomo aveva il controllo. Oggi, ci sono così tante musiciste donne, c’è una grande differenza.

Micayla: Sono contenta di essere una donna che si sente autorizzata ad essere sé stessa e a esprimersi, nei miei termini, sopra e fuori dal palco. Sento che c’è troppa pressione che ci spinge ad essere belle, come donne. Se non ti senti bella, e senti che stai sbagliando se non lo sei, c’è un problema sociale. Ho imparato molto di quello che sta alla base dei ruoli gender dai miei amici queer; amici che preferiscono non identificarsi come femmina o maschio. Ti fa aprire gli occhi capire la loro libertà di essere loro stessi senza essere ridotti a un genere sessuale. Perché appena dici «sono femmina» stai intendendo che non sei maschio. Lo spettro della vita è davvero vivido e più complesso di un termine usato per identificare gli organi sessuali. Penso che ci stiamo evolvendo dai termini semplicistici e che soffocano la vita, e soprattutto dai ruoli di genere ormai vecchio stampo, anche se è un’evoluzione molto lenta.

Cosa vi piace fare quando non state registrando o non siete in tour?

Jennifer: Adoro fare camminate sulle montagne di Los Angeles o guidare nel deserto la notte, da qualche parte dove si vedano le stelle. C’è un’area segreta a Joshua Tree che ho trovato e che è diventato il mio posto per fuggire dalla città.

Jessie: Amo comprare album o ascoltare la mia collezione di dischi, fare skateboard intorno ad Echo Park, suonare la chitarra o anche solo uscire con gli amici!

Micayla: Adoro stare a casa e riempire il frigo di cibo sano per cucinare, fare succhi e frullati. Amo anche comprare capi nei negozi vintage e cercare tesori. Mi piace camminare nel quartiere con il mio cagnolino Murray. Amo anche le lezioni di yoga e i documentari. In pratica, sono una signora hippy.

Cosa amate della vostra città?

Jennifer: Mi piace sentire questa vicinanza ad essa, è davvero la mia casa. A volte la odio e a volte la amo, ma lei è sempre lì per me. Ho alcuni posti in cui sono stata sin da quando ero bambina ed è davvero nostalgico e nuovo allo stesso tempo. È bello scoprire un parco segreto con una vista spettacolare, e tu sei l’unica lì in una città così grande e con così tanti abitanti, ma dove trovi ancora pace e tranquillità.

Jessie: Mi piace come la musica riesca a creare amicizie. Tutti si supportano a vicenda, e se non suoni uno strumento, sei comunque un fan della musica e vai ai concerti a fare foto. Bellissimo! Los Angeles è pieno di persone talentuose e creative, puoi sempre trovare un consiglio o un aiuto entro un isolato da te.

Micayla: Io amo Los Angeles per la sua energia. È piena di gente che cerca di rendere possibile l’impossibile credendo in sé stessa. È bizzarro che una metropoli così grande sia stata costruita qui, su questa terra così arida e deserta. Ci sono bellissimi posti naturali, ma è anche capace di essere tossica. Oggi stavo guardando un’intervista dove David Bowie descriveva Los Angeles come «callo» o «fiacca sulla pianta del piede dell’umanità». Questo mi ha fatto ridere perché ho sentito che c’era una certa verità in quelle parole. Trovo che la dualità sia intrigante e sono contenta di vivere qui, ma non penso ci vivrò per sempre.
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare