Album

Telekinesis

11 Novembre 2022 avant elettronica contemporanea minimalismo

Telekinesis, il nuovo lavoro dell’ex Battles, Tionday Braxton, è la naturale evoluzione delle architetture oblique e diagonali del precedente Hive1, datato ormai 2015. Evoluzione mediata, questa volta, dai contributi del Metropolis Ensemble diretto da Andrew Cyr, dal Brooklyn Youth Chorus diretto da Dianne Berkun Menaker e dal coro da camera The Crossing diretto da Donald Nally. Telekinesis è infatti un’ambiziosa pièce strumentale in quattro movimenti, la cui prima apparizione live risale all’ormai lontano 18 aprile 2018 alla Queen Elizabeth Hall, con la BBC Concert Orchestra e i BBC Singers, seguita poi da un’esecuzione al Festival di Helsinki con la Finnish Radio Symphony Orchestra.

Quello che ascoltiamo in questo album è quindi la sua prima registrazione in studio ed è probabilmente il documento fedele della chiusura di un cerchio che Braxton aveva aperto con il suo primo lavoro autonomo, Central Market del 2009. Nelle parole del musicista, l’idea originale del lavoro ruotava intorno al capolavoro manga di Katsuhiro Otomo, il leggendario AKIRA. L’idea si è poi organizzata su una storyline nello specifico, tra le molte trattate da Otomo, ovvero quella della perdita di controllo del proprio corpo come esito di una sovra-coscienza delle capacità senza limiti della mente. Braxton pensa a Kaneda e Tetsuo e sentenzia: «Ultimately, his hubris overtakes and destroys him».

Con un modello di questo tipo ci si sarebbe aspettati che Braxton prendesse ispirazione anche dall’iconica soundtrack dell’anime, firmata da Geinoh Yamashirogumi, ma il musicista americano non ci prova neppure, se non con qualche strizzatina d’occhio tramite l’uso di elettro cymbals nel terzo brano Floating Lake. Braxton è del resto più interessato ad aggiornare il poeme electronique di Xenakis e Varese, sia pure in un contesto dove l’avanguardia di metà del Novecento sembra proiettata verso un nuovo orizzonte sci-fi. E qui sta probabilmente il successo maggiore di un lavoro che vede il suo autore a metà di un guado che comunque non è stato ancora attraversato del tutto. L’ultimo movimento, Overgrowth, fotografa comunque alla perfezione le capacità di Braxton di saper creare «un’ambiente dove strumenti elettronici e acustici coesistono in un posto che sembri equilibrato e armonico», che è dopotutto l’obiettivo finale del suo stile.

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