Album
Black Classical Music
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Marco M. Boscolo
- 17 Settembre 2023
Era il 2016 quando il giovane batterista britannico era balzato agli onori della cronaca come metà del progetto Yussef Kamaal, in compagnia del più noto (allora) tastierista Kamaal Williams, per la pubblicazione dell’interessantissimo Black Focus: un viaggio dentro alle sonorità più fresche del jazz di quel periodo, con tanta sapienza nel bilanciare tradizione e accenti contemporanei, schizzando il tutto di fragranti spezie psichedeliche e eclettismo. Qui, il batterista di South London si mette in proprio, esordendo come band leader, e confeziona uno dei dischi black e jazz più interessanti dell’annata.
L’elenco dei featuring e dei guest è lungo come il disco (19 tracce per oltre settanta minuti di musica): Rocco Palladino, Charlie Stacey (tastiere/synth), Venna (sassofono), Alexander Bourt (percussioni), Chronixx, Masego, Jamilah Barry, Tom Misch, Elijah Fox, Shabaka Hutchings, Miles James, Sheila Maurice Grey, Nathaniel Cross, Theon Cross and the Chineke! Orchestra.
Il disco è variegatissimo e mostra la duttilità sulle pelli di Dayes, oltre alla sua solida cultura musicale. Si passa con facilità da un raggae solare tinto di Africa (Pon di Plaza) a reminiscenze world e fusion nei tempi epici e dilatati di Tioga, da un West Africa groove (Chasing The Sun, con i suoi ritmi spezzati) a bagnarsi i piedi in Medio Oriente (Raising Under The Sun). Non tutto è perfettamente a fuoco, ma è un esordio che non passerà inosservato.
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