Album

Down on Earth

29 Maggio 2026 pop rock indie

“Ormai la quantità di musica scadente che hanno pubblicato rischia di oscurare/macchiare per sempre anche le cose buone fatte in precedenza”. Questa frase è facile associarla a band enormi come Coldplay o Muse (o anche U2 se avessero continuato a pubblicare musica con una maggiore frequenza), ma talvolta sfocia anche in ambiti indie: è il caso dei Turnover, band della Virginia che dopo aver dato alle stampe un ottimo album divenuto poi di culto come Peripheral Vision (2015) ha scelto la strada di una normalizzazione indie-pop-rock innocua e incolore con una sequenza di dischi via via sempre meno ispirati (raggiungendo picchi negativi con l’ultimo Myself in the Way) .

Con il nuovo album Down on Earth Austin Getz e compagni stilisticamente tornano leggermente in carreggiata (dopo gli elementi disco-boogie-yacht del precedente lavoro) rimaneggiando un indie rock fluttuante e dreamy, il problema è che manca praticamente tutto il resto, in primis un giusto mordente e la capacità di scrivere melodie avvincenti (che in Peripheral Vision abbondavano). Rimangono impressi giusto una manciata di arpeggi di chitarra vecchio stile (I See You And Realize, I’m Up, I’m Up, Pieces) sperando che si tratti di un album di transizione verso un – vero – ritorno di forma.

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