Album

Every Inch of Earth Pulsates

18 Ottobre 2024 rock psych indie wave post-punk

Quando vidi i W.H. Lung al Green Man Festival del 2017 mi avevano dato l’impressione di essere una band con tutte le carte in regola per diventare un nome di riferimento dell’indie rock inglese con un potenziale appeal anche più ampio. Mi sbagliavo, perché né l’esordio lungo Incidental Music (2019), né il successivo Vanities (2021), pur essendo due buoni dischi, hanno saputo imporre la band di Manchester fuori dai confini prettamente locali.

La terza prova Every Inch of Earth Pulsates non sembra destinata a cambiare le sorti di Joe Evans e compagni e arrivati a questo punto forse il limite è da ricercarsi in una proposta musicale da un lato troppo pop per far presa sul pubblico più integralista (o comunque vicino all’ultima ondata post-punk), dall’altro lato priva di hook furbi e suoni patinati per poter ambire al grande pubblico.

Per l’occasione il quintetto si è affidato al produttore Ross Orton (definito lo Steve Albini di Sheffield dallo stesso Evans) con l’obiettivo di imprimere al disco una maggiore essenza live. L’iniziale Lilac Sky è un piacevole mix di psichedelia, kosmische e post-britpop, poi ci si muove tra un blend di chitarre e layer di synth (Bliss Bliss) che talvolta vira verso una sorta di heartland-wave (Bloom And Fade) che sul finale del disco si tramuta in vero e proprio synthpop con strani rimandi a Bronski Beat (I Can’t Lie) e Simple Minds (I Will Set Fire to the House). Non ci sono veri e propri pezzi da novanta e non è tutto ispirato allo stesso livello (How To Walk ha un retrogusto Kings of Leon non troppo piacevole) ma nel complesso non siamo di fronte ad un passo falso, anzi…

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